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Milan kundera e T. S. Eliot: un “inedito” Giulio Scarpati di Elena SACCOMANI


Milan kundera e T. S. Eliot: un “inedito” Giulio Scarpati di Elena SACCOMANI

      
     
 
Milan Kundera e T. S. Eliot: un “inedito” Giulio Scarpati
di Elena Saccomani
 
Strano paese il nostro, patria di santi, navigatori e poeti, dove due allievi di Gutenberg stampano,  di passaggio a Subiaco nel loro viaggio verso Roma, nel 1462, il primo libro fuori della Germania; culla della letteratura, di Dante, Petrarca, del “furioso” Ariosto e via via attraversando secoli “bui” ed “illuminati”, “sciacquando panni in Arno” o trascorrendo anni di “studio matto e disperatissimo”; che ha dato i natali a 7 premi Nobel .…
 

Eppure, ogni volta che si parla di rapporto tra italiani e lettura, ci si trova di fronte ad un dato a dir poco sconcertante: più della metà, il 57,7% (sono dati statistici del 2005…) non ha preso in mano nemmeno un libro… Sì, il quotidiano, scorso di fretta tra un cappuccino e un cornetto, soffermandosi sui resoconti delle partite della domenica o su clamorosi fatti di cronaca; le parole crociate distesi su una sdraio sotto l’ombrellone, unico momento, forse, nel quale si alterna ai cruciverba un libro – qualche stabilimento balneare, per la verità, l’estate scorsa ha provveduto a predisporre una sorta di “biblioteca da spiaggia”; le biblioteche viste soprattutto come luogo di studio e non tanto come “strumento” per poter “arricchire” la mente senza la preoccupazione di “spendere” soldi, all’apparenza, inutilmente…
 

Ben vengano allora le manifestazioni come quella presentata dall’ Associazione Teatrale Pistoiese “In Verso Veritas – Poesia, teatro e percorsi del gusto”, otto appuntamenti iniziati a gennaio e che termineranno a maggio, tenutasi negli spazi teatrali della città toscana.
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uello a cui abbiamo piacevolmente assistito giovedì 27 marzo presso la “Saletta Gramsci”, aveva come protagonista Giulio Scarpati, artista ben conosciuto ed apprezzato da critica e pubblico per la sua ormai trentennale carriera divisa, in egual misura e con immutato entusiasmo, tra cinema, televisione e, soprattutto, teatro. Lo spettacolo è stato preceduto da un incontro pomeridiano dell’attore con docenti ed allievi nell’ ambito del Progetto “A scuola di teatro 2008” che aveva come argomento “Lo spazio dell’attore”.
La serata, penultimo appuntamento della terza edizione della rassegna, ha visto Scarpati leggere due “pezzi” a lui molto cari e cioè il racconto “Eduard e Dio”, tratto dalla raccolta “Amori ridicoli” dello scrittore ceco Milan Kundera e una delle liriche più significative della poesia inglese del ‘900, quel “Il Canto d’amore di J. Alfred Prufrock” di T. S. Eliot, del quale Ezra Pound per primo vide la grandezza e l’innovazione, sia nel tema che nel linguaggio; atto di denuncia della disumanizzazione del mondo e dell’aridità spirituale dell’uomo del nostro tempo. Non, dunque, una vera poesia  d’amore, quanto piuttosto un monologo drammatico di un giovane, la cui mente vaga tra le futili immagini della propria vita e della vita del mondo moderno. Prufrock è una sorta di “sostituto” dell’eroe romantico Byroniano che si presenta al lettore del 20° secolo, non “straziato” da passioni interiori né alla perenne ricerca di ideali o aspirazioni: è il tipico “anti-eroe”, così come il linguaggio è l’opposto del “grand manner” dei Romantici; uno stile chiaro, colloquiale, come lo stesso Eliot affermava: la necessità del ritorno ad un “common speech”.
 

Ma ci piace soffermarci soprattutto sulla prima parte dell’ “incontro-spettacolo”, incentrata sul racconto di Kundera, e la prima osservazione che ci viene in mente è che “saper leggere” non è poi una cosa così semplice e scontata… Conoscevamo il pezzo e ci era piaciuto per l’ironia e la storia paradossale dello “strano” rapporto tra il protagonista, Eduard appunto, e la sua, a dir poco “particolare”, religiosità, contrapposto e a confronto con gli altri personaggi principali: la cattolicissima e pudica Alice, ragazza della quale Eduard è innamorato e la figura, quasi grottesca, della direttrice della scuola, avanti con gli anni, apparentemente – e dolorosamente – senza “voglie”, esteticamente al di fuori di qualsiasi “tentazione”, integerrima funzionaria e atea convinta, che non “può” comprendere l’improvvisa “conversione” del giovane. In realtà Eduard “cerca” solo un modo per fingere di “avvicinarsi” alla ragazza che ama, così convinta della sua fede e dei precetti dettati dalla sua religione da non permettere al suo giovane innamorato di spingersi oltre a dei casti baci.
 

Per chi “sa” di teatro, il “tenere il personaggio” per tutto il tempo del “classico” spettacolo teatrale,  è cosa particolarmente difficile perché in ogni figura portata sulla scena vi sono mille sfaccettature che devono essere ugualmente messe in luce con coerenza e padronanza, senza sbavature o tentennamenti dall’inizio alla fine. Ma passare improvvisamente da un personaggio all’altro diventando – in questo preciso contesto – ora Eduard, ora Alice o la direttrice, la bidella o il severo collega; rientrare improvvisamente nei panni del narratore che però non si limita a “raccontare” ma, nel raccontarle, trasmette, contemporaneamente, le sensazioni ed i pensieri dei personaggi dei quali in quel preciso momento narra la storia così incalzante e vivace, è cosa molto, molto più complicata…
E Scarpati è stato, una volta di più, una piacevolissima sorpresa anche in questa occasione, all’apparenza priva di qualsiasi “particolarità” e difficoltà (…che c’è di più banale del leggere un racconto?...): è riuscito a “trasformarsi” in ciascun personaggio, “esteriormente” senza alcuna difficoltà e con briosità e maestria, riuscendo ad essere in alcuni momenti due, perfino tre personaggi contemporaneamente ma, allo stesso tempo, ben definiti e personalizzati, facendo sì che l’attenzione del pubblico passasse dall’uno all’altro come se sul palco agissero più “attori” e non uno solo pronto a “incarnarsi” in ciascun singolo individuo sempre interagente con gli altri.
Il tutto in un continuo crescendo e sempre con la caratteristica che gli è propria e che ben conosciamo: il non essere mai sopra le righe, senza mai “strafare” o essere “eccessivo” anche nei momenti particolarmente ironici nei quali lo spettatore veniva piacevolmente ed inaspettatamente coinvolto partecipando a questa forma di spettacolo che il pubblico ha dimostrato di aver particolarmente gradito con le ripetute “chiamate” in scena dell’artista alla fine.
 

Ci auguriamo che questa sorta di “esperimento”, che per Scarpati stesso è stata una novità, una sfida – Scarpati ama “sfidare” se stesso e mettersi in gioco… - , quasi una “prova generale”, possa diventare a breve una vera e propria tournèe, durante la quale molti possano avvicinarsi a questa forma di teatro “letto” e così accostarsi a loro volta anche alla semplice lettura.
Per il momento attendiamo la nuova fatica televisiva dell’artista, la fiction sulla vita del fondatore della comunità di Nomadelfia don Zeno Saltini, che dovrebbe essere trasmessa a fine aprile sulla rete ammiraglia della Rai.
 
Elena Saccomani