Lezioni di Teatro on line su Stanislavskij, Grotowski, Barba

Lezioni di Teatro on line su Stanislavskij, Grotowski, Barba

condotte da Sandro Conte

Le nostre lezioni di teatro on line le trovi su YOUTUBE 

https://www.youtube.com/channel/UCu69fWnvtx7qaRUCabNSY_w/videos

 

  1. PRESENTAZIONE  delle lezioni di teatro  (testo)
  2. CONSIGLI DI LETTURA generali  per una biblioteca essenziale di letteratura teatrale  (testo)
  3. ALSCHITZ Jurij (consigli di lettura)  -  (testo)
  4. BARBA Eugenio (consigli di lettura)  -  (testo)
  5. BARBA/SAVARESE  (consigli di lettura)  -  (testo)
  6. CECHOV Michail  (consigli di lettura)  -  (testo)
  7. DECROUX Etienne (consigli di lettura)  -  (testo)
  8. GROTOWSKI Jerzy (consigli di lettura)  -  (testo)
  9. LEBRETON Yves (consigli di lettura)  -  (testo)
  10. RICHARDS Thomas (consigli di lettura)  -  (testo)
  11. STANISLAVSKIJ Konstantin (consigli di lettura)  -  (testo)
  12. STRASBERG Lee (consigli di lettura)  -  (testo)
  13. STANISLAVSKIJ: Breve Biografia (testo)
  14. STANISLAVSKIJ, GROTOWSKI, BARBA: cos'è una Azione Fisica (testo)

 

 

 


18 aprile 2020 // 01 - lezioni di teatro - PRESENTAZIONE 

TESTO DEL VIDEO - On line si trovano molte lezioni di teatro, c’è solo l’imbarazzo della scelta, perciò vorrei darti un motivo, anche più di uno, per continuare a seguirci. E’ molto probabile che tu sia un professionista, o un semiprofessionista o un attore o regista seriamente amatoriale…
Allora potresti, continuare a seguirci perché nel nostro racconto ci saranno si spunti di storia del teatro, ma cercheremo sempre di riportarli all’attualità, all’oggi, al concreto, per rispondere alla domanda...”cosa ci faccio con quello che mi stai raccontando”. Ora immagina una corda, una lunga corda: ad un capo della corda c’è la teoria, all’altro capo c’è la pratica. Sono lontane ma strettamente e direttamente connesse, si può viaggiare reversibilmente dall’una all’altra. E’ quello che cercheremo di fare: viaggiare in quel percorso che lega la teoria alla pratica

In Generale la nostra attenzione sarà orientata verso quel tipo di teatro che fa riferimento alle grandi tradizioni del '900 e si identifica in quella ricerca che spazia nell’ambito della produzione scenica orientata verso i linguaggi artistici a matrice fisica. Dalle “azioni fisiche” di Stanislavskij, al “mimo corporeo” di Decroux., per arrivare fino ai giorni nostri a maestri quali jerzy Grotowski e EUGENIO Barba.

Scopriremo che la prima cosa che arriva al pubblico è quello che fai in scena e non quello che dici, perché la parola è legata alla cultura, l’azione no. Entreremo nel Metodo delle Azioni fisiche: cos’è una azione fisica, cos’è una partitura fisica. Cercheremo dentro di noi quel frammento di verità che ci consentirà di non recitare, ma di vivere in scena.



20 giugno 2020 - Lezioni di Teatro n° 13

Stanislavskij: breve biografia

Alcuni spunti sono liberamente tratti dalla introduzione al testo del prof. F. Ruffini, "Stanislavskij. Dal lavoro dell’attore al lavoro su di sé", edito da Laterza, e pubblicata alla pag. https://www.teatrodinessuno.it/doc/ruffini/stanislavskij-maestro


Konstantin Sergeevič Stanislavskij (1863-1938) è stato il più grande scienziato dell’arte dell’attore, uno degli inventori della regia teatrale al cui lavoro oggi tutti i teatranti fanno riferimento, anche se con qualche distinguo. Le sue scoperte, passate sotto il nome di “sistema”, hanno cambiato il modo di accostarsi alla recitazione, che ha traghettato dallo psicologismo ottocentesco alla reviviscenza, affinche l’attore tramite le “circostanze date”, il “come se”, il “magico se”, il “ci credo, non ci credo” arrivasse a credere a quello che avveniva in scena e potesse dire a se stesso: io non sono il personaggio, sono me stesso nella situazione del personaggio. Fino ad arrivare, alla fine delle sua vita al Metodo delle Azioni Fisiche successivamente ripreso da Grotowski e da Eugenio Barba

Ma in che senso S. dev’essere considerato un maestro ?

Per ogni maestro il problema centrale è trasmettere la propria esperienza a chi verrà dopo. S. è un maestro per il modo in cui ha risolto questo problema e l’ha fatto attraverso la parola scritta. S. ha lasciato una scuola, un Metodo. Ma questo non basta, S. è un maestro per il lavoro sistematico e operativo che ha condotto sulla zona di confine tra corpo e anima.

Cosa chiede S. all’attore ?

All’attore S. chiese di essere “credibile” nelle azioni, per i processi interiori che la motivano. Non più rappresentare, ma rivivere.
A S. importava che l’attore imparasse a non forzare il sentimento, ma solo a curare le condizioni affinché spontaneamente il sentimento si manifestasse. Non voglio amare...ma amo...non voglio odiare, ma odio, ora adesso e l’hic et nunc come dicono quelli che parlan bene, il qui e ora si materializza.

Stanislavskij, il contesto storico

Stanislavskij nasce a Mosca il 5 gennaio 1863. Ma il suo nome vero era  Alekseev, cambiò il nome in Stanislavskij nel 1884, all’ingresso nel professionismo teatrale. La vita di S. si svolse dal dominio degli zar fino allo stalinismo, passando per la rivoluzione d’ottobre del 1917. Cioè dal dilettantismo e mecenatismo dei ricchi, alla nazionalizzazione dei teatri e, di fatto, alle sovvenzioni di stato. Possiamo dire che la storia gli corre accanto, cammina con Lui e con l’evoluzione dell’arte dell’attore

Stanislavskij,  il progetto del Teatro d’Arte di Mosca

Nel 1897 in un incontro con Vladimir Nemirovic-Dancenko, critico teatrale e affermato drammaturgo, prende corpo il progetto del Teatro d’Arte di Mosca in cui Stanislavskij ha impostato il Suo Metodo e dove creò un luogo in cui l’attore potesse essere libero dalla schiavitù del mercato, ma facendosi pienamente carico del prezzo di queste libertà. Fece maturare il passaggio dal capocomico alla regia, rifiutandone da subito gli aspetti autoritari, per una concezione del regista come compagno più esperto e “primo spettatore” degli attori.  Il Teatro d’arte si contraddistingue come uno spazio di sperimentazione della varia “complessità” inerente l’animo e l’arte dell’attore. Uno spazio in cui erano sollecitati ad interagire l’autore e l’attore, il testo e il sottotesto, la realtà e le illusioni, la mente ed il corpo, il passato con la sua aura sfilacciata e il presente con la sua concretezza. 
L’inaugurazione avviene nel 1898 con il Gabbiano di Cechov.

Stanislavskij: lo scoglio in Finlandia

Nel gennaio 1906 la compagnia del Teatro d’Arte parte per la prima tournée all’estero. A Berlino le fu decretato un vero trionfo. Di ritorno dalla tournée, Stanislavskij si concede una breve vacanza in Finlandia. E’ li, da un leggendario scoglio in riva al mare, che nasce il “sistema”. Del Dottor Stockmann il personaggio di “Un nemico del Popolo” di Ibsen,  Stanislavskij ricorda: “dopo aver letto l’opera, la capii immediatamente, la rivissi, e recitai la parte già alla prima prova”. Aggiunge: “L’anima e il corpo di Stockmann e di Stanislavskij si fondevano organicamente l’uno con l’altro” (5).siamo a quel lavoro sistematico e operativo che ha condotto sulla zona di confine tra corpo e anima, cuore del “sistema”Stanislavskij.

Stanislavskij: Riflessioni dopo  lo scoglio in Finlandia

Ma, dallo “scoglio in Finlandia”, Stanislavskij si rende conto che l’organica fusione non c’è più: il corpo è restato solo. I gesti, gli atteggiamenti del personaggio si ripresentano invariati, ogni sera in scena, ma questo accade per pura “memoria dei muscoli”. I ricordi, le vive emozioni che giustificavano quelle azioni, sono perduti e si chiede. “Come preservare la parte [da questa] graduale morte spirituale?”. “L’attore – scopre Stanislavskij – prima di tutto deve credere a tutto ciò che avviene intorno a lui e principalmente a ciò che egli stesso fa. Ma si può credere soltanto alla verità. Perciò è necessario sentire continuamente questa verità”.

Stanislavskij: la verità in scena

Sentire la verità della scena come se fosse la verità reale. Stanislavskij dedicherà gran parte della sua ricerca sul “sistema” ad attivare per via tecnica questo “come se”, cercando di indurre prima di tutto “l’anima a credere”. Salvo a rendersi conto, più tardi, che “se il corpo non incomincia a vivere, l’anima non crede” (7). Dopo quella dello “scoglio in Finlandia”, sarà l’altra rivoluzione nella vita e nell’arte di Stanislavskij. Ripeto la citazione:  “se il corpo non incomincia a vivere, l’anima non crede”, sono i primi germogli del metodo delle azioni fisiche

Stanislavskij: Il primo studio

Il vero banco di prova del “sistema” fu il Primo Studio. Inaugurato nel 1912, a dirigerlo Stanislavskij chiamò l’amico Leopol’d Suleržickij . Al Primo Studio seguirono il Secondo Studio, poi lo Studio Čechov, guidato dall’attore Michail, nipote del grande drammaturgo,  M. Cechov attore di Hollywood quello che poi elaborerà la tecnica di Gesto Psicologico,
allo studio cechov seguì lo Studio Vachtangov, e altri: in una visione di teatro che sempre più si allontanava di fatto dallo spettacolo come prodotto, per privilegiare invece il processo di crescita verso lo spettacolo. Forse un anticipo di quello che successivamente Grot chiamerà Arte come veicolo e arte come presentazione.

Stanislavskij: “Il Villaggio Stepančikovo” di Dostoevskij

l’11 gennaio 1916, cominciano le prove del Villaggio Stepančikovo, di Dostoevskij. Questo spettacolo fu il drammatico punto di svolta tra un modo di operare affidato alla reviviscenza, e una nuova via in cui è il “corpo che vive” ad indurre l’anima a credere:...ripeto è il “corpo che vive” ad indurre l’anima a credere: siamo al metodo delle azioni fisiche...Stanislavskij cercò di immergersi a fondo nelle “circostanze date” del personaggio. L’attore risponde alla domanda su come avrebbe agito lui stesso nella situazione del copione, e solo da quello l’attore può far nascere l’azione.

Stanislavskij: L’ultimo “Studio”

Nel 1935, Stanislavskij dà vita al suo ultimo Studio, lo Studio operistico drammatico.  Stanislavskij rivoluziona il “sistema” di cui aveva scritto e che, senza rinnegarlo né contraddirlo, vedeva ora, alla fine della vita, come un punto di partenza per continuare la sua ricerca. Stanislavskij muore a Mosca il 7 agosto 1938. Tartufo, sul quale si era concentrato l’ultima attività dello Studio, andò in scena il 4 dicembre 1939.
Concludo questa mia sintetica, molto aprziale, nota biografica su quest’uomo cui tutti i teatranti, anche se con distinguo personali, ormai fanno riferimento.



24 giugno 2020 - Lezioni di Teatro n° 14

STANISLAVSKIJ, GROTOWSKI, BARBA: cos'è una Azione Fisica

Il metodo delle azioni fisiche viene elaborato da Stanislavskij alla fine della vita e poi ripreso dal polacco J. Grotowski e dall’ italiano Eugenio Barba. 
Lo stesso Grotowski diceva che il metodo delle azioni fisiche era la più grande scoperta di Stanislavskij e che il lavoro sulle azioni fisiche è la chiave del mestiere dell’attore

Ma a questo punto sorge la domanda: cos’ è un’ “Azione Fisica” ?

Dobbiamo distinguere “movimento” da “Azione Fisica”.
Un “movimento” è quello che facciamo in ogni momento, spesso inconsapevolmente. Mentre faccio un “movimento” posso tranquillamente pensare a qualcos’altro perché il “Movimento” va in automatico, come una memoria dei muscoli, non impegna la mia mente, lo faccio e non so neanch’io perché lo faccio, quanto tempo dura ecc.
Ad esempio se faccio esercizi in palestra, corro su un tapis roulant, posso parlare con il mio vicino che a sua volta corre su un altro tapis roulant, le gambe se ne avvantaggiano, i miei polmoni respirano, sudo, ma la testa è da un’altra parte.
Se uso dei pesi per migliorare i miei bicipiti avviene lo stesso, posso tranquillamente parlare con l’amico/a che mi è accanto di quello che faremo uscendo dalla palestra.

Ma com’è che un “movimento” diventa un’ “Azione Fisica” nell’accezione che ne danno Stanislavskij, Grotowski, Barba.


Torniamo all’ esempio del tapis roulant, le gambe corrono, il respiro è affannoso ma riesco a parlare con il mio vicino del più e del meno. Ma se invece corro sul tapis roulant perché sono inseguito da un cane aggressivo, corro perché temo di perdere il treno, corro con una motivazione, avrò difficoltà a coordinare le idee e rispondere a tono al mio vicino che mi chiede cosa farò dopo la palestra. In una corsa senza senso, in cui potevo facilmente pensare ai fatti miei, ho inserito la volontà di sfuggire a un cane aggressivo o di non perdere il treno, ho inserito la volontà.
Prendiamo l’altro esempio, l’esercizio su miei bicipiti. Se adesso indico qualcosa di preciso: una persona che sta passando, quella vestita in quel modo e non quell’altra, chi è, come si chiama, dove sta andando, scelgo chi indicare e chi no. Ho inserito nel movimento di indicare una volontà precisa.
Un altro esempio: Indico la caffettiera napoletana che usava mia nonna e ricordo che, io da piccolo a tavola, se qualcuno chiedeva: "e il caffè ?", subito la nonna rispondeva: ”il caffè sta scendendo”, perché, come saprete, la caffettiera tradizionale napoletana non è rapida come la moka e il caffè filtra goccia a goccia…nel semplice movimento di indicare ho inserito la volontà di indicare proprio quella caffettiera napoletana e non un’altra.  

Riassumendo, se ho inserito nella mia corsa sul tapis roulant la volontà di scappare da un cane aggressivo, nel mio indicare la volontà di indicare quella persona proprio quella e non un’altra, proprio quell’oggetto e non un altro, quindi ho inserito la volontà nei miei movimenti, ho trasformato quei “movimenti” in “azioni fisiche”

Ma non dovete credere a quello che dico, provate, e verificate quanto vi sto raccontando.

Cioè un “movimento”, in cui introduco la volontà, trasforma lo stesso in un’”azione fisica”.
Uno spettacolo dovrebbe essere fatto di “Azioni fisiche” e non di “movimenti”. Una serie di “azioni fisiche”.
Una significativa citazione da Stanislavskij: “non posso fissare i sentimenti, posso solo fissare le “Azioni fisiche”” da cui è facile capire l’importanza dell’”azione fisica”.
Cioè non parto dal sentimento, che non posso fissare, ma parto dall’azione che produrrà in me il sentimento: odio, amore ecc, ma di questo parleremo in un altro video.
Concludo, un movimento riempito di volontà è un’Azione fisica.



 

Faq