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A. APOSTOLOU: La Purificazione - Catharsis - nella tragedia greca antica


1700 iscritti / anno VIII,  n ° 45 / maggio/giugno 2009


Tragedia grecaA. APOSTOLOU: La Purificazione - Catharsis - e la dialettica nella tragedia greca antica 
      
     

L'articolo esamina la dialettica come costruttiva della ragione umana, le opposizioni della dialettica che si danno oggettivamente nella realtà. Indaga anche se la dialettica può produrre la catarsi cioè la purificazione della passioni dell'anima degli spettatori.

Il Professore Apostolos Apostolou insegnava all' Università Panteion Antropologia Filosofica e Letteratura Neogreca all' Università di Padova come Professore Visiting.

Oggi è Direttore dell' Università del Tempo Libero di Atene e insegna Filosofia e Drammaturgia.

Ringraziamo il Prof. Apostolou per averci inviato il suo saggio.
 
Buona Lettura



 Apostolos APOSTOLOU: La Purificazione - Catharsis - e la dialettica nella tragedia greca antica

 

In accordo con la letteratura Greca antica, il termine «dialettica» indica «la maggiore co­noscenza scientifica»1, la quale procede dall' arte del «domandare, e del darsi delle rispo­ste»2, in quanto vi è «dialogo»3 tra le creature viventi. Insomma, la dialettica si fonda sul «linguaggio sempre esistente»4, il quale rappresenta un concetto complesso, che include il «discorso»5 e la «narrazione»6, l’«argomentazione logica»7 e 1' «intelletto»8. Per esten­sione, attraverso la dialettica, le creature razionali s'interrogano circa 1'«essere» e il «non essere»9, ricercando la «sostanza»10 e la «vera natura»11 tanto delle cose quanto delle crea­ture. Cosi gli uomini si soccorrono scambievolmente, onde scoprire e diffondere la «veri­tà»12. Da una parte il «linguaggio inarticolato» costituisce una caratteristica fisiologica «di tutti gli animali», di modo che essi possano «comunicare l ' afflizione e il piacere» che sentono. Dall' altra, il «linguaggio articolato» è coltivato dalla società ovvero dalla «polis» e dalla civiltà, dalle creature animate che si distinguono come «gli animali più civili che si esprimono su ciò che è vantaggioso o nocivo, su ciò che è giusto o ingiusto» . Dialettica­mente, di conseguenza, sulla base della pedagogia «entrano in sintonia i sentimenti impulsivi» dei membri della società14 e attraverso 1' «insegnamento»15 sopravviene la «purifica­zione tramite compassione e timore di questi patimenti»16.

Durante il periodo arcaico della civiltà Greco antica, Eraclito (554-480 a.C.) produsse 1' idea che «tutto mutta»17. Durante 1' età classica, Aristotele (384- 322 a.C), ha definito la natura come «il principio del movimento e del mutamento». Nella fattispecie, i mutamenti susseguentisi derivano dalle passioni, ma diventano avvertibili sotto forma di patimenti. In genere, si manifestano o come «genesi», o come «corruzioni e alterazioni»18, le quali sono provocate per effetto di «opposizioni», dal momento che «ciò di cui non esiste l'opposto, non può essere distrutto»19. Assai di più, da parte del cambiamento, viene prodotto «rifiuto», il quale costituisce un «residuo della situazione antecedente»20, nonostante continui a sussistere all' interno della sintesi della realtà sviluppatasi, in ogni caso come non in atto ma in potenza o come biologicamente infettivo, o come un elemento ideologicamen­te profanatore. Per tale ragione, simbolicamente o in modo autoritario, la comunità organizzata tende ad estrudere o ad ostracizzare dallo spazio della collettività, tanto dell' azione poetica quanto dell' azione civile, tutti i membri non omologabili e quelli che si pongono contro il regime, caratterizzandoli come «cacciati» o come «capri espiatori», come «vele­nosi» o «carogne» e «miserabili» (rifiuti)21.

Di conseguenza, la dialettica necessaria si espande alla realtà, «estemporaneamente»22 e in maniera incontrollabile, in base delle antinomie che regolano la «tragedia vera», la quale si fonda sulla polis e si incentra sulle contraddizioni che si sviluppano tra il logo e 1' antilogo egocentrico23. Inversamente, la buona dialettica richiede di sopprimere il «comporta­mento ingiurioso o tirannico»24, il quale viene alla ribalta corrispettivamente alle «sei parti della tragedia poetica», il mito e la morale, la parola e lo spirito, la prospettiva e la melo-pea25. A questo modo, tramite le opposizioni imitative i «reggitori civili»26 e gli «esarchi cerimoniali»27, cercano di trovare il modo di attenuare le opposizioni autentiche, portando i membri di ogni consesso sociale, dal concetto soggettivo alla saggezza oggettiva, e dalla disarmonia iniziale all' accordo finale.

Circa ventitré secoli dopo i Greci classici, la dialettica si è imposta come una delle prin­cipali correnti filosofiche in Europa. Il suo fondatore è stato il G.W.F. Hegel (1770 -1841), il quale ha sostenuto che il processo ininterrotto della formazione del mondo storico è iniziato allorché «/'essere puro ma inconsapevole» si è unito con il «non-essere», conducendo verso il «divenire». L' «unione degli opposti» ha prodotto il «movimento dialettico dell' idea» e ha creato la «determinazione ideologica originaria». In generale, il movi­mento dialettico dell' idea si sviluppa tra la «tesi» determinata, alla quale si oppone una determinata «antitesi», da cui scaturisce la formazione di una «sintesi»2*. Di conseguenza, le determinazioni ideologiche rendono la coscienza, alla stregua di un ricettacolo di «conoscenze acquisite»29. Le convinzioni idealiste di Hegel sono state «ribaltate» dai filosofi materialisti30, i quali hanno respinto lo «sviluppo metafìsico "dell' essere" verso lo "spirito assoluto"»31. In particolare, F. Engels (1820 - 1895) accoglie la dialettica esclusivamente come «la conflittualità naturale tra la tesi e V antitesi» .

Indissolubile viene considerato il rapporto tra la dialettica e le due manifestazioni della tragedia. D' altronde, come sostiene Aristotele « il complesso»33 della poetica è il corrispettivo della «creazione e dell' azione»34. Di conseguenza, la causa generatrice sia del movimento civile, sia della creazione scenica, dipende dalla dialettica, la quale orienta qualsiasi movimento e provoca ciascun mutamento. Inizialmente, la tragedia civile si sviluppa in seno ad una società organizzata, tramite 1'agire reale, in virtù del quale si manifestano le «contrapposizioni dialettiche reali» dei membri della società. Inoltre, le azioni sono valutate sulla base di determinazioni ideologiche date e si caratterizzano sia come «importanti e condotte a termine»35, sia come «grottesche e sfortunate»36. Ovviamente, le prime vengono utilizzate come paradigmi della «tragedia» e le seconde come paradigmi della «commedia», nei confronti di ciascuna delle quali si esercita la «mimica», che costituisce «una tendenza congenita in tutti gli uomini sin doli ' infanzia», ed è atta ad offrire «conoscenza» ai mem­bri del pubblico della rappresentazione drammatica37.

Quale predisposizione naturale, la sostanza della tragedia «si precede qualsiasi altra forza»36, quindi preesiste sia alla poesia drammatica che alla narrazione mitologica, sia alle dialettiche reali, sia agli atti comunicativi, che si manifestano sul piano sociale e civile, e si classificano culturalmente ovvero ideologicamente. Di conseguenza, 1' assoluto della tragedia coincide con 1' unità «dell'anima sdoppiata», la quale da una parte è segnata dalle «passioni propriamente spirituali», i quali evidentemente si riferiscono all' «essere» scevro da determinazioni dell' universo. Solo la «filosofìa» è in grado di accostare immediata­mente le passioni propriamente spirituali e di comprendere le «idee concepibili ma imper­cettibili», le quali compongono le «forme astratte» che in quanto «archetipi» sono deputate a determinare «la forma e il genere» di tutti i loro «corrispettivi viventi»39. Per altro verso però, lo sdoppiamento reale è rivelato dalle «passioni in comune col corpo», le quali sono soggette alla «percezione»40 e svelano il «divenire del mondo storico, per mezzo delle determinazioni ideologiche»41. Le passioni in comune col corpo sono dovute «ai moti particolari di ogni anima nella sua singolarità, i quali influenzano in modo diverso il giudìzio personale, provocando dolore oppure piacere»42, e di conseguenza determinano gli elementi caratteristici propri degli enti provvisti di ragione.

In generale, i giudizi idealistici considerano 1'anima come il principio vitale, in quanto si riferiscono «alla sostanza (specie) e all' agire di ciascun corpo»43, il quale è «portatore della forza vitale»44. Cosi sostengono che 1' anima coincide con qualsiasi cosa abile ac «indirizzare e trattenere la natura»45. A maggior ragione la considerano come «immortale»46, proprio perché «si muove da sé» e infonde «vita e movimento nel corpo caduco»41 In tal modo, 1'anima si identifica con 1'«essere» e costituisce la sostanza vivente. Di conseguenza, è subisce definitivamente e influenza in maniera causale, come una cellula cosmo gonica ovvero come un seme divino, tramite il quale i si rigenerano tutti gli anima indistintamente. Di conseguenza, 1' archetipo che attiene le passioni tragiche, o i patiment e riguarda ugualmente le azioni tragiche o le mimiche, risiede nell'anima. Ciò malgrado, alla stregua di un puro attributo dello spirito, rimane inconscio. Per di più, l'insegnamento tragico è elevato a sensazione in comune con il corpo, talché si trasforma in modello e si esalta sapientemente e in modo catartico, al fine di enfatizzare le vive suggestioni, le quali vengono prodotte consapevolmente, in accordo alle norme della autorità sociopolitica, del magistero culturale e della autorevolezza ideologica. Per un verso, in quanto «essere» la tragedia è soggetta al movimento dialettico della natura, alla spontaneità oppure all' istinti­vità e alle passioni puramente spirituali. In questo caso, essa rimane inconscia e fatale, indefinita ed universale. Non è soggetta al tempo storico né all' ambiente culturale, non corrisponde ai principi ideologici e nemmeno si personifica. Per altro verso tuttavia, come «divenire», la tragedia segue il movimento dialettico dell' idea ed è appropriata dalla co­scienza come conoscenza e come sensazione, entrambe provocate da determinate passioni in comune con il corpo. In questo caso, la tragedia rispecchia gli interessi spirituali e le con­quiste del corpo sociale organizzato. Per estensione, si inserisce in un quadro sociale e politico dato, da cui viene utilizzata sia come strumento di adorazione o pedagogico e purifi­catore. Inoltre, si struttura simbolicamente sulla base di racconti mitologici dati, che fanno riferimento ad eventi ed eroi consacrati dalla tradizione.

La ricerca riguardo la funzione della tragedia, trascura di necessità «/'essere» e si incentra sul «divenire» dell' arte mimica, in relazione con il processo dialettico, il quale senza solu­zione di continuità orienta la cultura occidentale, dalla antichità classica sino all' epoca con­temporanea. In modo esemplare, la spiegazione mitologica del «sacrificio di Ifigenia», richiama la caccia del re di Micene in un boschetto consacrato ad Artemide, dove Atride aveva ucciso un cervo. Come indennizzo la dea della caccia pretese il sacrificio della figlia di Agamennone48. Di conseguenza, l'interpretazione arcaica, semplifica 1' analisi dell' epi­sodio, imputando responsabilità personali al comandante in capo, senza lasciargli nessuna via di uscita. In aggiunta, considerato «il valore educativo dei miti consolidati»*9, i destinatari dovevano cogliere come causa della afflizione «pre-tragica» dei mortali, la riottosità congenita dell' individuo di fronte ai voleri, spesso imperscrutabili, delle forze divine.

Al contrario, la «pas/-interpretazione» classica dello stesso episodio (458 a.C.) fa dipendere F ira di Artemide dalla ferocia naturale delle «due aquile» che volevano «dilaniare una lepre partoriente». Però, in questo caso la dea non aveva chiesto come compensazione la figlia di Agamennone, ma la figlia del comandante in capo. Evidentemente per questo motivo «// gran re» ha esitato: «Duro il mio destino, se disobbedirò, duro anche se am­mazzo mia figlia... Cosa può salvarmi da tutto ciò? Come posso ingannare i miei alleati e abbandonare la flotta?». Nonostante tutto ciò, quando «si era trovato soggiogato al bisogno e per la sua mente era passato un pensiero blasfemo, orribile e irriverente, allora aveva preso una decisione piena di audacia... Aveva spinto la sua mano a sacrificare la propria figlia»50. Di conseguenza, F Agamennone di Eschilo avrebbe potuto eludere il dilemma tragico, se avesse ardito lasciare le insegne di comandante in capo. Appunto perché la sua ingiuria coincide con il desiderio personale di prevalsa, ciò che egli voleva a qualsiasi costo. In siffatto modo, attualizzando la tradizione mitologica, il poeta ha insegnato ai cittadini dell' Atene classica, che la responsabilità tragica ricade di solito sulle creature viventi, ma nello stesso tempo si differenzia secondo il carattere personale, le fina­lità oppure il ruolo sociale che ogni persona sostiene.

In modo invertito, il grande drammaturgo elisabettiano presenta una questione analoga. In una delle prime scene dell' Amleto shakespeariano (1600 - 1601), il giovane principe dialoga con il fantasma del padre assassinato, il quale gli ordina: «Devi vendicarti subito, appena lo sentii». Perché «se hai dentro di te vita, non devi tollerarlo. Il letto reale della Danimarca non devi lasciarlo divenire un giaciglio di depravazione e incesto infernale»51. Da parte sua, spiritualmente ed emotivamente, 1'erede legittimo al trono si piega al soggettivismo e alla negazione dei valori tradizionali. Cosi va ragionando: «Nulla é bene o male, solamente V idea lo rende tale» (par. B', scena 2a). In questo modo, 1' eroe tragico degli anni contemporanei come individuo e come ruolo sociale o scenico, è condotto a superare le regole costituite, forse perché crede che «esiste qualcosa di marcio nel regno di Danimarca» (par. B', scena 4a). In genere, sotto 1'influenza di determinate situazioni culturali W. Shakespeare, insegnava a ciascun astante ad assumere la responsabilità personale e inoltre a partecipare attivamente alla transizione verso lo stato etnico senza fermarsi alle malefatte, quelle che il Medioevo feudale aveva lasciato in eredità all' epoca elisabettiana. Il sacrificio di Amleto non è dovuto alla decadenza irreversibile dettata dalla natura, e nem­meno alle finalità egocentriche di qualsiasi padrone arrogante, oppure dio o «padre»52. Il garante della sintesi futura del corpo collettivo, ha sacrificato se stesso, appunto perché non ha potuto reggere alla sensazione provocatagli dall'opposizione dialettica del presente. Di conseguenza, questo eroe rinascimentale è rimasto dimezzato, senza poter assimilare consapevolmente F identità moderna in modo di poter integrarsi nel «divenire» ideologico. Per questa ragione non ha potuto decodificare la contraddizione cosmogonica e rimuginava pa­radossalmente: «Essere o non essere?» (par. C, scena la).

In ultima analisi, la tragedia necessaria coincide con F inalterabile e inconsapevole «essere» del movimento dialettico privo di determinazioni dell' energia generatrice del mondo, mentre la tragedia poetica segue il «divenire» del movimento dialettico determinante dell' idea civilizzatrice. Analogamente, le passioni tragiche, per la loro stessa natura, vanno a intrecciarsi con gli attributi degli esseri viventi, senza rendersi direttamente evidenti oppure avvertibili. Le persone razionali, solo indirettamente possono avvertire o comprendere le passioni attraverso i patimenti, cioè le conseguenze provocate movimento dialettico delle passioni. Procedendo, la tragedia poetica crea principi conoscitivi e purificatori, i quali co­me sofferenze collettive vanno a incidersi nella coscienza dei membri del pubblico, producendo una uguale contrapposizione dialettica a fronte di quanto precedentemente introiet-tato. Da una parte la conoscenza e la catarsi derivano dalla «mimica di individui in azione», i quali sono portatori delle proprie passioni personali e rivelano «carattere» personale53 ma nello stesso tempo partecipano ai patimenti collettivi, sia che questi vengano descritti dalle narrazioni mitologiche, sia che vengano manifestati attualmente come fatti sociali - politici, che riguardano azioni importanti e compiute oppure grottesche e sfortunate. Dall' altra parte la sensazione che riguarda la mimica drammatica coincide con i mutamenti continui di quanto consapevolmente assunto. Di conseguenza, in contrapposizione dialettica con la decadenza e F alterazione della tragedia autentica, dal periodo classico fino all' epoca contemporanea, la tragedia poetica promuove persuasioni ideologicamente elaborate, recando sollievo agli esseri coscienti e creando la sensazione, ovverosia F illusione della stabilità della sintesi politica.

 

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1 Plato, The Republic 534B.

2 Idem, Cratylus 390C.

3 Idem, Protagoras 335D.

4 Heracleitus, fr. 1.

5  Plato, Apology 26B.

6  Aristotle, The Art ofRhetoric 1393b.

7  Plato, Gorgias 508B-C.

8  Idem, Euthydemw 275B.

9  Idem, Theaetetus 185C.

10 Aristotle, Metaphysics 1017b.

11 Plato, Phaedo 65D.

12 Idem, Merton 75D.

13 Aristotle, Politics 1253a.

14 Plato, Laws 659C-D.

15 Brockett, G.O., History ofthe Theatre, ed. Allyn and Bacon ink., Boston 1982,              ch. II.

16 Aristotle, Poetics 1449b.

17 Idem, Metaphysics 987a.

18 Idem, Physics 200b.

19 Idem, Parva Naturalia 465b.
20IBID.

21         Nilsson, M.P., A History of Greek Religion, ed. Oxford University Press, New York 1949, eh. III.

22         Aristotle, Poetics 1449a.

23         Plato, laws 687B.

24         See Sophocles, Oedipus Tyrannus, v. 873.

25         Aristotle, Poetics 1450a.

26         IBEM,Athenian Constitution LVI.

27         Idem, Poefics 1449a.

28         Hegel, G.W.F., Science of Logic (Engl. Trans. A. V. Miller), ed. Alien and Union Press, London, 1977, §§ 84-89.

29         Freud, S., Totem and Taboo (Eng. Trans. J. Strachey), ed. Routledge & Kegan Paul, New York 1950, § 4.

30         Marx, K., Engels, Fr., The German Ideology, ed. International Publishers, New York, eh. I.

31         Hegel, G.W.F., The Phenomenology ofMind (Engl. Trans. J.B. Baillie), ed. Harper & Row's Torchbooks,
New York 1967, eh. A.

32         Engels, Fr., Dialectics of Nature, in Marx and Engels, Selected Works, ed. Lawrence & Wishart, London 1950, voi. I, pp. 413-414.

33         Aristotle, Metaphysics 1023b.

34         IDEM,Nicomachean Ethics 1140a.
35 IDEM,.Poetfcsl449b.

36         See Excerpta ex Aristotelis libro apud Anonymum, About Comedy, in cod. Coisliniano 120.

37         Aristotle, Poetics 1448b.

38         Idem, Metaphysics 1049b.

39         Plato, The Republic 507C.

40         Aristotle, On the Soul 403a.

41         G.W.F. Hegel, Aesthetics: Lectures on Fine Art (Engl. Trans. T. M. Knox), ed. Oxford University Press, New York, 1975, p. 53.

42         Aristotle, The Art of Rhetoric 1378a.

43         lDEM,Metaphysics 1042a.

44         Idem, On the Soul 42la.

45         Plato, Cratylus 400B.

46         About the Platonic meaning of «metempsychosis», see Phaedo.

47         Plato, Phaedrus 245C.

48         Graves, R., The GreekMyths, ed. Penguin Books, New York 1982, eh. 161, § d.

49         Plato, 77ie Republic 377A-E.

50         Aeschylus, Agamemnon, v. 115-121, 205-213,218-225.

51         Shakespeare, W., Hamlet, act A, scene 5th.

52         Freud, S., Totem and Taboo.

53         Aristotle, Poetics 1448a.

APOSTOLOS    APOSTOLOU

DOTT. Di  FILOSOFIA