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Gli uguali e i diversi. Oltre ciò che si è - Recensione di Vincenza FAVA


Gli uguali e i diversi. Oltre ciò che si è - Recensione di Vincenza FAVA

      
     
 
AutoreRecensione: Vincenza Fava   

Breve curriculum: Giornalista, poetessa, attrice

E-mail: vincenzafava717@msn.com


Titolo Spettacolo: Gli uguali e i diversi. Oltre ciò che si è
Breve sinossi: Una profonda meditazione sull'uguaglianza fraterna dell'umanità.

Autore del testo: Marcello Sambati

Città in cui è rappresentato: Tuscania
Genere: Dramma
Atti: 1
In scena dal...al (date): 12 febbraio 2011

Elenco principali attori: Marcello Sambati, ragazzi della Cooperativa Alice

Regia: Marcello Sambati


Gli uguali e i diversi. Oltre ciò che si è - Recensione di Vincenza FAVA 
     

 

Recensione 


“Gli uguali e i diversi. Oltre ciò che si è” l’ultimo grande lavoro di Marcello Sambati

 

Entrare negli spazi visivi e sonori del teatro di Marcello Sambati è come entrare in un luogo sacro in cui si perdono i confini delle sembianze e delle figure umane per accedere alla nudità fisica e spirituale della nostra più intima essenza. Il corpo è un residuo, è un involucro di energia tumultuosa, rotola, salta, danza e piroetta. La ripetizione astratta di gesti e di suoni sconnessi rimanda alla selezione della “differenza” di deleuziana memoria. Dal nucleo dell’uguaglianza che accomuna ogni essere vivente, si arriva all’unicità ed alla differenziazione dell’ente attraverso il ripetersi di ciò che si ripete. La ripetizione di figure e suoni, rantoli e grida soffocate ci destano e ci mettono di fronte alle nostre false identità attraverso un processo di dolorosa decostruzione. Da un verme nascerà una farfalla perché tutto è in continuo divenire. La metamorfosi della carne procede di pari passo con il divenire dello spirito che soffoca nel nulla salvifico del dolore e nel vuoto dello spazio bianco, nell’assenza. Non c’è sofferenza laddove si percepisce il dolore; l’afflizione è soltanto incapacità di accettare la nostra stessa diversità ed estraneità nello specchio altrui. Tutto questo si percepisce guardando “Gli uguali e i diversi. Oltre ciò che si è”, l’ultimo lavoro dell’attore, regista e poeta salentino, rappresentato l’8 e il 9 febbraio al Teatro Furio Camillo di Roma e il 12 febbraio ai Magazzini della Lupa di Tuscania. L’opera è stata realizzata con il contributo della Regione Lazio. Immagini di Pietro D'Agostino, Marcello Sambati e Daniele Vita, elaborazioni e montaggi video a cura di Massimo Ciccolini, elaborazioni sonore e regia di Marcello Sambati. Video e teatro, presenze e registrazioni convivono come nelle più alte, ma apparenti contraddizioni umane a svelare l’incanto dell’esistenza che si snoda nel doppio registro dell’essere e dello scomparire, del nascere e del morire continuamente a sé stessi. Un binario che assume la forma di due installazioni video su cui scorrono i volti, le sagome, i corpi di esistenze che fanno dell’innocenza carnale un’umanità cruenta e dolorosa, eppur viva ed appassionante. Al centro della scena, seduto su una sedia bianca, Sambati ci guida ad ascoltare il grido del mondo, il grido della nascita e della morte, l’urlo del dolore di esseri umani che, definiti disabili, ribaltano la stereotipata percezione delle identità. Parole sussurrate, emboli di poesie sognanti ed indecifrabili si riducono al silenzio che inghiotte simultaneamente le figure in bianco e nero sul video. Marcello Sambati scrive a proposito del suo lavoro: “Immagini, pensieri, testimonianze di persone senza nome, persone che ci guidano in contrade sconosciute, spazi di profonda serietà e di feroce allegria, luoghi del dire e del non dire, balbettando o cantando altri pensieri, altri valori, che cercano di apparire, esprimersi, donarsi fino a restare senza fiato. Figure che sembrano lacerazioni, i cui corpi sono luoghi di un teatro cruento, dove il sensibile e il doloroso generano l’incanto dell’esistenza. “Si deve tornare senza posa all’erosione. Il dolore contro la perfezione” (René Char)”.