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SCHNITZLER: GIROTONDO - Recensione di Cristina LOIZZO


SCHNITZLER: GIROTONDO - Recensione di Cristina LOIZZO
      
     

  • AutoreRecensione0:        Cristina LOIZzo

  • email0:                   keykris20@hotmail.com

  • Titoloopera0:          GIROTONDO

  • AutoreTesto0:             Schnitzler

  • Teatro0:                  Teatro Eliseo 

  • Cittadirappresentazione1: Roma

  • Genere0:                  Commedia

  • Lingua0:                  Italiano

  • Atti0:                    1

  • inscena0:                 7/02/2006 al 26/02/2006

  • Regia0:                   Pietro Carriglio

  • PrincipaliAttoriinscena0: Giulio Brogi, Pierluigi Corallo, Vito Di Bella, Giovanna Di Rauso, Eva Drammis, Valentina Gristina, Anna Gualdo, Liliana Paganini, Gian Paolo Poddighe, Luciano Roman


SCHNITZLER: GIROTONDO - Recensione di Cristina LOIZZO

Recensione0:

Circa un’ora e quaranta di spettacolo abilmente recitato da tutti e dieci i protagonisti per condurre gli spettatori nel girotondo dell’amore; questo è quanto è accaduto, dallo scorso 7 febbraio, al teatro Eliseo di Roma, con l’affascinante riproposizione di quell’opera di Schnitzler che fece tanto rumore nella società viennese degli anni Venti del Novecento: “Girotondo”, per l’appunto.
Grazie alla traduzione di Paolo Chiarini e alla regia di Pietro Carriglio, il pubblico ha potuto assistere alla rappresentazione del “voler bene” portato alla sua completa ironizzazione da parte dell’autore. Costante, infatti, di tutti i dialoghi tra i due personaggi di ogni atto unico che precedono e seguono l’atto sessuale in sé, è la domanda “ma tu mi vuoi bene veramente?”, a mo’ di giustificazione e motivazione per quanto sarebbe da lì a poco accaduto o per quanto appena successo. Se, del resto, per la prostituta del primo atto, ciò risulta essere importante per motivare il mancato pagamento del bel soldato, per la signora Emma -annoiata donna della haute société viennese sposata con un signorotto di molto più anziano di lei-, il fatto che il signor Alfred le giuri amore e la riempia di complimenti galanti le fa superare il finto senso di colpa nei confronti del marito, apparentemente non interessato al lato meramente fisico dell’amore. Proprio quest’ultimo, Carl, è il simbolo della media borghesia del tempo, fintamente rispettosa delle apparenze e prodiga di moralismi intimamente non condivisi; egli, infatti, rifugiandosi dietro il concetto più aulico dell’amore nettamente separato dal sesso, se da una parte osanna le virtù di “donna perbene ed onesta” della sua Emma, dall’altra, nell’atto successivo, si ritrova in un séparé di un ristorante a corteggiare amabilmente e poi possedere una fanciulletta povera -e altrettanto fintamente sprovveduta-, avvicinata poco prima per strada. 
A questo punto, la caricatura del perbenismo tocca l’apice, con il racconto dell’incontro tra Robert, scrittore amante della tragicomicità -del resto riflessa anche nel suo parlato-, e la medesima fanciulla sprovveduta dell’atto precedente. In quest’occasione, infatti, a lei inizialmente preme molto esser sicura che il suo accompagnatore le “voglia molto bene”, per poi dileguarsi da lui non appena Robert le chiede ripetutamente la data del loro prossimo incontro.
Terminano il girotondo i due atti in cui è protagonista Giulio Brogi nella parte del Conte. Dopo tanta ironia e leggerezza ecco che Schnitzler introduce l’agrodolce  nella narrazione, mettendo in bocca all’ultimo protagonista uno dei tanti spunti di riflessione della pièce: afferma saldamente il Conte, infatti, che la felicità e le cose di cui più si parla non esistono, come ad esempio l’amore. E’errore diffuso, infatti, trattando dell’amore, parlare spesso e volentieri del «prima» e del «dopo», come se questi due termini fossero assolutamente essenziali per l’«ora», senza capire, tuttavia, che se il «prima» è ormai passato e il «dopo» non è vaticinabile, l’ «ora» perde di interesse e, quindi, non viene gustato per quello che merita. Senza dimenticare, inoltre, che quando si crede all’amore, ci si convince contemporaneamente anche dell’esistenza di qualcuno che ci vuole bene, a dispetto anche di qualsiasi logica.
Il velo posto come filtro tra il palcoscenico e la platea viene sollevato e attorno al Conte di spalle girano in tondo, accompagnati da una musica quasi spettrale -anch’essa, come le altre, composta da Matteo D’Amico- i protagonisti di tutte le precedenti storie: Pierluigi Corallo, Vito Di Bella, Giovanna Di Rauso, Eva Drammis, Valentina Gristina, Anna Gualdo, Liliana Paganini, Gian Paolo Poddighe e Luciano Roman, tutti assolutamente impeccabili protagonisti di questa tragicommedia dell’amore. 

Girotondo di Cristina LOIZZO
Il 13 ottobre 1912 la sua prima rappresentazione in ungherese venne vietata dalla polizia di Budapest; nel 1921, la sorte di quest’opera conobbe una reazione a dir poco esagerata, con seguito di tumulti veri e propri. Non solo, infatti, il testo venne considerato dalla stampa clericale e nazionalista “pornografico”, ma aveva, inoltre, la pecca di esser stato scritto da un autore ebreo, Arthur Schnitzler. «Il senso morale del nostro popolo cristiano, radicato nella propria terra, viene di continuo ferito nel più grave dei modi dalla rappresentazione di una sordida commedia uscita dalla penna di un autore ebreo», così tuonava il prelato Ignaz Seipel, futuro cancelliere dell'Austria. Che, in effetti, l’autore fosse quanto meno scabroso per l’epoca, tuttavia, era già cosa nota; Girotondo, infatti, fu scritto circa venticinque anni prima e sia in Germania che in Austria era stato oggetto di vicende editoriali tormentate che avevano portato addirittura al divieto di rappresentazione.  
In Girotondo si dipana attraverso dieci atti unici il tema dell’amore come piacere fisico e inteso in tutte le sue sfumature -e che sconfina spesso e volentieri in mera abitudine-, parallelamente a quello dell’omogeneità dell’essere umano e della crisi generale dell’uomo contemporaneo. Se nel primo atto, infatti, la prostituta adesca il soldato, il cerchio degli incontri amorosi che si va componendo nel corso dell’opera si chiude con il conte che incontra la prostituta, in un “gioco delle coppie” costante, in cui uno dei due protagonisti è sempre anche uno dei due partners dell’atto successivo, a sottolineare come, al di là di una gerarchia sociale, nessuno poi esca illeso dalla catastrofe affettiva e amorosa in cui ogni essere umano, inevitabilmente, prima o poi, si imbatte.
Tradotto da Paolo Chiarini -che ne è anche il regista e lo scenografo- il teatro Eliseo dal 7 al 26 febbraio ne propone una versione allestita dal Teatro Biondo Stabile di Palermo ed interpretata da Giulio Brogi, Liliana Paganini, Gian Paolo Poddighe, Pierluigi Corallo, Vito Di Bella, Giovanna Di Rauso, Eva Drammis, Valentina Gristina, Anna Gualdo e Luciano Roman.
Dall’autore di Doppio sogno (Traumnovelle, nel 1999 riproposto e rivisitato per il grande schermo da Stanley Kubrick nel suo Eyes Wide Shut), un’opera forse di difficile “digeribilità”, ma tuttavia profondamente vera, sia quanto ai rapporti che spesso si instaurano tra le persone di tutte le epoche e di tutte le estrazioni sociali, sia quanto alla necessaria riflessione sulla condizione umana che ne dovrebbe seguire.