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Cyrano sulla Luna​​​​​​​, recensione di Giulia Bossi


Cyrano sulla Luna, recensione di Giulia Bossi

 

Breve curriculum
Mi sono laureata in Lettere Moderne presso l’Università degli studi di Milano specializzandomi in Letteratura Italiana Contemporanea e portando una tesi sull’opera giovanile di Elsa Morante (titolo: “La preistoria romanzesca di Elsa Morante: dai racconti del Meridiano a Qualcuno bussa alla porta”), Appassionata lettrice e scrittrice coltivo da sempre un grande amore per il teatro, e ho infatti seguito diversi corsi di recitazione. Unendo le mie passioni scrivo recensioni teatrali.Posseggo inoltre un’ottima padronanza della lingua inglese, avendo trascorso un anno a Londra al termine del quale ho conseguito il diploma Cambridge Cae, di livello C1.

Titolo Spettacolo

Cyrano sulla Luna


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Titolo Spettacolo
Cyrano sulla Luna

Breve sinossi
in "Cyrano sulla Luna" il regista Luca Chieregato riesce a riattualizzare e rendere contemporaneo il personaggio di Rostand, mostrandolo ormai morto e relegato sulla Luna, astro col quale conversa e racconta, recitandola, la sua vita in una sorta di dramma teatrale che aiuta il personaggio a rielaborare le vicende della sua esistenza sotto una nuova luce. Bravissimo l'attore Pietro De Pascalis, che con vitalità ed energia rende con un'ironia a tratti comica la tragedia di Cyrano.

Autore del testo
Giulia Bossi

Città in cui è rappresentato
MILANO

Genere
Dramma

Atti
1

In scena dal...al (date)
dal 31-1-2018 al 11-2-2018

Elenco principali attori
Pietro De Pascalis

Regia
Luca Chieregato


Cyrano: dalla Luna a noi di Giulia Bossi

 

Dal 31 gennaio all’11 febbraio è andato in scena presso il teatro Litta di Milano “Cyrano sulla Luna”, per la produzione Mtm (Manifature Teatrali Milanesi).

Il regista Luca Chieregato riattualizza l’opera di Rostand mostrando al pubblico un Cyrano ormai morto e catapultato sulla Luna, astro col quale lo spadaccino dialoga e da cui guarda la Terra, meravigliosa, azzurra, piccola sfera. Grazie a questo sguardo da lontano, Cyrano può osservare il mondo ridimensionato e narrare la sua vita, rielaborandola attraverso la recitazione alla bianca e oracolare Luna, rappresentata dalle tonde scenografie di Anna Bertolotti e da una suadente voce fuori campo che pone all’eroe domande semplici e al contempo di impossibile risposta.

La vicenda tragica è resa leggera dallo stile vivace e ironico di Cyrano, interpretato da Pietro De Pascalis; fin dall’inizio viene esplicitata al pubblico una modalità espressiva che ha come cifra un’ironia dissacrante e disincantata al contempo, com’è quella di chi è già morto e può vedere con distacco le brulicanti passioni che ne hanno tormentato la vita.

Le caratteristiche del personaggio di Rostand, l’amore per la poesia e la capacità d’eloquio in primis, vengono riprese e riattualizzate: Cyrano si prende in giro e scherza su di sé, parodiandosi con sterili giochi di rime e canzonando il celebre verso sull’amore come apostrofo rosa tra le parole “ti” e “amo” -distruggendo così i luoghi comuni su di lui creati - per poi, man mano che s’inoltra nel fosco delle sue pene amorose, mostrare al pubblico tutta la potenza affabulatoria della grande e vera poesia.

Le scene del dramma ottocentesco appaiono ricontestualizzate nell’oggi; malauguratamente attuale è la scena in cui Cyrano chiede a coloro che sono in fila per lo spettacolo di pagare il biglietto ma tutti, chi per un motivo, chi per un altro, ne risultano esenti: “Io non pago!” è la risposta ricorrente. Ancora, una rivisitazione arditamente moderna è la rappresentazione dell’amore non corrisposto per Rossana attraverso la voce di Vasco Rossi sulle note di “Va bene, va bene così”, canzone che in questo contesto illustra bene la condizione dell’amante rassegnato.

La sofferenza di Cyrano per il proprio aspetto deforme e il sentire il corpo come una gabbia scomoda, “come dei pantaloni troppo grandi che cascano sempre” dispongono il pubblico in uno stato di sintonia e la liricità con cui questi sentimenti vengono espressi porta ad associare la figura dello spadaccino-poeta a quella di Giacomo Leopardi, che, come quest’ultimo, si rivolse alla Luna nel “Canto di un pastore errante dell’Asia” e nell’idillio “Alla Luna”. Altro parallelismo può essere fatto con Astolfo, il personaggio ariostesco che viaggiò fin sulla Luna per recuperare il senno perduto da Orlando.

Novello Orlando, Cyrano pare aver recuperato il senno e riconoscere di essere stato un inetto, giungendo a suggerire che forse le cose sarebbero potute andare diversamente se solo avesse avuto il coraggio di dire la verità, una di quelle verità che non si possono dire perché fanno male - come la verità di dire “ti amo” o “non ti amo più” - oppure, se solo il suo amore per la vita fosse stato più forte dell’amore per la poesia che Rossana gli ispirava.

Il cadetto di Guascogna, nel dialogo con la Luna-pubblico, passa agilmente da comiche narrazioni con tanto di dialoghi marionettistici a intensi monologhi ricchi di pathos e dimostra che il teatro, com’egli stesso afferma in una delle prime battute, “fa divertire, a volte fa annoiare, altre fa riflettere”.

In alcuni momenti ci si dimentica che sul palco c’è un attore e con una vera sospensione dell’incredulità lo spettatore si immedesima nella vicenda, rimanendo alla fine dello spettacolo con qualche lacrima, un cuore gonfio d’emozioni, nuovi pensieri e un sentimento di gratitudine per la bravura interpretativa di Pietro De Pascalis, il testo rivoluzionario di Luca Chieregato e le ammalianti scenografie di Anna Bortolotti.