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SHAKESPEARE: Sogno di una notte di mezza estate - Recensione di Alessia Di MATTEO


SHAKESPEARE: Sogno di una notte di mezza estate - Recensione di Alessia Di MATTEO

      
     
AutoreRecensione: ALESSIA DI MATTEO

E-mail: wimaitalia@libero.it   

Breve curriculum: PARTECIPANTE AL CONCORSO DI CRITICA TEATRALE LETTERA 22.

Titolo Spettacolo: SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE
Autore spettacolo: WILLIAM SHAKESPEARE


Città in cui è rappresentato: MILANO


Genere: Commedia
Atti: 1
In scena dal...al (date): 5 MARZO AL 21
Regia: LUCA RONCONI


SHAKESPEARE: Sogno di una notte di mezza estate - Recensione di Alessia Di MATTEO 

 


Recensione:

LO SPETTACOLO PERFETTO
Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare, regia di Luca Ronconi

di Alessia Di Matteo
(pubblicato su teatrodinessuno.it e ETI)

E’ impossibile ridare a Shakespeare quel che è di Shakespeare, è ineseguibile la trasposizione della musicalità del suo elegante linguaggio elisabettiano nella sgraziata verbalizzazione dell’attuale lingua italiana.

Sir William Shakespeare elogiava la fluidità del pentametro giambico discendente dell’endecasillabo di Dante e Petrarca, ed erano gli dei a comunicare con lui durante la notte. Prendere quei versi, renderne il significato e dargli una forma teatrale non è spesso facile dato che il testo e la sua resa estetica restano dominanti, e soprattutto enigmatici, pieni di quell’ambiguità" che è sugli scudi della critica shakespeariana da almeno settant'anni, e che ancora ne definisce il paradigma più qualificato.

Audace e indiscutibile la proposta del maestro Ronconi che ricrea in una sorta di Urban Style, un bosco, una città, una foresta incantata, riproponendo in parte quello che fu all’origine delle prime messe in scena del Sogno al Globe Theatre (il ‘600 era alle porte), quando in assenza di luce elettrica, quindi di buio e di sipario, non si potevano mutare le scene.

Così Ronconi con la sua fidata scenografa Margherita Palli, ci presenta delle grandi lettere tridimensionali luminose che, come dentro un film di Chaplin entrano ed escono dalle quinte laterali, de/SCRIVENDO lo scenario dove ci troviamo. Ed è molto d’effetto l’idea di farle diventare poi sedili per gli attori, basi per il palchetto del gruppo di Bottom, e letti, e scalini.

Lo spettacolo scorre fluidamente con dialoghi, cambi di scena e di luce, entrate e uscite, tutto è perfetto, senza sbavature, ma…ma, la “volontaria sospensione dell’incredulità “ che è il teatro, non avviene. non c’è sentimento che sale, o emozione che trapela dalle giovani voci dei protagonisti.

Le attrici e gli attori restano ingabbiati e costretti dai versi senza riuscire tranne alcuni momenti a volare liberi per penetrare il cuore del pubblico.
Ed è Puck (Riccardo Bini) il primo a farsi notare con la leggiadria dell’esperienza riesce a convincere senza ammaliare.

Molto particolare anche l’interpretazione delle “vesti” di Antonio Marras, stilista d’eccezione e costumista teatrale per la prima volta con il maestro Ronconi, che decide con anacronistici travestimenti di ridisegnare l’allestimento costumistico del Sogno. Ed ecco il mondo di Oberon e Titania
che con le loro fate diventa un esercito in divise eleganti, ora, e degli elfi in un look stile vittoriano/dark poi. Lo scenario di Atene cambia, Teseo e Tisbe e gli amanti si palleggiano i loro dialoghi in un neutrale look coloniale; il tutto farcito da un mondo visionario, quello di Marras con le
sue ambivalenze che s’ incontrano per confondersi.

Degni di nota i “mechanics”, gli artigiani di Bottom per la divertente capacità di sintesi del loro ruolo centrale nella commedia. Mentre in Italia nell’eterna visione populista vengono associati al popolo, per Shakespeare non è così, loro sono borghesi letterati che tentano un teatro altro, parlano un maccheronico, un teatralese ma aspirano ad un linguaggio alto.
Sono personaggi candidi, fanno ridere ma amano molto il teatro, in un modo puro.

Sono questi i momenti climax del Sogno, quelli in cui ci sono molti riferimenti alle Metamorfosi di Ovidio e all’Asino D’oro di Apuleio, la trasfigurazione da essere umano ad animale.
Forse sta proprio a loro il senso di questa commedia ed in questo Ronconi
travolge e stravolge il pubblico entusiasta.
E l’applausometro dello Sthreler di Milano, sale per l’inchino di Fausto Russo Alesi (Bottom), di Andrea Germani (leone/fata) e di Gabriele Falsetta (Tisbe/fata).
E Oberon e Titania? Raffaele Esposito ed Elena Ghiaurov? Bello e bella, e
basta, ma non basta.

Risultato dello spettacolo: perfetto ma non suadente.