CAMPUS, seminario residenziale estivo, da Stanislavskij alle tecniche lavoro di Grotowski e dell'Odin teatret di Barba
Una settimana di teatro full immersion (ma anche un po' di mare), nella pace della pineta di Marina di Massa
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storia di una capinera
Teatro di Villa Flora – via Portuense 610, Roma – 13 e 15 giugno 2010, ore 20,45 Al termine del secondo anno della nostra “Piccola Scuola” siamo lieti di presentare Storia di una Capinera Liberamente ispirato all’omonimo romanzo (1869) di Giovanni VERGA Il romanzo di Giovanni Verga è in forma epistolare. Suor Maria si rivolge alla sua amica Marianna raccontandole dapprima tutte le sue gioie per la ritrovata, casuale, inattesa libertà e poi confessandole tutta la sua infinita disperazione per essere stata rinchiusa in convento a soli sette anni, disperazione che la porterà alla pazzia ed alla morte. Mai, in tutto il testo di Verga, Maria ci fa intendere di aver perso la fede, al contrario si sente colpevole di un delitto che non ha commesso o di cui comunque non conosce la natura. Mai un atto di ribellione ad una volontà ulteriore che sembra pesarle come un macigno a cui, lei fragile e malaticcia, non ha la forza di reagire…eppure basterebbe…no, quel poco, quella richiesta di alleviare la sua pena resta morta nella sua anima e mai riesce a concretizzarsi in parole, tranne quando, ormai pazza, non sembra crederle neanche il medico che va visitarla l’ultima volta. Questo, in estrema e ovviamente incompleta e lacunosa sintesi, lo struggente testo di Verga. Nella nostra elaborazione siamo partiti da una domanda che crediamo chiunque, nei panni di Suor Maria, si sarebbe posta: perché io ? Cosa ho fatto per meritarlo ? La punizione in assenza di colpa plausibile, in assenza di risposte, conduce inevitabilmente a fantasie per darsi una spiegazione. Ma se la spiegazione non c’è o, ed è questo il caso, la protagonista sembra non vederla mai, allora la vana e infinita ricerca di un perché induce alla pazzia. Abbiamo volutamente evitato un lungo monologo. Il testo di Verga, ridotto e rivisitato, è stato distribuito tra più attrici. Ogni attrice rappresenta un aspetto della personalità, una parte della femminilità repressa e incatenata di Suor Maria. Nella scelta dei costumi ci ha guidato l’annullamento di ogni femminilità: “…mi rattristo non trovando in me che un fagotto di saja nera, dei capelli tirati sgarbatamente all'indietro, maniere rozze, timidezza che potrebbe sembrare goffaggine…” Dunque costumi che annullassero le forme femminili e che rendessero le attrici quanto più possibile uniformi alla vista, lasciando che la recitazione e le azioni fisiche indicassero con forza le diversità tra i vari aspetti della personalità che ognuna doveva interpretare. Per la scena siamo stati lontani da una scenografia naturalistica. Pochi elementi ad indicare che “…si prova uno sgomento invincibile entrando qui…,sentendosi chiudere alle spalle quella porta, vedendosi mancare ad un tratto l'aria, la luce, sotto questi corridoi, fra questo silenzio di tomba e il suono monotono di queste preghiere “… , …” quelle fantasmine nere…s'incontrano senza parlarsi, camminano senza far rumore come se fossero spettri, i fiori che intristiscono nel giardino, il sole che tenta invano di oltrepassare i vetri opachi delle finestre, le grate di ferro. Si ode il mondo turbinare al di fuori e i suoi rumori vengono ad estinguersi su queste mura come un sospiro. Tutto quello che viene dal di fuori è pallido e non fa strepito. Son sola in mezzo a cento altre derelitte…” Poche le musiche e soprattutto un tappeto musicale sempre identico, ossessivo, che indirizzasse lo spettatore sulla strada del crescente delirio di Suor Maria. Con: Federica ANDERLUCCI, Loredana BORLA, Eliana LACOPO, Marta NUCCETELLI, Claudia ROSSINI, Manuela TITTARELLI, Valentina VENEROSO Elaborazione e regia - Sandro CONTE Aiuto regia - Marta NUCCETELLI Musiche - Zbigniew PREISNER |
Locandina Storia di una Capinera 2010
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| locandinastoriadiunacapinera2010.jpg | 45.62 KB |
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Il romanzo di Giovanni Verga è in forma epistolare. 