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Le Scarpe - Recensione di Alessandra CAPONE


Le Scarpe - Recensione di Alessandra CAPONE

      
     
Autore recensione: Alessandra Capone

E-mail: alessandra_capone@hotmail.it
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Breve curriculum: Nata a Napoli il 29/12/86. Laureata il 20/09/09 in "Arti e cienze dello spettacolo", currculum "teatro e arti performative", con valutazione: 110 e lode. Dplomata in "Arte Drammatica" presso l'Accademia "Vincenzo Bellini" di Napoli. Frequentati laboratori teatrali con artisti quali: Cathy Marchand del Living Theatre, Anton Milenin, direttore del Teatro Vasil’ev Nycolaj Skorik, direttore del Teatro d’Arte di Mosca, Jacopo Serafini per apprendimento tecniche teatro naturalista e antinaturalista, Giovanni Marini per la messa in scena de "Il giavellotto dalla punta d'oro"; Workshop di Arti-terapie condotto dal professor Cavallo, Condotto Stage di formazione presso il "Teatro Potlach" e frequentato "Laboratorio interculturale di pratiche teatrali con: Parvathy Baul (canti e danze della tradizioneindiana), Hernan Genè (il risveglio del clown), Michele Monetta (elementi di mimo Decrouxiano), Nathalie Mentha (training fisico e vocale), Julia Varley, Eugenio Barba. Si attesta, inoltre, l’approfondimento delle teorie teatrali attraverso iconfronto diretto con i professori: Franco Ruffini, Ferdinando Taviani ed Edo Bellingeri.Si attesta, inoltre, l’aprofondimento dellemodalità di gestione degli eventi culturali tramite l’incontro diretto con: Luca Dini ( co-direttore Fondazione Pontedera teatro), Salvatore Tramacere (regista Cantieri teatrali Coreja) e il Festival Rifrazioni. Attualmente iscritta al corso di laurea Magistrale in "Saperi e tecniche dello spettacolo teatrale" Presso "La Sapienza" di Roma.

 

Titolo Spettacolo: Le scarpe
Breve sinossi : Lo spettacolo narra le vicende di una particolare famiglia allargata. Le situazioni che di volta in volta dovranno essere affrontate per fuggire la solitudine e la povertà conducono lo spettatore e i personaggi a riflettere sullo svilimento del proprio essere e sull'immobilità in cui ci si costringe pur di illudersi felici.

Autore del testo: chele Santeramo

Città in cui è rappresentato: Roma
Genere: Commedia
Atti: 1
In scena dal...al (date): 19 - 11 - 2010 al 28 - 11 - 2010

Elenco principali attori: Vittorio Continelli, Michele Sinici, Alice Bachi, Paola Fresa, Sergio Raimondi

Regia: MIchele Sinisi


Le Scarpe - Recensione di Alessandra CAPONE

 

 
     
Recensione:Recensione:

 

Al teatro è delegato il catartico compito di rivelare le verità celate e
pregnanti dell'esistenza, è lospecchio distorto e deformante della realtà,
capace di ricreare la vita attraverso l'emergere delle sue incongruenze,
paradossi e disequilibri per restituirne il senso vero e profondo. Se davvero
il teatro è tutto questo, è devastante realizzare che, al termine dello
spettacolo “Le scarpe”, ciò che emerge è il regnare sovrano e assoluto
della menzogna nel suo statuto di verità possibile e desiderata, con le sue
minacce di rivelazione da intendersi quale condizione stessa della sua
esistenza.
Al fine di comunicare tale condizione, il Teatro Minimo ricrea un microcosmo
assolutamente chiuso e impenetrabile, grottescamente delimitato da pareti
appena accennate sulle tavole del palcoscenico. L'intento è, probabilmente,
quello di suggerire l'identità di una società chiusa in se stessa ma retta
da principi insufficientemente forti e validi, tali da non presagire un
crollo imminente ma da evidenziare l'illusione stessa della stabilità,
dell'equilibrio, della sincerità dei rapporti umani.
All'interno di questa micro – realtà, l'ego dei personaggi è nichilizzato
e il loro essere svalutato perché dedito unicamente al mantenimento di
rapporti umani di cui non si chiarisce l'essenza o il valore sentimentale. La
paura della solitudine e dell'abbandono, insieme con un ossessiva ricerca di
un equilibrio sociale di matrice piccolo – borghese, sono presupposti
sufficienti per un degradante svilimento della propria esistenza, fino al suo
calare nella dimenticanza, perché le relazioni sono intese come unica via di
figa possibile da una vita basata sulla povertà e sulla sfiducia in se
stessi.
Pur di mantenere uno statuto di falsa serenità, talmente illusoria da
divenire reale, vi è la disposizione a mentire e a non interrogarsi mai
realmente sul valore delle proprie azioni e dei propri sentimenti, ciò che
non si vuol conoscere è nascosto dietro pareti inesistenti. Ogni presenza
scomoda si finge celata ma, realmente, incombe su ogni altra esistenza come
uno spirito o un malincuore la cui voce viene non viene ascoltata.
A vivere sulla scena è, dunque, una società annullata in se stessa,
desiderosa di riscatto ma talmente incosciente di ciò da individuare in
azioni false e inutili la possibilità di affermarsi e salvarsi. In questo
spaccato di realtà, salvarsi equivale a lasciar morire il proprio sé,
lasciar morire il principio organico che regola la vita perché si tenta
disperatamente di cristallizzarla in una logica senza divenire: stabile
perché menzognera.
Il testo, come la regia, è semplice e guidato da un principio di necessità
narrativa. Si lascia che siano i personaggi a parlare e a mentire su di sé.
Il risultato è uno spettacolo piacevole, asciutto, realistico e fortemente
dialogico, l'unico a cui è permesso riflettere su quanto avviene è il
pappagallo di famiglia, vero custode delle verità che i personaggi non
rivelano neanche a loro stessi. Lo stesso pappagallo è anche simbolo della
condizione esistenziale in cui vivono le presenze attive sulla scena: è
malato e destinato a non guarire perché le pillole che gli vengono
somministrate non portano a nessun risultato ma nessuno sarà in grado di
aprire realmente gli occhi per trovare una soluzione più funzionale al suo
problema.
Altro rappresentante della condizione umana presentata in “Le scarpe” è
Michele, bloccato sulla sedia a rotelle. L'immobilità è, per lui, la
condizione stessa del suo esistere nel mondo, non una scelta ma un vero e
proprio principio esistenziale. Il dubbio che sopraggiunge è che, in
realtà, questa condizione di immobilità imposta stia divenendo lo statuto
di vita anche di chi, invece, potrebbe muoversi alla ricerca delle verità
possibili.