Michail LERMONTOV, romanticismo

Michail LERMONTOV, romanticismo

LERMONTOV Michail, romanticismo

(Mosca 15 Ottobre 1814 – Pjatigorsk, Caucaso, 27 Luglio 1841)

Lermontov, emulo di Byron, costituisce l’espressione più pura del romanticismo russo.


Tra le opere: In morte di Puškin, I circassi, Azrail, Il demone, Un eroe del nostro tempo. Un Ballo in Maschera

IN QUESTA PAGINA: Nota Biografica (Italiano)   –  Nota Biografica (Inglese)  


LERMONTOV Michail, romanticismo

nota biografica

Lermontov entrò nella letteratura russa come erede e continuatore di Puskin

e come Puskin morì in un romantico e assurdo duello: la morte unì i due poeti così come li aveva uniti la tematica poetica e la concezione dell’amore, la rivolta contro ogni forma di costrizione  e la prepotente influenza di Byron.

LERMONTOV Michail, romanticismoAl centro di Mosca, non lontano dal rumoroso corso Kalinin [ora Novij Arbat, N.d.R.], in via Malaja Melcianovska, 2 sorge la casa che fu della nonna materna di Lermontov, dove il poeta trascorse un periodo importante della sua vita. La casa oggi è Museo Lermontov.

Lermontov era nato il 5 ottobre 1814

da una famiglia di militari di origine scozzese; il padre capitano di modesti natali, la madre aristocratica; non fu un’infanzia felice la sua: morta la mamma quando aveva soltanto tre anni, lermontov passò di continuo dalla casa paterna a quella della nonna.
Di carattere malinconico, Lermontov si rifugiò nella lettura; lesse moltissimo, disordinatamente, ma soltanto Puskin e Byron lo entusiasmarono. Furono questo grandi, infatti, i suoi maestri quando, prestissimo, cominciò a scrivere.
A 16 anni lermontov si iscrisse all’Università e si sistemò, appunto, presso la nonna materna. Ci restò due anni. Su nella mansarda dove aveva la camera compose un centinaio di poesie, lavorò al poema Il demone, in cui esaltò la libertà e il potere della scienza, scrisse Una strana persona, Uomini e passioni.

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USSR – CIRCA 1964: A stamp printed in USSR shows portrait of Mikhail Yuryevich Lermontov (1814-1941), Poet, 150th Birth Anniversary

A 18 anni, ancora magnetizzato dalla poesia ribelle di Byron, Lermontov disse di sé:
Non sono Byron, sono un eletto
Dal demone al par di lui posseduto
Ma alle folle ancor sconosciuto
E con un’anima russa in fondo al petto.
Lermontov era ancora sconosciuto al mondo, è vero, ma seppure in una cerchia limitata cominciava a farsi conoscere.
Nel 1832 Lermontov fu espulso dall’Università per aver partecipato a una manifestazione di protesta. Aveva già avuto a quel tempo le prime esperienze sentimentali e sofferto le prime brucianti delusioni.
Trasferitosi a Pietroburgo, Lermontov frequentò la Scuola degli Ufficiali della Guardia: un’esperienza che letterariamente gli giovò, perché incontrò una realtà diversa. La sua poesia passò infatti dall’imitazione all’immediatezza dell’esperienza, anche se il poeta restò un romantico.
Raggiunse il grado di “cornetta” del reggimento degli ussari della Guardia, ma, benché fosse considerato un cavaliere espertissimo, veniva sempre escluso dalle parate militari per la sua sgraziata persona, e di questo soffrì molto. La poesia, tuttavia, lo consolava.
Scrisse un’infinità di racconti: Il fatalista, Due fratelli, La principessina Mary, Ballo in maschera…. Cominciò due romanzi: Vadim e La principessa Ligovskaja.

Ne Il fatalista e in altri racconti, l’autore tende a dimostrare che l’uomo non riesce mai a disporre liberamente della sua vita, ma è sempre legato al potere della sorte.

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Disegno del duello in cui fu ucciso

Quando Puskin morì in duello nel 1837, Lermontov scrisse un’ode provocatoria: La morte del poeta dove, oltre a esaltare il venerato maestro, si scagliava violentemente contro la società aristocratica e borghese di Pietroburgo, accusandola di essere la vera responsabile della morte di Puskin. L’ode fu letta con irritazione o con entusiasmo, ma la lesse anche lo zar Nicola I, il che valse a Lermontov quattro giorni di prigione e il trasferimento nel Reggimento dei Dragoni di stanza nel Caucaso, dove si combatteva contro i ribelli.
Tra esaltanti e pericolose azioni di guerra, Michail trovò modo di scrivere poemi e racconti ricchi di stupende descrizioni del Caucaso, una regione che peraltro conosceva avendo soggiornato tra quei monti nell’infanzia per guarire una malattia.
Nel 1838 l’influente nonna materna riuscì a ottenere all’esuberante nipote il perdono e la riammissione nel Reggimento degli ussari della Guardia.
Il poeta tornò quindi a Pietroburgo, ma combinò altri guai: tra l’altro offese il figlio di un ambasciatore francese, perciò fu definitivamente espulso dal Reggimento della Guardia e rispedito nel Caucaso a combattere contro i Peceni. Tra i monti del Caucaso trascorse due intensi anni.
È del 1839 il bellissimo racconto Mtzyri (che in georgiano significa Novizio) tradotto in Italia da Tommaso Landolfi e da Ettore Lo Gatto. È la storia di un piccolo orfano circasso di sei anni. Raccolto gravemente ammalato da un ufficiale russo viene curato dai monaci di un convento. Il bimbo, dapprima scontroso e selvaggio, si addolcisce per  l’amicizia dimostratagli dagli altri orfanelli, impara il russo, studia. Alla fine chiede di entrare nell’ordine monastico. Dopo qualche mese però è preso all’improvviso da un gran desiderio di libertà, dalla nostalgia della sua terra e della vita eroica della sua gente. Mentre infuria il temporale e i monaci sono raccolti in cappella, fugge. Si smarrisce in una cupa foresta ed è qui che i monaci lo ritroveranno ferito e svenuto. Vicino a morire, rivelerà di aver assaporato il gusto della libertà, di aver

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Lermontov Skirmish in the Mountains of Dagestan

incontrato presso un torrente una fanciulla georgiana che gli ha fatto intuire la sconosciuta dolcezza di un potente sentimento d’amore, e di aver sostenuto una vittoriosa lotta con una fiera, rimanendone però mortalmente ferito. Non rimpiange comunque quel tentativo di fuga, anche se non è riuscito a raggiungere la patria lontana, perché ha trovato la patria spirituale, la vita dell’anima e può morire in pace con Dio e con gli uomini.
In quei due fecondi anni Lermontov portò a termine i cinque racconti di Un eroe del nostro tempo. Protagonista è Peciorin, sotto il quale è adombrato, ma non troppo, l’autore stesso. Il quale descrive il suo personaggio così: “Natura complessa, singolare miscuglio di intelligenza crudele, di finezza, di volgarità, di brutale cinismo e di raffinata sensibilità. C’è in lui una zona buia e profonda che non riuscì ad esplorare, un regno oscuro, un inaccessibile inferno.”
Accanto alle Anime morte di Gogol, ai Racconti di Bielkin di Puskin, Un eroe del nostro tempo è considerato una pietra fondamentale dell’edificio del romanzo russo del secolo XIX.
Tornato appena da una breve licenza a Pietroburgo, durante una sosta nella stazione termale di Pjategorsk, Lermontov provocò per gioco un ufficiale che era stato suo compagno di corso alla Scuola degli Ufficiali della Guardia, quando erano innamorati entrambi della stessa ragazza. Dallo scherzo alle offese, all’inevitabile duello, il passo fu breve.
In un bosco di betulle, sotto l’imperversare di un terribile temporale, Michail cadde fulminato da una pallottola della rivoltella del maggiore Nikolaj Martynov.
Era il 15 luglio 1841 e il poeta non aveva ancora compiuto i 27 anni.



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biography 

” leading Russian Romantic poet and author of the novel Geroy nashego vremeni (1840; A Hero of Our Time), which was to have a profound influence on later Russian writers.

Life 

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La madre

Lermontov was the son of Yury Petrovich Lermontov, a retired army captain, and Mariya Mikhaylovna, née Arsenyeva. At the age of three he lost his mother and was brought up by his grandmother, Yelizaveta Alekseyevna Arsenyeva, on her estate in Penzenskaya province. Russia’s abundant natural beauty, its folk songs and tales, its customs and ceremonies, the hard forced labour of the serfs, and stories and legends of peasant mutinies all had a great influence in developing the future poet’s character. Because the child was often ill, he was taken to spas in the Caucasus on three occasions, where the exotic landscapes created lasting impressions on him.
In 1827 he moved with his grandmother to Moscow, and, while attending a boarding school for children of the nobility (at Moscow University), he began to write poetry and also studied painting. In 1828 he wrote the poems Cherkesy (“Circassians”) and Kavkazsky plennik (“Prisoner of the Caucasus”) in the vein of the English Romantic poet Lord Byron, whose influence then predominated over young Russian writers. Two years later his first verse, Vesna (“Spring”), was published. The same year he entered Moscow University, then one of the liveliest centres of culture and ideology, where such democratically minded representatives of nobility as Aleksandr Herzen, Nikolay Platonovich Ogaryov, and others studied. Students ardently discussed political and philosophical problems, the hard fate of serf peasantry, and the recent Decembrist uprising. In this atmosphere he wrote many lyrical verses, longer, narrative poems, and dramas. His drama Stranny chelovek (1831; “A Strange Man”) reflected the attitudes current among members of student societies: hatred of the despotic tsarist regime and of serfdom. In 1832, after clashing with a reactionary professor, Lermontov left the university and went to St. Petersburg, where he entered the cadet school. Upon his graduation in 1834 with the rank of subensign (or cornet), Lermontov was appointed to the Life-Guard Hussar Regiment stationed at Tsarskoye Selo (now Pushkin), close to St. Petersburg. As a young officer, he spent a considerable portion of his time in the capital, and his critical observations of aristocratic life there formed the basis of his play Maskarad (“Masquerade”). During this period his deep–but unreciprocated–attachment to Varvara Lopukhina, a sentiment that never left him, was reflected in Knyaginya Ligovskaya (“Duchess Ligovskaya”) and other works.

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la casa a pyatigorsk

Lermontov was greatly shaken in January 1837 by the death of the great poet Aleksandr Pushkin in a duel. He wrote an elegy that expressed the nation’s love for the dead poet, denouncing not only his killer but also the court aristocracy, whom he saw as executioners of freedom and the true culprits of the tragedy. As soon as the verses became known to the court of Nicholas I, Lermontov was arrested and exiled to a regiment stationed in the Caucasus. Travel to new places, meetings with Decembrists (in exile in the Caucasus), and introduction to the Georgian intelligentsia–to the outstanding poet Ilia Chavchavadze, whose daughter had married a well-known Russian dramatist, poet, and diplomatist, Aleksandr Sergeyevich Griboyedov–as well as to other prominent Georgian poets in Tiflis (now Tbilisi) broadened his horizon. Attracted to the nature and poetry of the Caucasus and excited by its folklore, he studied the local languages and translated and polished the Azerbaijanian story “Ashik Kerib.” Caucasian themes and images occupy a strong place in his poetry and in the novel Geroy nashego vremeni, as well as in his sketches and paintings.
As a result of zealous intercession by his grandmother and by the influential poet V.A. Zhukovsky, Lermontov was allowed to return to the capital in 1838. His verses began to appear in the press: the romantic poem Pesnya pro tsarya Ivana Vasilyevicha, molodogo oprichnika i udalogo kuptsa Kalashnikova (1837; “A Song About Tsar Ivan Vasilyevich, His Young Bodyguard, and the Valiant Merchant Kalashnikov”), the realistic satirical poems Tambovskaya kaznacheysha (1838; “The Tambov Paymaster’s Wife”) and Sashka (written 1839, published 1862), and the romantic poem Demon. Soon Lermontov became popular; he was called Pushkin’s successor and was lauded for having suffered and been exiled because of his libertarian verses. Writers and journalists took an interest in him, and fashionable ladies were attracted to him. He made friends among the editorial staff of Otechestvennye zapiski, the leading magazine of the Western-oriented intellectuals, and in 1840 he met the prominent progressive critic V.G. Belinsky, who envisioned him as the great hope of Russian literature. Lermontov had arrived among the circle of St. Petersburg writers.
At the end of the 1830s, the principal directions of his creative work had been established. His freedom-loving sentiments and his bitterly skeptical evaluation of the times in which he lived are embodied in his philosophical lyric poetry (“Duma” [“Thought”], “Ne ver sebye . . . ” [“Do Not Trust Yourself . . . “]) and are interpreted in an original fashion in the romantic and fantastic images of his

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Museo a Pyatigorsk

Caucasian poems, Mtsyri (1840) and Demon, on which the poet worked for the remainder of his life. Finally, Lermontov’s mature prose showed a critical picture of contemporary life in his novel Geroy nashego vremeni, containing the sum total of his reflections on contemporary society and the fortunes of his generation. The hero, Pechorin, is a cynical person of superior accomplishments who, having experienced everything else, devotes himself to experimenting with human situations. This /bcom/eb/article/5/0,5716,64475+1+62872,00.html” realistic novel, full of social and psychological content and written in prose of superb quality, played an important role in the development of Russian prose.
In February 1840 Lermontov was brought to trial before a military tribunal for his duel with the son of the French ambassador at St. Petersburg–a duel used as a pretext for punishing the recalcitrant poet. On the instructions of Nicholas I, Lermontov was sentenced to a new exile in the Caucasus, this time to an infantry regiment that was preparing for dangerous military operations. Soon compelled to take part in cavalry sorties and hand-to-hand battles, he distinguished himself in the heavy fighting at Valerik River, which he describes in “Valerik” and in the verse “Ya k vam pishu . . . ” (“I Am Writing to You . . . “). The military command made due note of the great courage and presence of mind displayed by the officer-poet.
As a result of persistent requests by his grandmother, Lermontov was given a short leave in February 1841. He spent several weeks in the capital, continuing work on compositions he had already begun and writing several poems noted for their maturity of thought and talent (“Rodina” [“Motherland”], “Lyubil i ya v bylye gody” [“And I Was in Love”]. Lermontov devised a plan for publishing his own magazine, planned new novels, and sought Belinsky’s criticism. But he soon received an order to return to his regiment and left, full of gloomy forebodings. During this long journey he experienced a flood of creative energy: his last notebook contains such masterpieces

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Memorial a Pyatigorsk

of Russian lyric poetry as “Utes” (“The Cliff”), “Spor” (“Argument”), “Svidanye” (“Meeting”), “Listok” (“A Leaf”), “Net, ne tebya tak pylko ya lyublyu” (“No, It Was Not You I Loved So Fervently”), “Vykhozhu odin ya na dorogu . . . ” (“I go to the Road Alone . . . “), and “Prorok” (“Prophet”), his last work.
On the way to his regiment, Lermontov lingered on in the health resort city of Pyatigorsk for treatment. There he met many fashionable young people from St. Petersburg, among whom were secret ill-wishers who knew his reputation in court circles. Some of the young people feared his tongue, while others envied his fame. An atmosphere of intrigue, scandal, and hatred grew up around him. Finally, a quarrel was provoked between Lermontov and another officer, N.S. Martynov; the two fought a duel that ended in the poet’s death. He was buried two days later in the municipal cemetery, and the entire population of the city gathered at his funeral. Later, Lermontov’s coffin was moved to the Tarkhana estate, and on April 23, 1842, he was buried in the Arsenyev family vault.

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