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PRO PATRIA con Ascanio Celestini - Recensione di Cristina Capodaglio       


PRO PATRIA con Ascanio Celestini - Recensione di Cristina Capodaglio
      
     

Autore Recensione: Cristina Capodaglio
E-mail: suceviza@yahoo.it
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Titolo Spettacolo: Pro Patria

Breve sinossi:
Ascanio Celestini chiude il sipario sulla stagione di prosa di Grottammare. A cura di Cristina Capodaglio Sabato 3 marzo 2012 il pubblico di Grottammare ha avuto il piacere di ospitare nel proprio teatro Ascanio Celestini ritornato sul palco con lo spettacolo Pro Patria. Lo spettacolo verrà replicato nell'ambito della stagione teatrale 2012/2013 del Teatro Lauro Rossi di Macerata.

Autore del testo: Ascanio Celestini
Città in cui è rappresentato: Macerata.
Genere: Dramma
Atti: 1
In scena dal...al (date): 14 Aprile 2013 Elenco principali attori: Ascanio Celestini

Regia: Ascanio Celestini


PRO PATRIA con Ascanio Celestini - Recensione di Cristina Capodaglio
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Recensione


Pro Patria

 

Dopo aver esordito al cinema con l’adattamento del testo teatrale La Pecora Nera.Lo spettacolo, realizzato grazie al sostegno del Comune, dell’ Amat e dal supporto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e Regione Marche, è stato scritto e diretto da Ascanio Celestini con l’ausilio, per la parte sonora, di Andrea Pesce. La produzione è stata curata da Fabbrica in collaborazione con il Teatro Stabile dell’Umbria.

Pro Patria (senza prigioni, senza processi) è un racconto di cento minuti.  
Ascanio Celestini è da solo in uno spazio di due metri per due e due sono le musiche che accompagnano la narrazione, un brano surf e una variazione di Chopin su un’aria di Vincenzo Bellini. Cinque personaggi. Uno è il narratore, personaggio che parla in prima persona, finito in galera per aver rubato una mela e condannato all’ergastolo per aver contestato la sentenza e lo Stato e con lui ci fa immaginare due padri, uno di sangue e uno ideale.  
Accanto si muovono altrettanti compagni di sventura: un secondino, detto l’intoccabile, padrone concreto della vita del carcere, e un immigrato africano che dorme cinque minuti ogni ora.“I morti e gli ergastolani hanno una cosa in comune: non temono i processi. I morti perché non possono finire in galera. Gli ergastolani perché dalla galera non escono più” Sono le parole di un detenuto che sta scrivendo il suo importante discorso, nel quale cerca di rimettere insieme i pezzi della propria storia, ma anche di una formazione politica avvenuta in cella attraverso i tre libri che l’istituzione carceraria gli permette di consultare. Chiede aiuto a Mazzini, la quale ci appare  silenzioso e sconfitto.

Sin dalle prime battiture si avverte la accurata ricerca storica e l’ausilio di divertenti interventi  comici conducono lo spettatore attraversando una Italia maltrattata sin dall’ Ottocento come nel nuovo millennio, dalle lotte per la libertà e lo costringe ad una grande attenzione, con il rischio di perdersi le varie riflessioni sulla vita quotidiana del carcere. Ascanio Celestini risulta ormai essere un autore ironico, sarcastico, riflessivo e gode di una grande schiera di pubblico che accorre ad assistere i suoi spettacoli facilmente riconoscibili come la sua origine romana e la sua anima rossa. Lui stesso si definisce comunista-socialista-marxista devoto e come tale non riserba sorprese nei suoi monologhi complessi, esaustivi e corposi non solo per il linguaggio usato, ma soprattutto per il suo modo “di dire” veloce, convincente e che ha ormai una sua poetica narrativa e tendenzialmente rivoluzionaria.