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Medea, recensione di Giulia Bossi


Medea, recensione di Giulia Bossi

 

 

Titolo Spettacolo
Medea

Breve sinossi 
Medea di Euripide

Autore del testo
Euripide

Città in cui è rappresentato
MILANO

Genere
Dramma

Atti
1

In scena dal...al (date)
13-3-2018 al 29-3-2018

Elenco principali attori
Franco Branciaroli, Alfonso Venoso, Antonio Zanoletti, Tommaso Cardarelli, Elena Polic Greco

Regia
Luca Ronconi ripresa da Daniele Salvo


Medea, recensione di Giulia Bossi

 

                                                 La Medea di Euripide con regia di L. Ronconi ripresa da D. Salvo

Quest’anno è stata riallestita e riportata in scena la Medea di Euripide, uno dei cavalli di battaglia di Luca Ronconi, venuto a mancare nel 2015. La prima rappresentazione fu nel 1996 e fin da allora Franco Branciaroli era stato l’attore (o l’attrice) protagonista nei panni di Medea e continua ad esserlo ora che la regia di Ronconi è tata ripresa da Daniele Salvo nel più totale rispetto delle indicazioni e delle scelte stilistiche messe a punto da Ronconi nell’arco di quasi 20 anni.

Ciò che rende il dramma particolare, oltre allo stile recitativo ronconiano, sublime e unico nell’attenzione alla musicalità e a far vibrare le parole con suoni nuovi e inconsueti, atti a risvegliare l’attenzione dello spettatore, è la scelta di affidare ad un uomo il personaggio femminile per eccellenza: Medea.

A detta dello stesso Ronconi in un’intervista, tale scelta è motivata dal fatto che secondo lui Medea “costruisce il proprio agire su valori eminentemente maschili”[1] e su questo punto mi sento di dissentire. Perché mai una donna non dovrebbe essere forte, perché non dovrebbe voler vendicare la propria dignità, il proprio orgoglio traditi? Medea è una donna potente, una semi-dea (è la nipote del Sole!) e secondo alcune attestazioni è riconducibile ad un’antica figura di Dea-madre, potenza vivificatrice e distruttrice allo stesso tempo, preesistente agli dei dell’Olimpo greco, dai quali è poi stata spodestata - e di questo passaggio il mito di Medea è una testimonianza.

La scelta di far interpretare Medea ad un uomo, anzi ad un attore di ineguagliabile bravura come Franco Branciaroli, può d’altronde anche offrire dei vantaggi, indubbiamente, come quello di rendere il personaggio misterioso, androgino, al di là dei concetti di uomo e donna, cosa che lo renderebbe vicino agli dei. Inoltre, sempre secondo Ronconi: “Medea tende a presentarsi non tanto come una donna lacerata dall’amore o come una femminista ante litteram, quanto piuttosto come una “minaccia”, e per di più come una “minaccia” che incombe imminente sul pubblico.”[2] Ma anche una donna può incarnare tale personaggio ed essere avulsa da una logica futile e meschina per elevarsi a dea.

Medea è stata infatti interpretata in maniera eccellente da una donna, Mariangela Melato, poiché la potenza distruttrice è parte anche dell’essere femminile: sfatiamo questo mito! Il credere che l’aggettivo stesso femminile sia riduttivo e che riduca il dramma di Medea a questioni di gelosia femminile è una mentalità ormai vecchia, che va combattuta. Oggi penso sia accettabile pensare che una donna abbia sentimenti nobili e forti tanto quanto un uomo, e dunque ritenere che una donna svaluti e abbassi il personaggio a mere “questioni femminili” (parole ormai vecchie, che non devono più essere pronunciate) mi pare del tutto fuori luogo.

A parte ciò, lo spettacolo è magistralmente orchestrato: suggestiva e bravissima la nutrice che apre il dramma con antichi e misteriosi canti etnografici, come le donne di Corinto che sanno ben armonizzare le loro voci rendendo cruciali le battute del coro. Giasone, personaggio forse più attuale, appare un millantantore, un buffone bravo con le parole, l’ometto che grazie alle sue abilità nel gestire le relazioni riesce ad ottenere la mano della figlia del re, senza preoccuparsi del fatto che ha già sposato la principessa della Colchide, la nipote del Sole, che però, essendo una barbara, è da lui greco considerata di minor importanza. E grande sarà la vendetta della forza ingenita di Medea, che uccidendo i figli che aveva avuto con il greco, in qualche modo compie un sacrificio per espiare il tradimento verso i valori antichi che lei aveva perpetrato per seguire Giasone.

Medea nella scena finale appare forte e invincibile, divinità ctonia che ascende al cielo dopo aver fatto giustizia sulla terra.

 

 

[1] Intervista a L. Ronconi a cura di C. Longhi, 13 dicembre 1996

[2] Ibidem