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Le bugie con le gambe lunghe - Recensione di Ilaria ANDALORO


Le bugie con le gambe lunghe - Recensione di Ilaria ANDALORO

      
     
Autore recensione: Ilaria Andaloro

Titolo Spettacolo: Le bugie con le gambe lunghe

Breve sinossi :
Un uomo ingenuo e dignitoso, Libero Incoronato, si ritrova suo malgrado al centro di una serie di squallidi intrighi, che inizialmente rifiuterà, per finire poi con l'adeguarvisi, nel nome di quelle ipocrisie che regolano, purtroppo, la maggior parte dei rapporti umani.

Città in cui è rappresentato: Trento, Teatro Sociale
Genere: Commedia
Atti: 3 o più
In scena dal...al (date): Da giovedì 7 aprile 2011 a domenica 10 aprile 2011

Elenco principali attori:
Luca De Filippo, Nicola Di Pinto, Anna Fiorelli, Fulvia Carotenuto, Carolina Rosi, Massimo De Matteo, Gioia Miale, Giuseppe Rispoli, Antonio D'Avino, Chiara De Crescenzo, Alessandra D'Ambrosio, Carmen Annibale.

Regia: Luca De Filippo


Le bugie con le gambe lunghe - Recensione di Ilaria ANDALORO 
  

   

Recensione 

LE BUGIE CON LE GAMBE LUNGHE     di Eduardo De Filippo

Produzione ELLEDIEFFE
La Compagnia di Teatro di Luca De Filippo
Con:  Luca De Filippo, Nicola Di Pinto, Anna Fiorelli, Fulvia Carotenuto, Carolina Rosi, Massimo De Matteo, Gioia Miale, Giuseppe Rispoli, Antonio D'Avino, Chiara De Crescenzo, Alessandra D'Ambrosio, Carmen Annibale.
Regia: Luca De Filippo
Scene: Gianmaurizio Fercioni
Costumi: Silvia Polidori
Luci: Stefano Stacchini

In scena presso il  Teatro Sociale di Trento – Stagione di Prosa – da giovedì 7 aprile 2011 a domenica 10 aprile 2011.

Recensione:
La commedia, scritta da Eduardo De Filippo nel 1946, rappresentata l’anno successivo al Teatro Eliseo di Roma ed inserita nella raccolta Cantata dei giorni dispari, rovescia, nel suo stesso titolo, il proverbio popolare secondo il quale le bugie con le gambe corte sono quelle dei bambini, quelle puerili, mentre quelle con le gambe lunghe sono quelle degli adulti, quelle che tutti noi dobbiamo aiutare a camminare per non far cadere l'impalcatura della società, come ebbe a pronunciare lo stesso Maestro durante un’intervista a Sergio Romano. Questa drammaturgia rientra dunque nel corpus di capolavori scritti da Eduardo nel dopoguerra, subito dopo il debutto partenopeo di Filumena Marturano, pluripremiato da critica e pubblico. Nella messa in scena della Compagnia di Luca De Filippo il sipario si apre su di una scenografia che incuriosisce per i suoi dettagli fortemente realistici: un interno medio borghese, arredato con minuzia di particolari, con grande balconata aperta su di una panoramica piuttosto triste, data da una grigia successione di palazzi popolari fatiscenti, efficacemente resa dall’effetto ottico-architettonico del trompe l’oeil. E’ questo il soggiorno del protagonista, Libero Incoronato ( Luca De Filippo ) che garantisce allo spettacolo l’unità di luogo e azione, modificata, tuttavia, nel suo aspetto, durante il secondo atto, dove l’ambientazione assume i tratti in bianco e nero tipici dello stile successivo a quello post-bellico. Libero, di mestiere consigliere filatelico, è un uomo semplice e dignitoso, ingenuamente convinto che con la fine della guerra siano scomparse anche tutte le falsità degli uomini, che vive assieme alla sorella zitella Costanza ( Fulvia Carotenuto ) ed è attorno a questo modesto nucleo famigliare che si svilupperà una giostra di situazioni farsesche e grottesche, tutte imperniate sul grande tema del rapporto tra verità e menzogna, in cui saranno coinvolti vicini e condomini, presentati come vere e proprie caricature e macchiette: Benedetto ( Massimo De Matteo ) uomo privo di scrupoli e di moralità, sposato con Olga ( Carolina Rosi ) moglie nevrotica tradita ma a sua volta infedele, la madre di quest’ultima, Cristina ( Anna Fiorelli ) subdola e pettegola all’inverosimile, il signor Peretti ( Nicola Di Pinto ) promesso sposo di Costanza, pignolo e pedante, ed infine Graziella (Gioia Miale ) ex prostituta amata da Libero ma vittima dei pregiudizi di una società falsamente ipocrita. Il protagonista si troverà suo malgrado coinvolto in una serie di squallidi intrighi, magistralmente architettati dai sui vicini, che tenteranno di scardinarne la vita tranquilla, fino a quando lo stesso Libero deciderà, con un colpo di scena finale, di fingere di adeguarsi, anch’egli, alla norma comune, basata sull’ipocrisia e sulla mistificazione dei fatti ( come bene esemplifica la battuta di Cristina Negare, negare sempre, negare pure l’evidenza ) portandola provocatoriamente al parossismo ed al paradosso. Si prenderà così una rivincita, utilizzando lo stesso strumento dei suoi avversari, la menzogna, che lo porterà ad un’amara ma realistica consapevolezza sulle miserie umane: “ (…) non dire mai una verità, lasciala in fondo al pozzo, e quando dici le bugie, le devi scegliere fra quelle che sono di gradimento al tuo padrone, perché se non piacciono a lui sai che fa? Lle spezza ‘e gamme e dice ca so’ ccorte e tu, con il tuo povero asino, corri sperduto e svergognato per il mondo. Se, al contrario, sono interessanti per lui, le aiuta, le fa correre e non le ferma più. Pensa che ce ne sono certe che camminano da quando è nato il mondo.” Lo spettacolo risulta, nel complesso, godibile, leggero eppure solcato da una vena decisamente amara e malinconica; le interpretazioni, nel pieno solco della tradizione partenopea, che trova tuttora nella Compagnia di De Filippo un suo importante testimone, appaiono ineccepibili dal punto di vista dell’espressione vocale, forse meno in quella corporea, che risente di troppa staticità e talvolta di eccessiva enfasi. Tra gli attori emerge decisamente lo stile sobrio, naturale, disincantato ed autoironico di Luca De Filippo, degno erede del padre e le veraci Anna Fiorelli e Carolina Rosi, che bene hanno saputo incarnare i lati peggiori dell’essere donna ma soprattutto la napoletanità dei loro personaggi. Da ricordare, infine, che la commedia ebbe anche una sua versione televisiva e che nel 1990 fu portata in scena, con la regia di Giancarlo Sepe, dai grandi Aroldo Tieri e Giuliana Lojodice.

                                                                                                                                   Ilaria  Andaloro