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Passi di Beckett, di  Carmine Rapisarda


Passi di Beckett, di  Carmine Rapisarda

      
     
Autore articolo: carmine rapisarda
E-mail: rapisardac@libero.it
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Breve curriculum: dottorando di ricerca, docente di lingua inglese liceo, collaboratore giornalista, guida turistica in lingua inglese, scrittore (circa 20 pubblicazioni).

Sinossi: Una possibile chiave di lettura dell’opera teatrale passi di Samuel Beckett non ancora adeguatamente sviluppata è quello esoterica.
La cadenza dei passi,  ed il numero 7 , oltre al numero tre, esageratamente ripetuto ricorda l’antico gioco esoterico della Kubeia sono solo alcuni elementi esoterici.

 
     
 

Passi di Beckett

 

Simboli esoterici in Passi
In Passi
Una possibile chiave di lettura dell’opera teatrale beckettiana non ancora adeguatamente sviluppata è quello esoterica.
In Passi il tentativo di comunicazione operato da Beckett è stato trasferito dalla bocca di Not I (1973) ai piedi di Footfalls (1976) .
La “caduta dei Passi” (come suggerirebbe una traduzione più letteraria dal testo inglese), messo in scena dal regista Salvo Gennuso, ed il numero 7 , oltre al numero tre, esageratamente ripetuto ricorda l’antico gioco esoterico della Kubeia , gioco già conosciuto in Mesopotamia, Egitto, India e Cina, da noi conosciuto come sciancatedda, detto anche la settima campana o la settimana. Un riferimento esplicito al gioco è dato da May quando parla delle ragazze sue coetanee che giocavano “au jeu du ciel et de l’enfer”  
in questo gioco l’iniziato deve raggiungere simbolicamente il cielo partendo dalla terra, non deve uscire dai quadranti che rappresentano il percorso verso il paradiso, così facendo coltiva le sue abilità. Mai si trova a metà del ciclo vitale a differenza della madre che è alla fine, il rapporto spazio temporale coincide con i quadranti o con il numero dei passi.  
Sette sono anche i bracci della Menorah ebraica e rappresentano i cicli vitali della terra: la nascita, la crescita ed il declino degli uomini, degli animali e delle piante, legati al ciclo lunare, al ricrescere della luna e nel percorrere il suo ciclo infinito di nascita e di morte nel Cielo, il suo ciclo è formato di 4 fasi ed ognuna di esse dura all’incirca sette giorni; e May nel rendez- vous in chiesa viene osservata da Beckett con:  “guardatela passare davanti al candelabro, in che modo la fiamma, la luce… come la luna attraverso un nembo passeggero”. Riferimenti alla religione ebraica sono dati dal rimando al lettore che Beckett fa parlando di Mrs Winter. Il lettore implica una scrittura e l’alternanza tra la scrittura e la non scrittura è quella che c’é tra il fuoco bianco della Torah scritta e dal fuoco nero della Torah orale. Ma ancora l’alternanza tra oscurità e luce , il nero come negazione della luce (Nigredo) simbolo di penitenza ed il bianco simbolo di purezza e dell’autorità spirituale (Albedo); ad esse si intercalano solo sfumature di grigio. La caduta dei passi di May è un alternarsi tra il mistico e lo scettico, camminare ai margini è solo per gli iniziati, condizione ideale di compromesso, vediamo a volte May tentennare. Il percorso della vita, ripetitivo fino all’ossessione inizia per May da bambina in una chiesa entrando da Sud , raggiungendo così da penitente l’altare che rappresenta la salvezza, (l’ingresso a Sud scritto nelle prime versioni di Beckett, viene successivamente trasformato in quello a Nord, probabilmente per non caricare l’opera di un significato meramente religioso) percorrendo quindi le linee dei campi magnetici che nell’asse terrestre attraversano perpendicolarmente da Nord a Sud tutte le chiese gotiche orientate entrando da sud May segue il movimento degli elettroni che nella corrente elettrica va in senso opposto, segue invece la direzione del campo magnetico se si entra da nord. Non dobbiamo infine dimenticare in Passi i riferimenti a Michelangelo, mutuati a nostro avviso da Blake, artista che Beckett apprezzava forse più per la carica esoterica che artistica o religiosa, basti citare il riferimento ad Endgame nel momento in cui Hamm rivolgendosi a Clove dice: “I once knew a madman who thought the end of the world had come. He was a painter- and engraver. I had a great fondness for him. I used to go and see him, in the asylum”. Infine il dialogo tra la madre e la figlia scaturisce da un sonno e si cerca il riposo; May ricordiamo è troppo giovane, è sulla quarantina nel mezzo del ciclo vitale mentre per la madre ormai è tardi è ormai prossima alla dipartita in quanto novantenne. Un esperimento sul percorso della vita era stato effettuato da Joyce in Dubliners con la neve che alla fine copre tutti nell’ultimo capitolo detto appunto The Dead , la neve sembra ricordare il velo bianco lasciato cadere non casualmente alla fine della piece per libera scelta del regista Gennuso ma che sembra concludere la vita. I passi sono dunque una metafora della vita , il crepuscolo, la notte; ulteriore conferma è data da Mrs Winter che ricorda l’autunno, le stagioni sono in rapporto così come la madre e la figlia, sono tutti elementi che precludono una fine imminente, così come del resto tutti i personaggi beckettiani, la negazione dell’esistenza Amy non ha notato nulla , non ha visto nulla non ha sentito nulla, perché non c’era mentre Mrs Winter afferma che l’ha sentita rispondere “amen”. Il detto ed il non detto e la presenza assenza chiude la piece. Direbbe Shakespeare il resto è silenzio.