STANISLAVSKIJ: L’azione, i se e le circostanze date
STANISLAVSKIJ: l’azione, i se e le circostanze date
Il Quaderno di Nessuno – 3166 iscritti / anno XXV, n ° 125 – 2/2026
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STANISLAVSKIJ: L’azione, i se e le circostanze date

Stanislavskij
Stralcio da “Stanislavskij: Il lavoro dell’attore su se stesso” – Rivista del Teatro di Nessuno
Il Maestro Stanislavskij ci ha trasmesso i principi del suo metodo per attuare i sentimenti nella forma di un diario di lezioni tenuto da un allievo attore immaginario di nome Kostja. I nomi russi che compaiono in tale diario appartengono al maestro di teatro Torcov, al suo assistente Arkaij Nikolaevic e ad altri allievi della stessa classe: Pasa Sustov, Serjei V’juncov, Maria Maloletkova…Tutti personaggi immaginari. Quello che segue è uno stralcio di una sezione di questo diario che risponde alla domanda: ”E che cosa dobbiamo fare?”
(A cura di Gabriele Stagno che ringraziamo)
STANISLAVSKIJ: L’azione, i se e le circostanze date
Apri la porta
– E che cosa dobbiamo fare?
– Quello che avete fatto l’altra volta. Un’azione vera, che abbia un fondamento e risponda ad uno scopo.
Ma nessuno si muove.
– Non so davvero…così…improvvisamente, recitare senza un perché – arrischia Sustov.
– Beh, se vi è difficile agire senza un perché, agite con un perché. E’ tanto difficile trovare il motivo per un’azione in una messa in scena così familiare? Ecco, per esempio, V’juncov se io ti chiedessi di andare a chiudere quella porta, non lo faresti?
– Chudere la porta? Con piacere!- risponde lui col suo solito fare caricato. E in un batter d’occhio è andato, ha sbattuto la porta ed è tornato al suo posto.
– Questo non è chiudere la porta! – lo riprende Torcov – Questo è « sbattere la porta perché ti lascino in pace »! Le parole « chiudere la porta » hanno un altro significato: il tuo desiderio di chiuderla perché non ci sia corrente, come adesso, oppure perché nella stanza accanto non si senta quello che stiamo dicendo.
– Ma non sta chiusa, parola d’onore! non c’è santi! – protesta V’juncov e mostra, per scolparsi, la porta che si riapre da sola.
– Vuol dire che ci devi mettere un pò più di tempo e di attenzione!…
Questa volta Serjei si è fermato un pò ad armeggiare con la porta e finalmente la chiude.
– Ecco, questa si è un’azione vera – Lo incoraggia Torcov.
“”Il mio scopo non è insegnarvi a recitare, il mio scopo è aiutarvi a creare un uomo vivo da voi stessi.””
Oh! Dia qualche cosa da fare anche a me!
– Oh! Dia qualche cosa da fare anche a me! – lo prego io.
– Non sai trovartelo da te? Lì c’è un camino con della legna. Va’ ad accendere il fuoco!
Obbediente metto la legna sul fuoco e cerco i fiammiferi; ma non li trovo né in tasca, né sul camino e torno a seccare Torcov.
– E a che ti servono i fiammiferi? – si meraviglia lui.
– Come? Ad accendere il fuoco!
– Benone! Ma è un camino di carta! Vuoi mettere a fuoco il teatro?
– Ma no! facevo finta di accendere!
– E «per far finta di accendere» fa finta di avere dei fiammiferi. Ecco, tieni! – E mi tende la mano vuota – come se si trattasse solo di un fiammifero! Ci vuole altro! L’importante è che tu creda che se avessi veramente avuto in mano dei fiammiferi, ti saresti comportato proprio come hai fatto ora che fingevi di averli. Se rappresenti Amleto, arrivato attraverso tutta la sua complessa psicologia al momento in cui uccidi il re, il punto è forse avere in mano una spada vera, affilata? Se non la trovassi, non saresti più capace di portare a termine lo spettacolo? Puoi uccidere il re senza spada, o accendere il fuoco senza fiammiferi: è la tua immagine che deve ferire o ardere.
Avevo un bell’accendere il fuoco
Avevo un bell’accendere il fuoco, sistemare i mobili… ma nessuna di queste piccole azioni riusciva ad appassionarmi…non duravano abbastanza. […E allora Torcov ci disse]: “La questione sta non nello scopo esterno, ma negli stimoli interiori, nelle circostanze in funzione dei quali eseguire l’azione. Prendete ad esempio il semplice aprire e chiudere una porta. Che cosa vi è di più stupido di un’azione così meccanica? Ma immaginate che in questo appartamento in cui oggi si festeggia la nuova abitazione della Maloletkova vivesse prima un uomo, diventato pazzo furioso. Lo hanno messo in una clinica psichiatrica… Se per caso fosse scappato e stesse dietro la porta, che cosa fareste?”
È stato un corto circuito. Messa così la questione, anche il nostro atteggiamento, o, come lo chiama Torcov, la nostra «mira interiore» è cambiata di colpo. Nessuno pensa più a come fare per prolungare l’azione; nessuno si cura più dell’effetto che può fare esteriormente. Cerchiamo solo di valutare interiormente quanto le nostre azioni siano funzionali al problema dato. Gli occhi cominciano a misurare le distanze, a cercare un modo sicuro per avvicinarci alla porta. Esaminiamo tutto quello che ci sta attorno, e prendiamo contatto con l’ambiente. Cerchiamo di capire dove si potrebbe scappare nel caso che il pazzo riuscisse ad entrare. L’istinto stesso di conservazione prospetta il pericolo e suggerisce i mezzi per difenderci.
Quale sia il nostro stato d’animo si può giudicare da questo breve episodio: improvvisamente, a bella posta o senza volerlo, certo senza che nessuno se l’aspetti, V’juncov schizza [via lontano] dalla porta. E noi tutti dietro, piagnucolando in un mucchio. Le ragazze gridano spingendosi nella stanza. Io mi sono ritrovato sotto la tavola con un pesante portacenere in bronzo in mano.<br]
Una volta cominciata l’azione
Una volta cominciata l’azione, il seguito viene da sé; continuare non è difficile; sbarriamo la porta e siccome non c’è la chiave nella serratura, la barrichiamo con tavoli e sedie. Non resta che telefonare alla clinica perché dia le disposizioni necessarie per riprendere in custodia il pazzo.
[…] In pratica dovete regolarvi così: prima di tutto immaginatevi, a modo vostro, le « circostanze » prendendole dalla commedia, dal piano di regia, dalle vostre stesse fantasie teatrali. Tutto ciò costituirà i presupposti della vita del personaggio e delle circostanze in cui si trova… Dovete credere sinceramente che possa esistere una vita simile nella realtà: dovete abituarvici tanto che questa vita estranea diventi come vostra. Se vi riuscirà, allora spontaneamente, nasceranno dentro di voi passioni vere e sensazioni verosimili.
– Ma ci vorrebbe un sistema più concreto, più pratico! – insisto io.
– Prendete il vostro « se » e mettetelo davanti ad ognuna di queste circostanze.
« Se quello che si è precipitato dalla porta fosse stato un pazzo, se fossi stato coi miei compagni alla festa di Marija, se la serratura fosse guasta e non si potesse chiudere la porta a chiave? se fosse necessario barricarla, etc etc…che cosa avrei fatto, come avrei agito? Questo interrogativo desterà immediatamente la vostra dinamica interiore. Rispondetegli con una azione. Dite: ” Ecco che cosa avrei fatto” e fatelo senza riflettere. […] Il segreto del procedimento sta nel non forzare assolutamente il sentimento, nel lasciarlo fare, senza pensare « alla verità della passione » perché le passioni non dipendono da noi ma nascono spontaneamente. Non sopportano ordini né violenze. Puntate tutta la vostra attenzione sulle circostanze date invece, vivetele sinceramente e la verità delle passioni verrà da sé.
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