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Superwoobinda - Recensione di Alessia DI MATTEO


Superwoobinda - Recensione di Alessia DI MATTEO

      
     

  • AutoreRecensione0:        ALESSIA DI MATTEO
  • Curriculum0: Attrice di teatro, musicista e cantante per 10 anni lavora con varie compagnie di Teatro italiane, incamerando una grande e articolata esperienza del mondo artistico.Dal 2004 lascia il palcoscenico per dedicarsi all'organizzazione di eventi culturali, continuando a seguire principalmente il campo teatrale nel quale è, si può dire, cresciuta.Laureanda al PROGEAS (Progettazione e gestione degli eventi e delle imprese dell'arte e dello spettacolo) all'Università di Firenze, vive a lavora a Napoli da due anni.
  • Titoloopera0:             SUPERWOOBINDA
  • AutoreTesto0:             ALDO NOVE
  • Teatro0:                  TEATRO MERCADANTE
  • Cittadirappresentazione1: NAPOLI
  • Genere0:                  Commedia
  • Lingua0:                  Italiano
  • Atti0:                    1
  • inscena0:                 12/22 MARZO 2009
  • Regia0:                   MONICA NAPPO
  • PrincipaliAttoriinscena0: Federica Fracassi, Giovanni Ludeno e Monica Nappo

Superwoobinda - Recensione di Alessia DI MATTEO 
     
 

Recensione:
   
SUPERWOOBINDA:IL DELIRIO DI ONNIPOTENZA DELLA televisione
 
Premi       e connettiti su  SUPERWOOBINDA: lo spettacolo che rappresenta la tua vita!
 
Lo spazio è piccolo, la musica coinvolgente, gli artisti che ti trovi di fronte esilaranti. E’ così che ti proietti dopo pochi minuti lì a condividere, a respirare, ad agire quei movimenti che ti appartengono, che fanno parte del tuo quotidiano, che rifiuti, che non accetti ma ne sei affetta.
E una delle magie del teatro, il teatro come esperienza reale e divina :”Vi fu un tempo in cui un’intera comunità si riuniva in attesa di uno spettacolo teatrale, a cui ogni volta un Dio diverso presiedeva”. 
Perché il teatro è un evento/avvento di ognuno, mordi e ingoi emozioni forti e se allunghi la mano, non serve il 3D, loro sono lì, tocchi le attrici e gli attori, respiri i loro odori, cogli le loro espressioni, senza finzioni, senza ritocchi, senza “schermi”.
Superwoobinda proietta creature create in serie dalla TV spazzatura, quelle con lo sguardo fisso su un “monitor riparo” di un’impossibile realtà; le stesse che maniacalmente cavalcano l’illusione per sopravvivere nella loro lenta discesa all’inferno, crogiolandosi  nelle proprie allucinazioni, in una lotta disperata per tenere vivi i propri sogni. 
Federica Fracassi, Giovanni Ludeno e Monica Nappo che ha firmato anche la regia dello spettacolo, staffettano sapientemente personaggi con un ritmo perfetto, ci fanno sorridere o  ridere per non piangere del nostro mondo e dell’indiscusso potere delle immagini che non lo rappresentano. L’immagine non rappresenta più l’oggetto e non è più il suo contrario: le cornici creano un mondo che si sta trasformando in immagine. 
Nel futuro che ci conduce per mano verso l’annullamento del soggetto, come creature anestetizzate c’incontriamo a parlare dei concorrenti di XFACTOR o di come finirà il GRANDE FRATELLO, o del cellulare di ultima generazione, o del desiderio di andare a letto con Magalli o con la Carrà!
La televisione diffonde il VIRUS creando delle persone in serie, in successione, come in una catena di montaggio, così Monica Nappo fa esordire una carrellata di selezionati protagonisti dei racconti di Aldo Nove con nome, cognome e segno zodiacale, affetto dalla seguente “fobia sociale” e poi via, dentro le sue manie, le sue esperienze introiettate da modelli televisivi, con una capacità di penetrare e descrivere la psicologia umana, le sue debolezze, il suo bisogno di amare e di credere ai suoi momenti di pura grazia e nella fede che ci sarà comunque, altrove, un’altra possibilità.
C’è agilità e delicatezza nei linguaggi e nell’alternarsi della generosità di quei corpi, e nelle parole scelte dalla SUPER regista, nessun cliché teatrale, nessun déjà vu, nessuna caduta di ritmo; e ne hai riscontro quando alla fine dello spettacolo Superwoobinda, sei pronta a vederlo da capo: se la ripetizione ci fa ammalare, allo stesso modo ci fa guarire. Ma adesso dobbiamo andare, andare avanti, verso l’uscita, perché il Teatro chiude; avanti, a recuperare la nostra dimensione intima e riservata del silenzio, tenendo cura di non farlo infrangere ancora dal fracasso e dal ronzio, avanti, a scegliere di lasciarla, almeno per stasera in OFF.