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Antigone Forever, di Rosanna Guaitoli


Antigone Forever, di Rosanna Guaitoli

      
     
 
                     ANTIGONE FOREVER
 
 
Antigone, l’emblema della forza e del coraggio femminile, la donna che si fa scudo del rancore chiusa nella corazza della vendetta, nuda di fronte all’amore. Un’eroina d’altri tempi e pur sempre attuale. Interpretarla è stato per me un onore ed un privilegio ed ancora oggi, a distanza di sette anni, non riesco a liberarmi dalla sua costante presenza dentro di me.
Era l’Aprile del 2002 quando mettemmo in scena l’ “Antigone Jazz Club”, una rivisitazione della celeberrima tragedia greca in una chiave del tutto nuova ed inaspettata in linea con gli atteggiamenti, gli usi e i costumi del nostro tempo, nata dal genio del regista/attore Paolo Perelli.
Tra i fumi dell’alcool ,le canzoni e le tresche clandestine, in un surreale locale di un’improbabile Tebe, si consuma l’odio tra un’Antigone ribelle ed un Creonte amorale e senza scrupoli: un odio sensuale, vacillante, filiale, paterno, disumano e viscerale, un odio che scaturisce dalla totale assenza d’amore di lui e dalla presunzione di rendere l’amore eterno di lei.
Le emozioni si mescolano in una spirale crescente, l’unico barlume di ragione si manifesta nella saggezza di Tiresia e nelle sue fatali premonizioni; ma  nulla potrà la sua lungimiranza di fronte all’ira del nuovo sovrano e la morte di Antigone appare come l’unica soluzione possibile, l’unico modo per mettere fine ad una dinastia condannata e maledetta. Eppure,anche nella consapevolezza di essere vicina alla fine, lo sguardo resta fiero, il respiro trapela nel silenzio di un pubblico assorto, senza traccia di affanno alcuno ed il corpo si muove sinuoso come quello di un felino, finché, una volta inerme non sarà raccolto e portato sulle spalle da un coro invisibile ma vero protagonista di tutta la rappresentazione, senza alcuna musica ad accompagnare una scena che merita di restare muta. Le sottili ed invisibili trame di un Fato crudele hanno ingannato tutti i personaggi lasciando che si illudessero di poter scegliere il loro Destino.
Un ultimo grido squarcia il silenzio: è quello di un Creonte vinto, pentito, colpevole, trafitto dall’affilata lama di un amore mai provato.
Gli attori lentamente si posizionano sullo sfondo come statue di marmo, con il sottofondo di “What a wonderful world”, il sipario cala inghiottendo le loro ombre. Nell’aria soltanto l’eco degli applausi e l’odore dei sogni infranti.