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Il cappello di paglia di Firenze - Recensione di Barbara Gualtieri


Il cappello di paglia di Firenze - Recensione di Barbara Gualtieri

      
     
Autore Recensione: Avv. Barbara Gualtieri

 
Breve curriculum: AVVOCATO E DOCENTE. Svolge docenze universitarie, collabora con la cattedra di Organizzazione dello spettacolo Teatrale e Cinematografico presso l’Università di Pisa.  Dal 1994 si occupa di ICT e questioni giuridiche correlate; di proprietà intellettuale ed industriale; di comunicazione. Ha incarichi di docenza e formazione in materia di ICT, proprietà intellettuale, privacy e sicurezza da Istituzioni, enti Pubblici e Privati. E’ Presidente del CSIG www.csig.it  (Firenze); di MDC www.mdc.it (Firenze) e responsabile del Dipartimento Nazionale ICT. Nel 2012 ha ideato la teoria del Theatre Cluster e Green Stage, coniugando nuove tecnologie digitali ed ecosostenibilità.
E-mail: studio@avvocatogualtieri.it  
 
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Titolo Spettacolo: IL CAPPELLO DI PAGLIA DI FIRENZE

 
Regia SANDRO QUERCI
 
Scenografia SANDRO QUERCI
 
 
NOTE SULLO SPETTACOLO
 
Il soggetto tratta della ricerca spasmodica da parte del futuro sposo novello Francesco Leoni di un cappello di paglia fabbricato a Firenze.  L’adattamento di Sandro Querci, che dello spettacolo cura anche la regia e  la scenografia, mantiene intatto il testo di prosa con i suoi malintesi, i  suoi equivoci, i tempi serrati tipici della commedia dell’arte. La prima versione è stata messa in scena principalmente nella versione di prosa. A metà ‘900 Nino Rota trasforma lo spettacolo in una delle opere liriche più rappresentate al mondo. Oggi Sandro Querci lo riporta in scena e  aggiunge brani musicali dello scorso secolo, nati da compositori di livello mondiale. Tra questi: Vivere, Il cappello di paglia di Firenze, La vie en rose, Incantesimo, Voglio vivere così, Donkey Serenade, Verde Luna, ma anche temi da Oscar del maestro Riz Ortolani come I giorni dell’ira, Cercando te, Most of all there’s you. Non manca la celebre More, primo tema italiano della storia della musica ad avere la nomination all’Oscar e a vincere il Golden Globe. Lo spettacolo si inserisce, così, nel percorso artistico-cultural-letterario che Sandro Querci porta avanti da anni (Da Malaparte in poi, La paura e la musa di Luca Scarlini e L’acqua cheta il musical). La scena è costituita da un praticabile in legno che si staglia davanti ad un armadio retrostante. È qui che il gioco dell’equivoco prende forma, grazie ai nove performer che entrano in azione una volta per uno sopra la piattaforma. Chi non muove l’azione scenica del testo interpretato, resta ugualmente a vista, sempre in scena. Le coreografie sono curate da Riccardo Borsini, caposaldo della Compagnia della Rancia con 15 anni di allestimenti come ballerino e capo balletto. Assistente coreografo e coreografo in molti spettacoli di successo, tra gli ultimi: Il borghese gentiluomo regia di Massimo Venturiello, L’acqua cheta il musical.
 
Autore del testo: Autore E. LABICHE, adattamento S.QUERCI
Città in cui è rappresentato: Prato
Genere: Commedia
Atti: 2
In scena dal...al (date): 15/2/2014 al 16/2/2014
 
Elenco principali attori: Francesca Taverni (Cats per la Stage in Germania,  
vincitrice del premio IMTA come Miglior Performer Femminile in Italia con  
Rent, A Chorus line, Mamma mia); Emiliano Geppetti (Con La bella e la bestia  
nel ruolo di Lumière in scena per 12 mesi consecutivi con la Stage Italia,  
Due cuori in affitto, con la Compagnia della Rancia nella versione italiane  
di Jesus Christ Superstar); Camillo Grassi (Protagonista in cinema nel  
pluripremiato Cantando dietro i paraventi di Ermanno Olmi, Pinocchio di  
Roberto Benigni, in Teatro Alcesti, Lisistrata, Il borghese gentiluomo);  
Stefania Fratepietro (protagonista in Fame e vincitrice del Premio come  
miglior Performer italiana, Ciao amore ciao, Il principe della gioventù di  
Riz Ortolani); Fabrizio Checcacci (Pinocchio il grande Musical dei Pooh,  
Zorro il musical, ultima versione originale di Jesus Christ Supersar); Piero  
di Blasio (performer e regista, Ciao amore ciao, Shrek, Alta Società, Hair  
spray, Cenerentola); Elena Talenti (performer completa, debutta con la Stage  
italia in Sister act per poi approdare nel ruolo di Teresa ne L’acqua cheta  
il musical); Claudia Cecchini (lunga permanenza londinese, dopodiché torna  
in Italia ed è Biancaneve in Biancaneve il musical, protagonista in Ladies,  
e ne L’Acqua cheta il musical, nel ruolo di Ida). Coreografie di Riccardo  
Borsini.E naturalmente Sandro Querci, attore, cantante, autore, regista: al  
suo attivo 31 spettacoli di prosa, 12 musical, 6 film, 9 regie teatrali, 2  
regie cinematografiche-Produzione Walters (Barbara Gualtieri),Organizzazione  
Barbara Gualtieri
 
Regia: SANDRO QUERCI


Il cappello di paglia di Firenze - Recensione di Barbara Gualtieri
 
 
      
      

“Il cappello di paglia di Firenze”, capolavoro di completezza.
 
a cura del Prof. UGO DI TULLIO UNIVERSITÀ DI PISA
Docente di Organizzazione dello Spettacolo Teatrale e Cinematografico ITALY FILM INVESTMENTS Amministratore Delegato
MOLISE FILM COMMISSION Direttore
 
Capita di rado, difficilmente di assistere ad uno spettacolo nel quale la prosa (intesa come livello recitativo “da vera prosa”, non quello delle faccette spesso propinatoci in quasi tutti i musical) le musiche, l’interpretazione dei cantanti, siano di così alto livello; quasi mai. Infatti “Il cappello di paglia di Firenze” non è un musical, è altro, oltre.
C’è tutto ciò che si ricerca in uno spettacolo e nei protagonisti: qualità, talento fantasia, non banalità, idee, fantasia e tanta, tanta poesia; senza dimenticare una comicità esilarante che esplode nel secondo tempo con un inciso inaspettato e deflagrante.
La storia la sappiamo, il soggetto tratta della ricerca spasmodica da parte di Francesco Leoni (per l’occasione col nome italiano, da testo originale di Labiche è Fadinard), futuro sposo novello, di un cappello di paglia fabbricato a Firenze.
La scenografia, sempre firmata da Querci ha i presupposti della commedia dell’arte: una pedana e gli attori che muovono tutto lo spettacolo sopra ed all’interno di essa; succede tutto lì “sembrando” quasi a canovaccio.
Musiche e canzoni straordinarie, successi indimenticabili di livello mondiale, dagli evergreen “La vie en rose”, “Voglio vivere così”, ecc, ai più grandi successi di Riz Ortolani come “More”; il tutto ci appare contestuale e ripeto straordinariamente efficace. Da sottolineare il duetto tra lo sposo Querci e la sposa Cecchini, ed un gustosissimo siparietto comico tra la baronessa Taverni ed ancora lo sposo.
Qualche problema fonico che a momenti ha privato lo spettatore di gustare al massimo le interpretazioni dei cantanti, fortunatamente problema superato con l’andare della serata.
Della regia praticamente è già stato detto di sopra, mi soffermerei sui singoli.
Sandro Querci disegna il ruolo con mestiere e carisma, sempre a servizio del ruolo, anche se il testo si presterebbe a licenze ego-istiche. Francesca Taverni passa dalla comicità al commos con una verità disarmante ed una bravura che, nonostante la sua lunga carriera, riesce a sorprendere. Camillo Grassi si serve della fisicità per delineare un suocero burbero e volendo cattivo ma che si fa sempre amare, oserei dire insostituibile. Claudia Cecchini, la sposa, tiene la scena con padronanza ed autorevolezza, credibile nel ruolo della “sposa morigerata” così come nell’inciso “nell’attriciucola facile”. Fabrizio Checcacci garantisce in ogni momento efficacia  e concretezza sia nel canto che nella prosa. Piero Di Blasio, al quale è stato assegnato il ruolo del carattere, spariglia continuamente la scena, prendendo applausi a scena aperta. Stefania Fratepietro porta a casa un personaggio difficilissimo, antagonista femminile della Taverni nel secondo tempo, ora si impone, ora si defila, rasentando (ed uso il rasentando per non essere troppo ridondante) la perfezione. Emiliano Geppetti, miscela con intelligenza il fascino del conquistatore con gli spigoli del perdente cornuto. Elena Talenti sfodera una voce prepotente ed intrigante che lascia sorpresi; rivelazione.
Le coreografie riescono a non far uscire i personaggi dai loro ruoli facendo rendendo i numeri coreografati movimenti naturali compiuti dagli attori.
Insomma uno spettacolo unico che merita lunga vita.