| | AutoreRecensione0: Alessandro Pesce Titoloopera0: LA TEMPESTA AutoreTesto0: WILLIAM SHAKESPEARE Teatro0: TEATRO COMUNALE Cittadirappresentazione1: PIACENZA Genere0: Commedia Lingua0: Italiano Atti0: 1 inscena0: 18 / 20 dic Cesena, Teatro Bonci,7 / 10 gen Ferrara, Teatro Comunale,12 / 14 gen Thiene, Teatro Comunale,15 / 17 gen Treviso, Teatro Comunale 19 / 20 gen Correggio, Teatro Asioli,22 / 24 gen Massa, Teatro Guglielmi,26 / 31 gen Genova, Teatro della Corte,2 > 14 feb Torino, Teatro Carignano,16 / 17 feb Pisa, Teatro Verdi 20 / 21 feb Novara, Teatro Comunale,23 feb Cuneo, Teatro Toselli,25 / 26 feb Mantova, Teatro Sociale,28 feb Grosseto, Teatro Moderno,2 / 3 mar Fermo, Teatro dell’Aquila,4 / 7 mar Ancona, Teatro delle Muse,9 / 10 mar Parma, Teatro Due,13 / 14 mar Campobasso, Teatro Savoia 16 / 18 mar Fano, Teatro della Fortun Regia0: ANDREA DE ROSA PrincipaliAttoriinscena0: UMBERTO ORSINI, FLAVIO BONACCI, ROLANDO RAVELLO, RINO CASSANO
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| | Recensione0: Dalla leggendaria edizione strehleriana della fine degli anni 70 in poi,LA TEMPESTA ha conosciuto moltissime messinscene nel nostro paese, se ne sono occupati Carlo Cecchi ,Giorgio Barberio Corsetti , Antonio Latella e molti altri, compreso uno spettacolo di marionette basato su una traduzione in napoletano firmata da Eduardo, di cui c'è una minima traccia anche in questa nuova edizione. Tale fortuna nell'immaginario dei registi è dovuta di certo alla forza simbolica e misteriosa del capolavoro scespiriano. Come non trovare, infatti, spunti motivazioni e metafore nella vicenda di Prospero, re usurpato che, trovato riparo in un'isola con l'uso dei poteri magici, scatena la tempesta perfetta che riporterà pace e giustizia? Andrea De Rosa ne dà una lettura molto onirica ,cupa, desolata ,ma anche ,almeno nelle intenzioni, calata negli abissi e nei labirinti della mente dove i personaggi si perdono, illudendosi di ritrovare la pace dell'anima, ma che alla fine si arrendono: la vita è un sogno, anzi, è un incubo.. Nello spettacolo , la vicenda e i suoi binari narrativi convivono nella medesima scena che appare opprimente come certe visioni notturne: tutti i personaggi si muovono in palcoscenico intorno a un lettino d'ospedale, giaciglio per sogni angoscianti, e , sullo sfondo, una tenda rosso scuro riflette gli effetti creati dal Mago , ex vecchio duca di Milano, la cui bacchetta magica non è che un bastone da vecchiaia. Il Prospero di Umberto Orsini è dilaniato dai fantasmi del passato, e il suo finale abbandono dei poteri sa più di pessimismo che di raggiunta pacificazione. Quanto agli altri personaggi principali, il selvaggio Calibano , nell'interpretazione di Rolando Ravello, è lontano dal lepido tribale e ributtante servo dai bassi istinti che abbiamo visto altre volte, è un essere malinconico e naif, della cui originaria primitività rimane solo il il continuo toccarsi i genitali.. Lo spiritello Ariel , invece, aiutante di Prospero nelle magie, quasi sempre rappresentato, nelle altre edizioni, come creatura vivace e eterea , è un anziano ( l'attore Rino Cassano) che ne ha viste di cotte e di crude come il suo padrone, e vuol essere sì, sciolto, ma non tanto-sembra- per anelare alla libertà, quanto per stanchezza infinita e mal de vivre. Ma l' affascinante idea del regista Andrea De Rosa , un giovane che già ci ha dato folgoranti prove, avrebbe funzionato meglio, a mio avviso, se avesse puntato un po' di più sul versante visionario. Non tutto è teso, non tutto è plausibile , lo spettacolo ha un ritmo altalenante, e soltanto nell'ultima parte trova i suoi momenti più persuasivi. Alessandro Pesce |