La Lingua degli Uccelli

La Lingua degli Uccelli di Farid-al-din-Attar: una favola esoterica, un viaggio iniziatico alla ricerca della Divinità e del Sé. 

Locandina La lingua degli Uccelli 2026

La nostra locandina 2026

La Lingua degli Uccelli

Un cammino teatrale verso ciò che non sappiamo ancora di noi – Liberamente ispirato al poema di Farid-al-din-Attar (1145-1221)

Messo in scena da Peter Brook. Attar descrive la vita spirituale dell’uomo come un pellegrinaggio, un viaggio iniziatico, una favola esoterica che ha per oggetto il tema del viaggio alla ricerca della Divinità e del Sé. 

C’è un momento in cui il teatro smette di rappresentare e comincia a cercare.

La Lingua degli Uccelli nasce lì: nel punto in cui l’attore attraversa il proprio limite e lo trasforma in gesto, ritmo, visione.

Lo spettacolo non “racconta” la storia: la attraversa.

Ispirato al poema sufi di Attar, lo spettacolo segue il viaggio degli uccelli alla ricerca del Simurgh, il Re che forse non è altro che il riflesso di chi guarda.

Una partitura fisica, corale, essenziale: un teatro che non spiega, ma apre.

Per chi ama il teatro come esperienza, non come racconto.

 Dominique de Villepin dice che…

 

La Lingua degli uccelli  (Farid-al-din-Attar – 1145 – 1221)

Stampa tradizionale Sufi

Il verbo degli uccelli – Habiballah Savaji – (1587-1628) – Pubblico dominio

In quattromilacinquecento versi il poeta, di professione profumiere, narra un viaggio intrapreso da uno stormo di uccelli guidati da un’Upupa.

Un viaggio molto particolare

che prende spunto da una situazione di crisi: i volatili hanno bisogno di un re. Riuniti in conferenza lo individuano nel favoloso uccello Simorg e si mettono in cammino per raggiungere la sua corte. Mille dubbi assalgono gli uccelli prima della partenza e numerosi sono i tentativi dell’Upupa di impartire regole e disciplina ai volatili restii a rinunciare alle abitudini della vita giornaliera: sordi al richiamo del viaggio, l’anitra preferisce il suo stagno, la pernice le sue pietre, l’usignolo la sua rosa, il gufo il suo ramo, la cocorita la sua gabbia.  

Soltanto quando l’Upupa,

l’unica capace di non accontentarsi del quotidiano, ammonisce la loro superbia e il loro orgoglio, il viaggio ha inizio davvero. Gli insegnamenti morali dell’uccello-guida saranno fondamentali per lo stormo e li aiuteranno a varcare le sette Valli che conducono al regno del Simorg. Il “Grande uccello”, infatti, si rivelerà a coloro che sapranno vincere le difficoltà della valle della Ricerca, dell’Amore, della Comprensione, dell’Indipendenza, dell’Unità, dello Stupore e della Povertà. Molti non riusciranno a sopportare le fatiche di un tale percorso e si ritireranno; altri, incoraggiati a resistere alla passioni, perverranno alla meta. Nella fiaba di Attar la gioia della scoperta del Simorg è riservata infatti a pochi eletti.

Trenta uccelli su centomila

riescono ad arrivare a destinazione e una sorpresa incredibile colpirà i loro occhi.  Arrivati alla soglia della settima valle si accorgono che il Simorg è uno specchio in cui si riflette la loro immagine e soltanto in quel momento capiscono che il fine del viaggio è la ricerca di se stessi. La metafora è esplicita. Coerentemente con i mistici di ogni razza e credo, Attar descrive la vita spirituale dell’uomo come un pellegrinaggio alla ricerca della Divinità. Il viaggio, l’avanzarnento lento per gradi, il sentiero formato da sette valli sono le tappe simboliche che conducono alla “fusione” tra l’uomo e l’Essere Superiore.

 

Una nota di Dominique de Villepin (video su Instagram)

“La Conferenza degli uccelli”, di Farid al-Din ‘Attar, un grande poema mistico persiano, scritto nella pura bellezza della lingua persiana, ci illumina oggi con la forza di una luce che ha attraversato i secoli senza perdere nulla della sua brillantezza.

Il popolo degli uccelli sta cercando un re. Un re saggio, potente e radioso. Questa ricerca li condurrà attraverso sette valli: la valle della ricerca, dell’amore, della conoscenza, del distacco, dell’unità, dello stupore, della cancellazione. Finché non scoprirono che il re che cercavano non era fuori, ma nel loro riflesso comune, “so morgh”, “trenta uccelli”.

Perdono il loro ego, le loro paure, i loro pregiudizi, e ci offrono tre grandi lezioni per oggi.

Una lezione di responsabilità collettiva, una lezione di domanda personale, una lezione di misura.

In un mondo pieno di rivalità, tensioni e paure, prendiamoci il tempo insieme per ascoltare questa voce che arriva dal XII secolo. Prendiamoci del tempo per crescere insieme.

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