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GIOVANI ATTORI TRA IONESCO E IL BARBUTI SALERNO FESTIVAL, di Maria CUONO


GIOVANI ATTORI TRA IONESCO E IL BARBUTI SALERNO FESTIVAL, di Maria CUONO

      
     
Autore articolo: Maria Cuono
E-mail: maria.cuono@alice.it

 

Breve curriculum: Giornalista - conduttrice. Direttrice Responsabile di Allinfo Newspage Magazine, di Settimo Livello. Redattore Web.  
Ufficio Stampa

Titolo dell'articolo: GIOVANI ATTORI TRA IONESCO E IL BARBUTI SALERNO FESTIVAL

Sinossi : DOPO L’ANTEPRIMA AL TEATRO NUOVO DI SALERNO LA COMPAGNIA L.A.A.V. SI PREPARA A RICEVERE IL SUO PUBBLICO AL BARBUTI SALERNO FESTIVAL

L’Officina Teatrale L.A.A.V in occasione della chiusura dei laboratori teatrali 2010/2011 ha messo in scena, al Teatro Nuovo di Salerno, uno spettacolo con gli allievi del I Anno del Corso Avanzato di Propedeutica Teatrale Laboratorio Permanente Ragazzi. 

 
     
 

Titolo dell'articolo: GIOVANI ATTORI TRA IONESCO E IL BARBUTI SALERNO FESTIVAL

 


La cantatrice Calva

 

DOPO L’ANTEPRIMA AL TEATRO NUOVO DI SALERNO LA COMPAGNIA L.A.A.V. SI PREPARA A RICEVERE IL SUO PUBBLICO AL BARBUTI SALERNO FESTIVAL
 
 
SALERNO - L’Officina Teatrale L.A.A.V in occasione della chiusura dei laboratori teatrali 2010/2011 ha messo in scena, al Teatro Nuovo di Salerno, uno spettacolo con gli allievi del I Anno del Corso Avanzato di Propedeutica Teatrale Laboratorio Permanente Ragazzi.
 
Gli allievi hanno scelto di presentarsi attraverso undici monologhi (talvolta scritti da loro stessi) in “Monologando”, ovvero Schegge Teatrali d’Autore con note di regia di Licia Amarante e Antonella Valitutti. Dopo “Una notte nel parco”, breve atto unico e “MOVIMENTI” ovvero Lo spazio scenico ed il corpo dell’attore performance di esercizi teatrali, entrambi eseguiti dagli allievi del Laboratorio Permanente Bambini, in anteprima assoluta “LA CANTATRICE CALVA” di Eugène Ionesco con gli allievi del Laboratorio Permanente Ragazzi per la regia di Licia Amarante e Antonella Valitutti. “Sono molto legata al teatro dell’assurdo - spiega Licia Amarante e a me faceva piacere che un gruppo di giovani potesse conoscerlo e interpretarlo, perché è proprio dal di dentro che si comprende la motivazione che ha spinto questi autori a creare questo tipo di teatro: il non senso totale all’interno delle parole. La Cantatrice Calva è fra quelli dell’Assurdo il più difficile, perché è completamente privo di trama. Il gioco primeggia sulle parole che sono ridotte, molto spesso, a puri suoni che vanno ad evidenziare l’incomunicabilità tra le persone. Per questo Antonella Valitutti ha scelto di rendere i ragazzi omologati come dei burattini in modo da non distinguere l’uno dall’altro attraverso il trucco ed i vestiti. Vestire e truccare i ragazzi allo stesso modo è stato anche un modo per dare al pubblico l’idea che non esistono dei personaggi nella Cantatrice Calva. I signori Smith e i signori Martin potrebbero essere il nostro signor Rossi. Sono entità, esseri umani che non hanno una psicologia definita e ciò che dicono è qualcosa di convenzionale. Non ci sono, fra loro, dei veri rapporti umani, non c’è uno scambio d’idee ed è questa una delle letture de “la cantatrice calva”, ma nella parte finale vi è molto chiaro un gioco di parole ed abbiamo voluto dare una forte ritmicità a questo gioco. La parola è un suono, senza alcun significato”. Ma Antonella Valitutti e Licia Amarante hanno trasmesso al pubblico anche un messaggio di tipo culturale. Il loro scopo era quello di far capire che accanto al teatro classico esiste anche un altro tipo di teatro, spesso non rappresentato. “A nostro avviso, - sottolineano - ci rispecchia tantissimo. Il teatro è un grande gioco sia per i bambini  sia per i ragazzi. Ma la parola gioco non significa solo divertirsi, perché ha anche una grande valenza formativa”.
 
Gli interpreti de La Cantatrice Calva sono: Roberta Romano (I Signora Smith), Alessandro Giordano (I Signor Smith), Sara Lisanti (Mary), Francesco D’Elia (I Signor Martin), Chiara John (I Signora Martin), Arianna Apicella (II Signora Smith), Matteo D’Agostino (II Signor Smith), Letizia Cianciullo (II Signora Martin), Luca Romano (II Signor Martin), Michela Cillari (Capitano dei Pompieri), Marika Mancini (III Signora Smith), Rosario Pappalardo (III Signor Smith).
 
Roberta Romano è alla seconda esperienza lavorativa con Licia Amarante e Antonella Valitutti. “Mi ha colpito di più del mio personaggio – spiega - il fatto che cercasse di farsi ascoltare dal marito, ma non ci riusciva, perché lui è un personaggio fondamentalmente invisibile. Prima di’interpretare il personaggio abbiamo fatto una lezione per capire chi fosse l’autore e in che periodo il testo era stato scritto. Abbiamo, cioè, contestualizzato ciò che dovevamo interpretare. A livello culturale mi sento più arricchita, ma anche a livello di esperienza, perché c’è stato un grande lavoro di gruppo. Lo scorso anno abbiamo lavorato sull’individualità, mentre quest’anno dovevamo essere tutti uguali non solo fisicamente, ma anche caratterialmente. Ogni personaggio veniva interpretato da tre attori differenti, ma che dovevano mostrare lo stesso carattere ed essere somiglianti non solo per l’apparenza, ma anche per la dizione e le espressioni. E’ stato difficile, un lavoro allo specchio. Abbiamo lavorato molto su noi stessi. Come monologo, - aggiunge Roberta - ho recitato “La cosa più preziosa”, una poesia scritta da me in un periodo particolare della mia vita.  Mi trovavo al primo ostacolo. Trovavo doveroso incoraggiare me stessa perché mi ero persa. Erano i primi anni della mia adolescenza. Non c’era dialogo tra me e mia madre e comunicavamo attraverso le lettere che le mettevo sotto la porta ed un giorno le scrissi questa poesia”.
 
Alessandro Giordano ha lavorato già diversi anni fa con Licia Amarante e l’amore per il teatro lo ha avvicinato all’Officina Teatrale L.A.A.V., dove ha conosciuto anche Antonella Valitutti.
“Ero in scena con Roberta Romano, – racconta - mia moglie,  che cercava di comunicarmi qualsiasi cosa, ma in realtà non c’era un bel rapporto tra di noi.  Non le rispondevo e continuavo a schioccare semplicemente la lingua e a leggere il giornale. Poi s’incomincia a vedere nel mio personaggio un tratto da saputello che cerca d’imporre le proprie idee. Nella mia scena, c’è anche un attimo di litigio finale. Si vede che è una coppia che non funziona. Ionesco vuole rappresentare che nella nostra società non si comunica. C’è una sorta di caricatura della Società Inglese. Ci si comporta come dei manichini. E’ ciò che volevano rappresentare Licia e Antonella vestendoci e truccandoci allo stesso modo. Ci muovevamo proprio come dei manichini. In “Monologando” – continua Alessandro – ho scelto “L’odore” da G come Gaber di G. Gaber perché la trovavo molto divertente. E’ la disperazione di un uomo che scopre di puzzare e gli crolla, così, il mondo addosso”.
 
Sara Lisanti , che ha recitato in 4 Tempi, lo spettacolo di H. Pinter, adattato e diretto da Licia Amarante, ne “La Cantatrice Calva” è Mary. Secondo Sara, fra tutti i personaggi, Mary è l’unica a trovarsi a metà strada tra il reale e l’alienazione: “Mary è l’unico personaggio che ha toccato ciò che in realtà davvero accade. Ha una passione nei confronti di un pompiere ed essi sono gli unici ad avere un contatto più intimo. Non è stato facile mettere in scena questo testo. E’ stata davvero una bella scommessa”. Il “Natale”, da Due partite di C. Comencini, è il monologo che ha suscitato un particolare interesse nella giovane attrice che ha messo in risalto quanto è frustrante il ruolo dell’amante.
 
Francesco D’Elia è alla sua seconda esperienza lavorativa con Licia e Antonella. “Alla base della coppia Martin, di cui facevo parte, – dice - c’è l’incomunicabilità: il filo conduttore di tutto lo spettacolo. Credo che ciò sia un tema attuale anche tra noi giovani. Il nostro è stato un lavoro fatto davvero con sacrifici e volontà e  mi ha trasmesso emozioni fortissime. Per “Monologando”, Francesco ha scelto una canzone,“L’aquilone” da Vivere o niente di V. Rossi. “L’ho scelta perché amo particolarmente Vasco Rossi – dice –  e, credo, rispecchi la realtà quotidiana”.
 
Anche Chiara John ha preso parte lo scorso anno con l’Officina Teatrale L.A.A.V. alla rappresentazione teatrale “Sogno di una notte di mezza estate”. Secondo Chiara, i Signori Martin possono essere definiti quello che è l’emblema dell’assurdità e della società che Ionesco voleva rappresentare. “Una società  - dice - che crede di essere in comunicazione, ma in realtà non vive, non comunica. Tutta la nostra scena si svolge in un dialogo, con cui ci chiediamo se ci conosciamo, se siamo noi. Si vede, in realtà, che i due personaggi pure essendo marito e moglie, non si conoscono affatto. Non vivono la loro vita. Chiusi nel proprio mondo non riescono ad entrare in comunicazione con l’altro. E’ ciò che più mi colpisce. E’ questa la caratteristica di questo personaggio (I Signora Martin) che in realtà non ha un vero e proprio carattere, un vero e proprio sviluppo psicologico”. Chiara ha scelto di recitare il suo monologo insieme a Marika Mancini “Clitemnestra o del crimine” da Fuochi di M. Yourcenar. “Abbiamo deciso di portarlo in scena al Teatro Nuovo di Salerno, perché entrambe studiamo al Liceo Classico ed è la prima volta che abbiamo letto una versione diversa di questa donna che è stata offesa nel profondo ed ha reagito al suo destino. Il monologo ci è piaciuto molto e così abbiamo deciso di rappresentarlo”.
 
Anche Arianna Apicella è alla seconda esperienza con Licia Amarante e Antonella Valitutti “Abbiamo avuto la ripartizione dei personaggi e nella mia scena – dice - si riprende l’invisibilità del personaggio. Qui, si va nel vero e proprio teatro dell’assurdo. Infatti, la signora Smith vuole andare ad aprire la porta quando in realtà non c’è nessuno. Sostiene la sua tesi anche quando all’evidenza si rende conto che il pompiere ha bussato alla porta. La Signora Smith continua a farsi ascoltare con toni più acuti. Nella prima parte era più pacata. Invece, ora prende una vera e propria voce e inizia quasi a litigare con il marito. Quindi, c’è un conflitto di coppia che si dà voce attraverso lo scontro. Mi ha colpito molto il testo di Ionesco, un autore che ha saputo rendere, attraverso le parole, anche in modo più leggero quella che è la realtà quotidiana”. Arianna ha scritto e messo in scena la poesia “13 b” in cui sono presenti in particolare due figure: quella della collana e quella della nonna. “In questa poesia l’oggetto diventa realtà - persona. E’ assurdo come una pietra possa salvare una persona o una situazione in particolare. Ho voluto far capire come  l’oggetto che si accomuna ad una persona possa salvare tutto ciò che ci circonda”.
 
Matteo D’Agostino, invece, in “Monologando” ha scelto di rappresentare, puntando su un’interpretazione ironica, “Desolazione di un povero poeta sentimentale” da Piccolo Libro Inutile di S. Corazzini. Il conflitto tra il Signor Smith e la Signora Smith ha colpito in modo particolare il giovane attore. “Mi ha molto affascinato Ionesco – spiega – per il suo modo di fare teatro”.
 
Letizia Cianciullo non ha avuto dubbi nell’interpretare il monologo “Io sono una cantante libera” da Ballate non pagate di A. Merini, perché rispecchia un periodo particolare della sua vita: la cantante libera si ribella a tutto ciò che vorrebbero gli altri. “Il personaggio della Signora Martin, - spiega Letizia - come accennato da Chiara John, si alienava dalla realtà. A differenza della I Signora Martin, però, il mio personaggio è più spigliato. Nella mia scena è più chiara l’alienazione alla realtà. I personaggi incominciano a parlare di un fatto che per noi è normale, come quello di allacciarsi le scarpe, mentre per i coniugi Martin rappresenta una tragedia. Per me è stato molto divertente rappresentare la Signora Martin perché fondamentalmente sono riuscita a tirare fuori il carattere che non avevo. Ho dovuto inventare il carattere e farlo uscire sul palco. Per me è stato molto difficile, perché sono totalmente l’opposto della Signora Martin e perciò è stato molto formativo”.
 
Michela Cillari, alla prima esperienza lavorativa con il L.A.A.V., ha scelto di rappresentare “La bambina spazzatura” da Morte malinconica del bambino ostrica ad altre storie di T. Burton. “E’ una delle mie poesie preferite – dice – perché mi rispecchio un po’ in tutti i personaggi di T. Burton. “La bambina spazzatura” è un personaggio un po’ insicuro, malinconico come me. Del mio personaggio nella “Cantatrice Calva” mi ha colpito il fatto di essere diverso dagli altri. Il Capitano dei Pompieri mi è stato presentato, da Licia e Antonella, come un personaggio passionale che esce un po’ dallo schema del salotto borghese. Rappresenta l’assurdità delle funzioni sociali. Il Capitano dei Pompieri ha una relazione con la cameriera e ignora le reazioni dei signori Smith e dei signori Martin che lo guardano come se fosse un personaggio alieno dalla situazione come nella scena degli aneddoti. Lo spettacolo è stato frutto di un lavoro che è durato tutto l’inverno. Tutto ciò ha richiesto molto impegno, ma ci ha dato anche tanto. Le nostre insegnanti ci hanno permesso di conoscerci e lavorare insieme. E’ una bellissima esperienza che ci ha arricchito tantissimo. Tutti noi continueremo a lavorare con Licia e Antonella per ciò che ci hanno trasmesso emotivamente e professionalmente”.
 
Anche Marika Mancini ha recitato l’anno scorso in “Sogno di una notte di mezza estate” e dell’esperienza di quest’anno racconta: “Nella nostra scena la famiglia Smith vuole rappresentare soprattutto la contraddittorietà presente. Sono temi attuali. Infatti, si è parlato dell’insignificanza degli esseri, dell’incomunicabilità tra i personaggi. Mi ha colpito l’ultima scena dove i personaggi urlavano parole, suoni senza alcun significato, che miravano a dare una sorta di morale alla “Cantatrice Calva”. In realtà, non esiste una vera realtà né dei veri personaggi”.
 
Per Rosario Pappalardo il suo personaggio era quello che si distaccava di più dagli altri “Signor Smith”. “Il primo – sottolinea – non aveva un bel rapporto con la moglie, il secondo, invece, aveva un rapporto più forte, quasi di odio. Tra il mio personaggio (III Signor Smith) e sua moglie c’era insieme un rapporto di amore e odio: l’unico presente in tutta l’opera scritta da Ionesco.
Il III Signor Smith a volte tende verso la moglie e a volte se ne distacca. C’è, dunque, una bivalenza. E’ stato davvero emozionante lavorare con Licia e Antonella che ci hanno formato sia professionalmente che culturalmente”.
Rosario Pappalardo ha scelto la “Vita è adesso” in “Monologando” perché ritiene che Claudio Baglioni sia uno dei cantanti decisamente amati o completamente odiati dal pubblico, ma se ascoltato nel giusto modo lo si riesce sempre ad apprezzare e “in questa canzone, Claudio invita le persone a non perdersi, ad andare avanti senza mai abbattersi”.
Le parole dei ragazzi confermano l’idea di Licia e Antonella: fare teatro non è solo pura esibizione, ma crescita umana e culturale!
 
Prossima replica de La Cantatrice Calva, venerdì 19 agosto alle ore 22.30, alla NOTTE dei BARBUTI -CHIESA di SANT'APOLLONIA- SALERNO, INGRESSO euro 10 - Posti limitati.
Scene Salvatore Giordano Woodesign, Make up Artist Arianna Renis. Foto di scena Ivan Romano e Luigi Ruoppolo. Suono Pasquale Faggiano. Grafica Francesca Severino