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IL CASO BRAIBANTI, recensione di Mariella De Santis


IL CASO BRAIBANTI, recensione di Mariella De Santis

 

Breve curriculum
Mariella De Santis è nata sul mare di Bari in un raro giorno di neve nel 1962. Vive attualmente tra Roma e Milano. Pubblica dal 1993 libri di poesia, prosa, teatro. Collabora con artisti, musicisti, case editrici, radio nazionali ed estere. È stata vice direttore di Smerilliana, luogo di civiltà poetiche. È autrice teatrale rappresentata in festivals, rassegne, spazi teatrali.

Titolo Spettacolo
IL CASO BRAIBANTI

Breve sinossi 
Nel giugno 1968, in Italia si apriva il processo medioevale ad Aldo Braibanti – ex-partigiano torturato dai nazifascisti, artista, filosofo e naturalista – “per aver assoggettato fisicamente e psichicamente” il ventunenne Giovanni Sanfratello. In realtà il ragazzo, in fuga da una famiglia autoritaria e bigotta, una volta raggiunta la maggiore età si era deciso a seguire le proprie inclinazioni ed era andato a vivere a Roma con Braibanti. Il reato contestato era di plagio. L'articolo 603 del Codice Penale (Plagio) fu dichiarato costituzionalmente illegittimo nel 1981.

Autore del testo
MASSIMILIANO PALMESE

Città in cui è rappresentato
ROMA

Genere
Dramma

Atti
1

In scena dal...al (date)
9-19 NOVEMBRE 2017

Elenco principali attori
FABIO BUSSOTTI- MAURO CONTE- SAX LIVE MAURO VERRONE

Regia
GIUSEPPE MARINI


IL CASO BRAIBANTI, recensione di Mariella De Santis
 

Il caso Braibanti è nato all’interno della rassegna Garofano Verde – Scenari di teatro omosessuale, a cura di Rodolfo di Giammarco, qui si scrive dell'allestimento proposto allo Spazio 18b in Roma. In scena due attori interpretano i ruoli del maturo Aldo Braibanti (Fabio Bussotti) e del giovane compagno Giovanni Sanfratello (Mauro Conte) ma anche di coloro che a vario titolo ebbero responsabilità nel costituire la materia del processo intentato contro Braibanti dalla famiglia Sanfratello e, liminalmente, anche degli intellettuali che intervennero a favore di Braibanti, sostenendo il diritto alla libera scelta di ognuno. Il sax di Varrone con grande capacità interviene a legare le fasi della vicenda. Lo spettacolo è una intensa prova attoriale e si segnala l'enorme risultato di Mauro Conte che con una recitazione controllata, con un uso del corpo misurato, fa deflagrare la violenza emozionale, fisica e psicologica subita da Giovanni Sanfratello e agita dall'ambiente familiare, medico, legale. I due attori hanno una padronanza dei tempi indispensabile per una pièce retta sulla parola. Il testo drammaturgico di Palmese si avvale di molti relati da atti processuali e cronaca e punta alla nuda evidenza dei fatti. La scena è essenziale e non guasta. Si avverte una regia molto consapevole ma per l'allestimento nel minuscolo Spazio 18b si poteva fare una scelta diversa, non separando tradizionalmente attori e pubblico. Ne avrebbe giovato la visione sicuramente non confortevole ma anche la fusione emozionale. Palmese sceglie di fermarsi alla fine del processo, lasciando solo intuire il seguito che, nella vita reale portò Giovanni Sanfratello ad un'esistenza infelice e marginale. Braibanti continuò la sua attività di intellettuale anarchico seppure in povertà. Forse avrebbe giovato collegare la drammatica vicenda alla conquista civile dell'abolizione del reato di plagio che, seppure nella lunghezza dei tempi giuridici, ne derivò. Da vedere.