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Processo a Don Giovanni, di Vittorio CARATOZZOLO

Processo a Don Giovanni, di Vittorio CARATOZZOLO

auto intervista dell'autore

di Vittorio CARATOZZOLO

      
     
Autore articolo Vittorio CARATOZZOLO

E mail diamine2@yahoo.com  

Breve curriculum 
Genova (1960). Maturità Classica in Magna Grecia, lauree a Genova, dottorati a Zurigo e Bologna: passatempi. Una trentina di pubblicazioni, da molto serie a molto facete. Tutto invisibile, senza un passaggio in TV. "Non c'è gusto in Italia a essere ecc. ecc. ". Ottimista per natura, pessimista per esperienza. Domanda più odiata: "Di dove sei?"... Osservazione più odiata: "Tu non sei di qui...".

Sinossi 
Perché scrivere ancora su e di Don Giovanni? Percorsi di lettura/scrittura creativa intorno all'opera di Da Ponte - Mozart.

 
     

Parlando del "Processo a Don Giovanni" (Napoli, Guida, 2009), ennesima opera (teatrale? semi-lirica? pastiche? ciofeca?) ispirata al celebre Libertino, non posso fare a meno di incontrare l'Autore del libro, della cui presenza non riesco a privarmi.
«Dài, chiedimi perché ho scritto su Don Giovanni!»
«E va bene: perché proprio...?»
«.. nel 2003, per caso, ho fatto la comparsa nel "Don Giovanni" messo in scena da Martone/De Rosa a Trento... Ho assorbito l'opera a tal punto da traboccare...»
«... vorresti dire vomitare?»
«Non proprio, ma vedo che hai afferrato il concetto... Insomma, vedere, ascoltare, da dentro e da fuori, partecipando, mi ha fatto venire voglia di giocare con il testo.»
«Giocare?...»
«Beh, la letteratura è essenzialmente una manipolazione, un esercizio di giocoleria con le parole al posto di palline, birilli e clave infuocate...L'obiettivo...»
«... è del poeta il fin la meraviglia?»
«Certo, anche... Se non si crea un'atmosfera, nemmeno il brandy fa
teatro...»
«Questa non l'ho...»
«Lascia perdere... Insomma mi sono messo a scrivere...»
«Sì, ma non è così automatico: uno fa la comparsa in un'opera, e subito si mette a scrivere...»
[Questo Autore dà per scontato che la scrittura sia un fatto "naturale", come se la letteratura fosse "consequentia rerum".]
«No, certo. Ci vuole un certo gusto, un piacere, voglio dire, nello scrivere. Inizia come un gioco... poi ti prende la mano».
«La metti giù facile, tu.»
«La prima variante che mi è venuta in mente, per deformazione professionale, è stata quella ambientata in una scuola superiore. Giovanni è uno studente sciupafemmene che rischia di diventare omicida; le sue vittime gli giocano una burla tremenda per rieducarlo...»
«E la musica?»
«Mi sono messo buono buono alla mia tastiera all-inclusive e ho immaginato le musiche...»
«Come sarebbe a dire? Non ci sono già quelle di Mozart?»
«Sì, ma io ho provato ad arrangiarle in chiave moderna, pop: rock, tango, jazz, blues, country...»
«Sicché hai osato modificare le musiche?»
«E il libretto. Che ho riscritto cercando di attualizzare il linguaggio erenderlo adatto a una scuola superiore.»
«Ad esempio?»
«Beh, hai presente il duello di Don Giovanni col Commendatore?»
«Più o meno...»
«Il padre di Donn'Anna gli dice: "Lasciala indegno, battiti meco!"; Don Giovanni risponde: "Va, non mi degno di pugnar teco!"...»
«E tu invece...?»
«Il Commendatore: "Lasciala stare! Fermati o sparo!", e Don Giovanni: "Che cazzo vuoi, non far lo scemo!"»
«Perché uno studente oggi parla così...»
«Certo...Perlomeno uno maleducato...»
«E allora?»
«Durante questa prima stesura, dedicandomi a immaginare una versione tango di una certa aria del "Don Giovanni" mi si è creata una sinapsi nuova: ho collegato il tema all'Argentina di Borges e degli albori del tango. Ho scritto quindi una versione tanghéra, anni '20, del libretto.»
«"Quindi"... Ovviamente hai rimescolato il tutto...»
«Sì... un cronista di "nera" e una prostituta raccontano gli strani fatti
accaduti anni addietro, commentando scene danzate e talora cantate al ritmo di tango, milonga, ragtime, blues...»
«Nientemeno!... E le musiche? Il libretto?»
«Le musiche... immaginate, come sempre. Ci vuole un vero arrangiatore, raffinato, per suonare le melodie mozartiane in veste argentina. Da lì poi si muove il coreografo per disegnare le sue coreografie. Scenografia notturna, blu, con un faro che illumina a intervalli regolari la scena, una bettola dell'angiporto bonaerense, un lampione, una finestra per la serenata... Il libretto? Quasi inesistente. I due narratori raccontano la vicenda, a vista. Alcune arie, inevitabilmente vengono cantate... in spagnolo, naturalmente...»
«Naturalmente... E il "Processo"?»
«Calma... Prima c'è il prequel...»
«Il pre... che?»
«Il contrario del sequel, della prosecuzione...«
«Vale a dire?»
«Ho pensato: perché non raccontare i movimenti degli otto personaggi principali del "Don Giovanni", due ore prima? Così ho scritto Una notte, a Siviglia, in prosa, senza musica né canto. Ho aggiunto una linguacciuta servetta del Commendatore, che confida a Liebrita (Leporello) i mastrussi notturni...»
«Ferma ferma ferma! I... mastrussi?»
«Ah!... è... genovese, vuol dire i sotterfugi... Insomma Donn'Anna riceve abitualmente, di notte, il futuro fidanzato. La servetta lo confida al sodale di Don Giovanni, il quale poco più tardi si recherà a casa di Donn'Anna, sotto mentite spoglie... e patatrac, qui finisce il mio racconto, e inizia Mozart, con Da Ponte...»
«Sì, ma... Don Ottavio, Donna Elvira... Masetto, Zerlina...?»
«Eh, vuoi sapere tutto?! Ma se non so nemmeno se questo sito mi lascerà pubblicare tutto questo!»
«La Provvidenza Elettronica non ha limiti... Tu racconta... come si arriva, allora, al "Processo"?»
«... ' speeetta! Prima c'è il sequel... La vera storia di Don Giovanni,
raccontata da lui medesimo... anche questa in prosa, non cantata... Un Don Giovanni ormai decrepito viene risvegliato da una voce che lo invita a prepararsi a morire... Egli riceve in vista alcuni spettri del suo passato, ai quali a poco a poco narra come scampò all'Inferno e che vita condusse, privato di nome, potere e ricchezza, sotto le spoglie di Leporello, al servizio di altri Don Giovanni immaginati dagli autori successivi a Mozart.
Nel finale si rende conto di aver scontato l'ergastolo per un crimine da lui confessato in extremis...»
«La morte si sconta vivendo... Or bene, e...»
«... il processo, sì... Vedi, ho sempre pensato che il processo è una sorta di rappresentazione, un gioco delle parti, terribile, in cui chi gioca meglio vince, chi peggio perde. Se tu sei innocente ma il pubblico ministero è più bravo del tuo avvocato, perdi e sei condannato. Così ho ribaltato il ragionamento: se il processo è teatro, il teatro - il testo, per estensione - è processo. Un testo processa i proprio personaggi e i valori morali che essi rappresentano. Allora ho smontato il libretto di Da Ponte (e dunque anche la partitura di Mozart) e ho considerato la serie di interventi di ogni singolo personaggio come il repertorio di notizie intorno ai crimini imputati a Don Giovanni - omicidio, tentato stupro e vilipendio alla religione. Dopo aver sfogliato gli atti del processo ad Andreotti, a Buscetta e a Pasolini, per trarne ispirazione soprattutto stilistica, ho scritto una cornice processuale con P. M., Avvocato difensore, Presidente, Giudici a latere, Cancelliere-pianista...»
«Cancelliere-pianista?»
«Sì, ora ti spiego... Smontato l'intreccio originario, i protagonisti vengono chiamati alla sbarra, per essere interrogati ora dal P. M. ora dalla Difesa. Quando drammaturgicamente previsto e possibile, si esprimono con le parole del libretto, e così invece di parlare cantano, liricamente. Il Cancelliere-pianista li accompagna.»
«Buffo!»
«Sì... Nota che ho sviluppato l'idea già presente nel "Don Juan de Buenos Aires"... La vicenda non è vissuta in diretta da personaggi e pubblico, ma è raccontata, con distanza, tramite un interrogatorio. In altre parole: di solito libretto e partitura sono sacri e intangibili, per cui i registi si scatenano con la drammaturgia (Sellars, Bieito, per es.). Io ho decostruito libretto e partitura, ricostruendoli in forma di dibattimento processuale. La vicenda non è più vissuta in diretta da personaggi e pubblico, ma è narrata alla sbarra, in base a una dialettica domanda-risposta (non di rado cantata) di tipo processuale. E' un lavoro di tipo semiotico: l'intreccio viene smembrato nelle singole storie e suddiviso in base ai diversi punti di vista, tramite una narrazione e una disamina "burocratica" dei fatti, con un vero e proprio interrogatorio nei confronti del Testo. The People vs Don Giovanni, insomma: il Pubblico "sta in scena" e, talora morbosamente, delega i due magistrati nell'accusa e nella difesa del Libertino. Capito?»
«Credo.. credo di sì... E dimmi... Le due arringhe finali, accusa e difesa...»
«Ah, sì... I due magistrati ripercorrono l'intera storia critica relativa al tema "Don Giovanni", citando a favore o a carico testi precedenti, a partire dallo pseudo-Tirso de Molina, passando per Molière, Goldoni, Bertati..., e appoggiandosi su noti commentatori come Francisco Rico, Anthony Burgess, ecc. ».
«E i due "falsi autori" del tuo libro? "Francesco Saraiva Borrelli" e "Antonino Di Pietro"?»
«La collana cui appartiene il libro s'intitola "Autentici Falsi d'Autore",
dunque è d'obbligo indicare nomi fittizi...Io avevo chiesto la prefazione del libro sia all'ex-procuratore di Milano che al leader dell' IdV...cortesemente rifiutarono, ma il loro nome, storpiato, conferisce al falso una verosimiglianza burlesca. Sono icone anche loro, dopo tutto, come Don Giovanni, nei rispettivi campi.»
«E adesso?»
«Adesso... dopo la presentazione di Napoli, in casa editrice, il 29 gennaio, e a Trento, il 18 febbraio, sarò a Genova il 31 maggio, alla Biblioteca "Berio", in bellissima compagnia: il cantante lirico Nicola Ulivieri, reduce dal vero e proprio "Don Giovanni" alla Scala, in gennaio, che ha scritto un simpatico poemetto per il mio libro, e che si presterà per la seconda volta, dopo Trento, a leggere alcuni brani del libro, nella parte che gli è propria, "torchiato" a dovere dall'attrice Silvia Pistilli; avrò l'onore della presenza di Massimiliano Damerini, pianista internazionale, in veste di Cancelliere; presidente-chairman sarà l'ispanista Marco Cipolloni, un mio vecchio compagno di università; infine, un altro antico compagno di studi, Stefano Bigazzi, ora giornalista affermato. Genova è la mia seconda casa, oltre che città natale. Sarà una festa, ti conviene venire!»
«Non potrò mancare, lo sai bene!»
«Ci vediamo là, allora! A presto!»
«A presto!».

Processo a Don Giovanni - auto intervista dell'autore

di Vittorio CARATOZZOLO

 

 

 

Francesco Saraiva Borrelli / Antonino Di Pietro - Processo a Don Giovanni, accusato di omicidio e tentato stupro nell'omonima opera di L. Da Ponte e W. A. Mozart», Autentico Falso d'Autore di Vittorio Caratozzolo, Napoli, Guida, 2009
Genova, Biblioteca Berio, Sala Chierici, 31 maggio 2010, ore 18.00