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Hamletelia - Recensione di Cristiana Cittadini


Hamletelia - Recensione di Cristiana Cittadini

     

Autore Recensione: Cristiana Cittadini

Curriculum E-mail: cristiana.cittadini@virgilio.it

 

Città in cui è rappresentato: Roma, Teatro dei Conciatori

Genere: Dramma

Atti: 1

In scena dal...al : dall'8 al 13 ottobre  

Elenco principali attori: Caroline Pagani

Regia: Caroline Pagani


Hamletelia - Recensione di Cristiana Cittadini
   

 

Recensione

 

 

AMLETELIA

 

 

Buio totale, luce. Sulla scena Ofelia che risorge, circondata da cumuli di terra, che misteriosamente nasconde vestiti ed altri accessori utili durante la rappresentazione. La donna è coperta da un leggerissimo velo, che lascia intravedere il suo candido corpo nudo, una Venere mora in tutta la sua bellezza, purezza e castità. Ignote sono le cause che l’hanno portata al suo decesso, forse suicidio, comunque il suo corpo è stato ritrovato in un fiume, dove è morta per annegamento.
Lo spirito di Ofelia racconta la sua storia, il suo travaglio, il suo amore per Amleto, che abusava dei suoi sentimenti, apparentemente non condivisi, perché lui amava solo sua madre e nessun’altra donna, era un personaggio cupo, triste, misterioso e perennemente depresso, almeno questa è l’immagine di lui data dalla donna che lo amava alla follia. Così tanto lo amava al punto di assecondarlo anche nella sua decisione di mandarla in convento a meditare.
La rappresentazione in alcune scene è recitata in inglese antico, quello di W.Shakespeare, con una pronuncia impeccabile e Ofelia è completamente a suo agio con una mimica e gestualità invidiabile. Le sue espressioni del viso e del corpo rapiscono lo spettatore, affascinato dalla sua bellezza, eterea e dalla sua bravura indiscutibile.
L’attrice Caroline Pagani riesce ad interpretare contemporaneamente Amleto e Ofelia, Gertrude e Amleto, Gertrude e Ofelia, il patrigno di Amleto e il figliastro, in quadretti drammatici e divertenti nello stesso tempo.
La storia raccontata da Ofelia è pregna di pathos, intrisa di emozioni, passione travolgente, sentimenti profondi e poco valutati e considerati quando lei era in vita. Il suo amore per Amleto non sembrava corrisposto, eppure nelle lettere che le scriveva diceva di amarla, profondamente. Ma poi con il suo atteggiamento scostante si contraddiceva e la povera donna impazziva d’amore, non capiva, era disorientata dai suoi modi di fare così stravaganti. Ma lei lo giustificava dicendo che non era colpa sua, ma della madre, che lo teneva imprigionato sotto la sua protezione, per cui lui vedeva solo lei, riconosceva solo la madre come donna ed era accecato dal suo amore, tanto da non vedere nemmeno quello che Ofelia provava per lui, un amore immenso ed incondizionato.
I cambi d’abito di Ofelia, l’unica attrice protagonista dello spettacolo, vengono effettuati sotto i nostri occhi, magistralmente e velocemente Ofelia si trasforma ora in una principessa, ora in Amleto stesso, con abiti di seta, lunghi, bianchi, candidi e puri come lei, che è morta forse vergine, senza avere mai conosciuto un uomo, non ricorda, mangia altro rosmarino, utile per la memoria, ma non ricorda di avere conosciuto l’amore di un uomo, nemmeno quello di Amleto.
Rimprovera Shakespeare di averla messa nell’ombra, di non averle reso onore nemmeno in punto di morte, avrebbe voluto essere Giulietta, oppure Desdemona o magari Cleopatra. Tutte queste donne hanno conosciuto l’amore e sono morte con onore e dignità, in modi atroci, ma sono diventate eroine, donne che vengono ricordate per il loro amore e per la loro tragica morte. Shakespeare non ha riservato ad Ofelia lo stesso trattamento e lei ne soffre, terribilmente, si sente esclusa, messa da parte, non considerata alla stessa stregua delle protagoniste degli altri drammi. E così Ofelia interpreta Giulietta, Cleopatra e poi Desdemona, uccisa dal “Moro”, almeno per un attimo vive il suo momento di gloria.
Meravigliosa interpretazione di Caroline Pagani completamente a proprio agio nel suo corpo nudo, riesce a tenere la scena per tutta la durata della piece teatrale da sola, senza un attimo di pausa, con una recitazione incalzante, con ritmi serrati, veloci e lenti contemporaneamente.
Grande sorpresa per il pubblico, che non riesce a distogliere lo sguardo da lei, preso dalla sua bellezza, spontaneità e recitazione invidiabile, rapito dalla sua gestualità pregna di significati e di parole, più di quelle pronunciate dalla sua bocca, sensuale nel suo parlare e nei suoi silenzi, quando a parlare è il suo corpo, le sue movenze, la sua delicatezza e sinuosità delle sue curve piene e terribilmente femminili. Dalla sua veste trasparente si intravede un corpo perfetto di donna, quell’Ofelia che non è mai stata “offesa”, toccata da nessun uomo, ma il suo corpo avrebbe voluto conoscere l’amore, soprattutto quello di Amleto, ma i suoi insegnamenti, la sua educazione gliel’hanno proibito, certo nessuno poteva immaginare che sarebbe morta così giovane e così tragicamente, povera Ofelia! Il suo pianto è forte e lungo, la tristezza la insegue anche da morta, nemmeno la soddisfazione di morire in pace, in tranquillità, solo questo chiede la povera donna: “lasciatemi morire in pace!”.