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la sedia vuota. liturgia della parola per alda merini, recensione di matteo tuveri

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Il Quaderno di Nessuno: Recensioni      

Giugno 2010                                                                

 
 

La sedia vuota.

Liturgia della parola per Alda Merini

Recensione di Matteo TUVERI

  
 

Autore recensione : Matteo Tuveri
Breve curriculum
Matteo Tuveri ha conseguito la laurea in Lingua e Letteratura inglese e
tedesca presso l'Università di Cagliari con una tesi sul Diario poetico
dell'imperatrice Elisabetta d'Austria, che è stata pubblicata da Aracne
Editrice (Roma). Ha inoltre tradotto e curato l'edizione italiana dell'autore
irano-tedesco Navid Kermani Dinamite dello spirito. Martirio, Islam e
Nichilismo. Ha scritto numerosi altri libri e articoli sull'imperatrice
Elisabetta d'Austria e su d'Annunzio.Scrive inoltre a proposito di Studi di
genere, Diritti umani e Politica. E' un giornalista free-lance.,
collaborstore presso numerose testate e redattore per il giornale telematico
www-lucidamente.com. Ulteriori informazioni: www.matteotuveri.it (Sito
Ufficiale)

 

Titolo Spettacolo: La sedia vuota. Liturgia della parola per Alda Merini
Breve sinossi
Il reading,composto da alcune poesie scelte fra la produzione poetica di Alda Merini, ha l’obiettivo di porgere al pubblico la forza intatta delle parole della poetessa scomparsa e di porgere a quest’ultima un omaggio non solo attraverso la lettura delle sue opere, ma anche attraverso l’immaginario dialogo fra poesia e arte visiva, nella fattispecie un dialogo che l’attrice Giulia Marini svilupperà con tre opere scultoree di Francesco Ciusa...

Autore del testo: Alda Merini
Città in cui è rappresentato: Cagliari

Genere: Dramma
Atti: 1

In scena dal...al (date): 26/06/2010
Elenco principali attori: Giulia Marini
Regia: Giulia Marini, Matteo Tuveri

 
 

Recensione:

La sedia vuota. Liturgia della parola per Alda Merini

Il reading, breve e intenso, è stato concepito come un dialogo fisico e
logocentrico con le opere di Francesco Ciusa custodite nella "Sala sarda"
della Galleria Comunale di Cagliari. Infatti un triangolo ideale si va
formando lentamente fra le tre statue di Ciusa (La tessitrice, Il bacio e La
madre dell'ucciso) grazie alla parola carnale, profonda e colorata di Alda
Merini. Un crescendo di sentimenti, all'inizio leggeri e quasi non sentiti,
si fa spazio attraverso gli occhi e le orecchie dei presenti mentre
l'attrice, Giulia Marini, semplicemente posta dinnanzi alla prima delle
statue, legge i versi della poetessa dei Nsvigli. Mentre l'attrice abbandona
la prima statua, accompagnata dal silenzio, dopo una lunga lettura di versi
ondeggianti e infuocati, lo sguardo è guidato lentamente verso il gruppo
scultoreo de "Il bacio", la cui bianca superficie accoglie con morbidezza e
sensualità l'attenzione del pubblico e la forza delle parole lette. Se c'è
una mancanza, fra la seconda e la terza parte, corrispondenti perlappunto
alla seconda e terza statua del Ciusa (Il bacio e La madre dell'ucciso),
quella è la mancanza di una musica corposa e sensuale come un tango di
Piazzolla, corrosivo e lento come le parole esposte e regalate al pubblico.
Ma il silenzio può di più, a volte, di una sonorità aggressiva, e mentre
l'attrice si accosta a La madre dell'ucciso, scultura intensa e fredda al
medesimo tempo, ci si rende conto che lo sguardo è focalizzato al centro
esatto dello spazio visivo dove si forma una sorta di cerchio magico, un
ideale rito di passaggio fra i sentimenti della creazione artistica,
dell'amore e del dolore che catturano e non lasciano scampo se non davanti
all'immagine dell'attrice che iginocchiata davanti alla "sedia vuota", sulla
quale sono state poggiate due ali inermi e vuote di vita, legge l'addio
all'uccello ferito al quale la vita ha tagliato la gola dopo avergli permesso
l'ultimo canto. La sensibilità dimostrata dall'attrice Giulia Marini
corrisponde perfettamente, con il suo modo asciutto e privo di manierismi,
con le intenzioni e il carattere della poetessa scomparsa. Un'esperienza
multisensoriale che è raro vedere e ascoltare in luoghi così elitari come i
musei.

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