Teatro di Nessuno, laboratorio e seminari di teatro a RomaIl Quaderno di Nessuno: Recensioni teatrali


Archivio: leggi tutte le recensioni

H to he. I'm turning to a man - Recensione di Cristina LOIZZO


H to he. I'm turning to a man - Recensione di Cristina LOIZZO
     

  • AutoreRecensione0:        Cristina LOIZZO
  • email0:                   keykris20@hotmail.com
  • Titoloopera0:             H to he. I'm turning to a man
  • AutoreTesto0:             Claire Dowie
  • Teatro0:                  Teatro Vascello 
  • Cittadirappresentazione1: Roma
  • Genere0:                  Commedia
  • Lingua0:                  Italiano
  • Atti0:                    1
  • inscena0:                 14/02/2006 al 19/02/2006
  • Regia0:                   Colin Watkeys

PrincipaliAttoriinscena0: Claire Dowie


H to he. I'm turning to a man - Recensione di Cristina LOIZZO
     

Recensione:

Un basso tavolino nero, dei manichini con vestiti anni Ottanta e un paravento sul fondo; così si presenta il palco di H TO HE, esilarante pièce di Claire Dowie dal 14 al 19 febbraio al Teatro Vascello di Roma. Mentre il sottofondo musicale è quello di Simply the best -indimenticabile canzone di Tina Turner-, si affaccia dal paravento in fondo una gamba con calze a rete nere, che pian piano porta con sé una minigonna di pelle, un corpetto nero molto sexy e un’avvenente bionda che canta le parole della canzone di sottofondo, scendendo dal palco, ammiccando e giocando col pubblico. 
Poi la musica tace e la mattatrice Claire Dowie dà vita a circa un’ora di monologo davvero piacevole, senza pause, con battute estremamente ironiche e divertenti. Il tutto rigorosamente in inglese, essendo lei, donna tra le più iconoclaste ed anticonformiste, natia di Birmingham ed essendo il progetto realizzato in collaborazione con il British Council (che ha provveduto, infatti, a fornire i sottotitoli alle parole dell’attrice).
Per ammissione della stessa autrice, H to He è stato ispirato alle Metamorfosi di Kafka, ma è nato soprattutto per la volontà di affermare il desiderio di essere amati per chi e per quello che si è; in un mondo, infatti, in cui è sempre più importante riuscire a “collocarsi” in una qualche categoria, anche e soprattutto di matrice sessuale, inevitabilmente non solo si sente il bisogno di apparire e di comportarsi come gli altri si aspettano che noi saremo e siamo, ma, inoltre, una diversa immagine del proprio corpo porta a percepirsi in maniera differente. Proprio questa percezione diversa, del resto, viene sottolineata spessissimo durante il monologo, specialmente perché, pur avendo solo metà corpo già trasformatosi in uomo, Helen si sente di pensare e di comportarsi da uomo “totale”, provando, ad esempio, desiderio sessuale sia nei confronti dell’amica storica, sia nei confronti di una donna incontrata al supermarket. E questo nonostante sia ancora fondamentalmente donna, sebbene sia iniziata la sua metamorfosi in uomo.
Passano le settimane e Helen continua la sua trasformazione nel perfetto uomo “canonico”: casa sporca, cecità nel vedere la polvere, volontà di mangiare i cornflakes direttamente dalla scatola e resistenza alla donna delle pulizie…in fondo «gli uomini veri se ne sbattono degli scarafaggi. Io non sono uno scarafaggio. Sono un uomo». Termina così quest’ultima produzione dell’attrice e scrittrice inglese, quasi volendo lasciare il pubblico a domandarsi se esiste davvero una differenza abissale tra i due generi umani -e in caso in cosa consista in effetti- o se piuttosto suddetta differenza non sia assolutamente richiesta dal bisogno di appartenere ad una categoria precisa, con tutti gli atteggiamenti e le limitazioni conseguenti