Il mio Natale

Uno spettacolo sul “Mio Natale”, dove “Mio” non sta per mio personale, ma in cui ogni spettatore possa dire: “Mio”

Cuore, Anima, Spirito

Il mio Natale 2025

Cartiera Appia Antica, Roma, 20 dicembre 2025

Con: Floriana AMBROSELLI, Rosi CALOGERO, Federica DI COLA, Giusi FABIANI, Costanza LAUDISIO, Alessia LA VALLE, Giovanni MELOTTI, Gabriele STAGNO, Claudia TIDEI.

Drammaturgia e regia Sandro CONTE

Aiuto regia Rosi CALOGERO

Musiche: Einaudi, Patasini, Preisner

Citazioni da: Madre Teresa di Calcutta, Buzzati, Rodari, Merini, Brecht, Spaziani, Capote, Housman, Quasimodo, De Serio.

 

Come è andata

Nel 2022 la direzione del Parco dell’Appia Antica di Roma e della Cartiera Latina ci invitano a rappresentare una versione de “Il Giardino dei Ciliegi” di Cechov in occasione della festa giapponese della fioritura dei ciliegi.

Nel settembre 2025 mi arriva una telefonata della Dott.ssa barbara Barillà, sempre del Parco dell’Appia antica di Roma e Cartiera Latina, in cui mi si chiede di realizzare il “Presepe Vivente” come nella tradizione di Greccio.

Ci rifletto un po’, sono incerto. Il tema è di indubbio interesse, ma esula dal mio percorso artistico. Alla fine decido che se ho dei dubbi, e ne ho, vuol dire che lì c’è un ostacolo da superare: accetto.

Mi pongo l’obiettivo di non replicare l’oleografia del Presepe Vivente, come si poteva vedere su internet. Ma proporre invece il Mio Presepe Vivente, dove “Mio” non sta per mio personale, ma “Mio” in modo che ognuno, assistendo allo spettacolo, potesse dire “Mio”.

 

Breve presentazione

1979 Forse il mio primo Natale lontano da Napoli fu a Varsavia a – 22 gradi e il mio amico Francesco si lamentava:” addo’ simm venute, addo’ m’e purtate…terra straniera”, solo perchè nella cena della vigilia non c’erano, come sempre, gli spaghetti alle vongole, ma il Barszcz czerwony, la minestra di rape rosse, e la Carp Smazony.

La storia del Natale è sempre la stessa, la conosciamo tutti, religiosi e non, da sempre ed è sempre la stessa. Eppure…eppure siamo sempre pronti a vedere la nuova versione della stessa storia. Cos’è che ci cattura?

Ci cattura questa storia universale, senza tempo e senza confini. Che stimola una radicale conversione del pensare, del sentire, del volere. Un riacutizzarsi di quelle qualità dell’anima che ci consentono di afferrare, non con la ragione, ma col cuore, il messaggio universale che essa stessa sottende.

Forse val anche la pena di raccontare questa storia come al coagularsi di una pluralità di sollecitazioni esterne, riconciliate in un quadro sincretistico.

Non è solo il desiderio di rivivere qualcosa che si conosce, il potere della finzione ci fa scivolare in un tempo atemporale. Siamo testimoni di vicende altrui, ma che ci appartengono e quindi contemporaneamente dialoghiamo con un parte segreta di noi stessi. La storia della nascita di Cristo è la nostra storia. Diceva Tolstoj: “racconta il tuo villaggio, racconterai il mondo” che potremmo parafrasare in racconta questa storia e racconterai te stesso.

 

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