...sulle tracce di E. Barba, J.Grotowski e T. Kantor

Laboratorio Teatrale, Scuola di Teatro e Seminari a Roma

 

La Ballata del Vecchio Marinaio di Coleridge al SEMINARIO TEATRALE RESIDENZIALE ESTIVO

 

6 GIORNI di teatro full immersion

 tra le COLLINE DEL CHIANTI al Norcenni Girasole Club 12 - 19 agosto


Il seminario residenziale di 6 giorni ha come testo di riferimento LA BALLATA DEL VECCHIO MARINARIO (1798) di COLERIDGE,  che rivivremo nella pratica: dalle Azioni Fisiche del primo Stanislavskij, alle tecniche di J. Grotowski e dell'Odin Teatret di Eugenio Barba . Breve performance finale.



 

NARDON: Proposte per fare teatro nella scuola

 
Il Quaderno di Nessuno
newsletter di saggi, letteratura e documentazione teatrale

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Alessandra NARDON: Laboratorio teatro – Proposte per fare teatro nella scuola

Dino Audino Editore, Roma 2013.

   
 

Alessandra Nardon, Laboratorio teatro – Proposte per fare teatro nella scuola, Dino Audino Editore, Roma 2013.

Siamo lieti di presentarne l'introduzione.

Per la sua struttura narrativa il libro si propone come una sorta di manuale atipico. Infatti la prima parte è scritta in forma di diario e propone una settimana di attività con un gruppo di adolescenti in ambiente scolastico. La seconda parte si occupa della messa in scena di uno spettacolo con indicazioni e consigli. Nell’ultima parte, più specifica, ampio spazio è lasciato agli esercizi.

Tutto il testo è supportato da un approfondito apparato scientifico di note ed è corredato da materiali scaricabili anche dalla rete al sito della Casa Editrice.

 

Alessandra Nardon, nata a Gorizia, si è laureata in Filosofia della Scienza all'Università degli Studi di Trieste. Insegna materie letterarie nella scuola secondaria di primo grado.

Ha frequentato i corsi di dizione e recitazione all’IDAD (Istituto d’Arte Drammatica) di Trieste. Inoltre ha approfondito le proprie competenze con corsi e seminari di dizione e tecniche teatrali presso il Teatro Nuovo Giovanni da Udine e il CSS Teatro Stabile di Innovazione del FVG, con seminari sulla tecnica di Stanislavskij al Teatro Stabile di Verona e sul teatro-danza tenuto da “Quelli di Grock” di Milano, con laboratori e seminari per insegnanti ed educatori (La Baracca Testoni, Bologna).

Da anni si occupa di teatro nella scuola coniugando questa passione con il suo impegno professionale.

Recentemente è uscito il suo libro “Laboratorio teatro – Proposte per fare teatro nella scuola”, edito da Dino Audino di Roma.

 

Ringraziamo l'autrice Alessandra NARDON per averci inviato il materiale da pubblicare.

Buona Lettura

TdN redazione

 

   
 
Alessandra NARDON: Laboratorio Teatro, proposte per fare teatro nella scuola
Dino Audino Editore Roma 2013
 
Introduzione
 
 

Queste pagine sono il frutto di un’attività o meglio una “pratica” iniziata diversi anni fa.

La scelta di svolgere attività teatrale nella scuola, in particolare nella scuola secondaria, è una proposta spesso “coraggiosa” perché, inevitabilmente, toglie spazio al curricolo e rischia di non essere compresa se viene considerata come qualcosa in più rispetto ai percorsi formativi e didattici, ben che vada un piacevole diversivo per realizzare un saggio di fine anno ma dopotutto “la scuola è un’altra cosa”.

Le obiezioni maggiori vengono spesso dagli stessi insegnanti e, a volte, dalle famiglie. A livello istituzionale, invece, l’importanza dell’educazione

teatrale è riconosciuta e sostenuta, come dimostrano i protocolli di intesa del MIUR con gli Enti teatrali. Ciò che in questo libro intendo sostenere è che fare teatro a scuola rappresenti una grande risorsa perché si riflette positivamente sul rapporto dell’alunno con l’impegno scolastico e favorisce delle dinamiche interpersonali che, spesso, nella pratica tradizionale non si manifestano o sono addirittura ostacolate.

Ho concepito il lavoro avendo in mente soprattutto quella fascia d’età che va dai dieci-undici ai tredici anni, cioè l’età di quegli alunni che frequentano la scuola secondaria di primo grado o scuola media, come in maniera affettuosa mi piace ancora chiamarla. Sull’argomento teatro e scuola c’è infatti molta letteratura attenta e competente ma, nella maggior parte dei casi, si rivolge a insegnanti e operatori della scuola primaria e dell’infanzia più aperte, anche per il tipo di organizzazione, ad accogliere simili proposte.

Nella mia esperienza di insegnante ho potuto constatare che la scuola secondaria di primo grado costituisce un segmento fragile del sistema scolastico italiano e non solo per quanto riguarda il tema qui trattato. La scuola primaria si è rinnovata negli anni e ha messo in atto strategie e metodi più attenti ai cambiamenti della società. La scuola superiore, pur non avendo vissuto particolari stravolgimenti1, polarizza l’attenzione della società (famiglie, mondo del lavoro, media ecc.) perché intesa come tappa fondamentale, momento serio (qui non si gioca più!) e conclusione di un ciclo di istruzione. Tra esse la scuola media viene vissuta come fase di passaggio, non più “affettiva”, a misura di bambino ma non ancora ben orientata verso l’esterno. Mi suggerisce l’idea di una scuola “sospesa” in una zona in cui non ci sono più bambini ma non si trovano ancora “ragazzi grandi”. Una scuola che, da un lato si ispira ai criteri innovativi espressi nei programmi del ’79 che implicherebbero una didattica flessibile ma, dall’altro, è ingessata in un’organizzazione disciplinare e oraria che rispecchia la scuola secondaria di

secondo grado. Oltre a ciò si deve dire che appena a questa età i ragazzi incominciano a sviluppare la capacità di astrazione e non sempre riescono a cogliere le sfumature e i distinguo, legati come sono ancora ad una visione del mondo non problematica che dia loro delle certezze anziché dei dubbi. Questa scuola dovrebbe avere una sua specificità. Per superare almeno in parte le contraddizioni cui si è fatto cenno nasce la sperimentazione, si mettono in atto dei progetti che con una certa fatica e molta determinazione in tante scuole medie d’Italia sono portati avanti. Le esperienze riportate in questo libro appartengono a quel modo di vivere e operare nella scuola secondaria di primo grado che è ancora scuola dell’obbligo, ma che troppo spesso perde per strada gli elementi più deboli e svantaggiati. Il lavoro attraverso il teatro contribuisce a sviluppare la creatività anche e soprattutto in questi ragazzi, offre loro l’occasione di porsi di fronte a un problema in modo originale esercitando la pluridimensionalità dell’intelligenza e, infine, stimola e rinforza la motivazione. Il teatro è gioco, è “far finta di” ma, nello stesso tempo, è espressività, comunicazione di sé e delle proprie emozioni, immedesimazione in situazioni verosimili. Se in questo libro vengono proposte delle tecniche teatrali e delle riflessioni utili per l’acquisizione di un metodo di lavoro sul teatro, non ho mai dimenticato che, come insegnanti, non siamo chiamati a formare attori ma uomini e donne e che quindi le nostre priorità non saranno quelle di raggiungere una perfezione interpretativa ma, come cercherò di chiarire, avranno altri scopi2.

Allora perché fare teatro a scuola? Questa è la domanda che mi sono posta fin dall’inizio e che ho sempre ben presente. Vi sono infatti degli argomenti molto validi a favore del fare teatro a scuola, cercherò di riassumerne alcuni:

• innanzitutto l’uso di più linguaggi, verbale, gestuale, musicale, pittorico contribuisce a facilitare la comunicazione;

• il fatto di interessare diversi mezzi espressivi permette di coinvolgere altre discipline scolastiche;

• il teatro sviluppa la fantasia e la creatività per la sua peculiarità di “suggerire” un messaggio piuttosto che “darlo già confezionato” e, in tal senso, si contrappone alla effimera fruizione della società delle immagini;

• la recitazione consente di sviluppare abilità relative alla produzione orale: costringe a lavorare sull’emissione della voce, sulla respirazione, sulla dizione, sul ritmo e sull’intonazione, cose che, troppo spesso, vengono trascurate;

• lavorare su un testo teatrale permette di sviluppare abilità relative alla produzione della lingua scritta;

• infine, sembra quasi scontato ma è bene precisarlo, fare teatro a scuola è un modo per avvicinare i ragazzi in generale al testo scritto e, in particolare, alla letteratura.

Oltre a questi obiettivi di tipo didattico che la prassi del teatro persegue nella scuola, ve ne sono altri, formativi, che brevemente indicherò:

• l’immedesimarsi nella situazione scenica, oltre ad essere un divertente gioco di ruolo, è, per l’alunno, uno stimolo alla partecipazione scolastica con importanti ricadute sulla motivazione allo studio;

• l’attività teatrale favorisce rapporti basati sulla collaborazione tra alunni e rafforza un legame affettivo-collaborativo con l’insegnante che non perde il suo ruolo di educatore e guida, ma lo rafforza perché i ragazzi riconoscono e rispettano l’adulto che si mette in gioco, che partecipa all’azione e non la osserva semplicemente da fuori;

• cimentarsi su un palcoscenico, anche solo scolastico, permette di sviluppare l’autocontrollo in situazioni di emotività e di capire quali sono le proprie capacità di reazione in una situazione eccezionale;

• questo tipo di attività educa all’acquisizione e al rispetto delle regole, al riconoscimento personale e degli altri in un rapporto di convivenza civile.

Il libro è strutturato in tre parti: la prima descrive in forma di diario una settimana di laboratorio di teatrocon una classe di pre-adolescenti.

Si tratta di un tipo di apprendimento a mediazione sociale in cui l’alunno partecipa attivamente alla costruzione di conoscenze4, a differenza di quanto avviene nel modello tradizionale della lezione frontale e della trasmissione di contenuti in cui il ragazzo svolge un ruolo per lo più passivo, un tipo di modello didattico che in molti casi ha come effetto una difficoltà di comprensione dei contenuti, un atteg-giamento di scarsa motivazione e di rifiuto con conseguente frustrazione e abbandono del compito5.

Nella seconda parte è descritta l’esperienza della nascita di uno spettacolo corredata da risorse per la messa in scena (bozzetti per fondali e costumi).

Infine, la terza parte propone gli esercizi che vengono svolti durante i laboratori teatrali, assieme ad altri da utilizzare in ambiente scolastico.

In conclusione devo spendere qualche parola a giustificazione del genere scelto per divulgare informazioni e suggerimenti di tipo tecnico: il diario. Si tratta, ovviamente, di una simulazione perché i nomi dei ragazzi sono inventati, le situazioni, pur verosimili e tratte dalla vita vera, sono una creazione narrativa. La realtà e l’esperienza mi hanno fornito l’occasione per scrivere queste pagine. L’idea dell’artificio letterario al quale sono ricorsa mi è venuta dall’opera del regista e teorico russo Stanislavskijil cui sistema ha contribuito per buona parte alla mia formazione teatrale. Ho ritenuto che questa forma rendesse la lettura più piacevole senza nulla togliere alla serietà dell’argomento e che il fatto di aver ricreato delle situazioni di vita scolastica che molti colleghi sentiranno come proprie potesse rendere più condivisa la proposta7.

 

   1 Il riordino dei licei e degli istituti superiori è cosa troppo recente per aver già segnato in maniera significativa questo corso di studi.

2 Prima di mettere in scena uno spettacolo (e non è detto che ci si arrivi) i ragazzi verranno coinvolti in un’attività laboratoriale che comprenderà una serie di esercizi e giochi, riflessioni e attività di tipo interdisciplinare la cui finalità è quella di uscire dai condizionamenti e dalle inibizioni, di favorire lo sviluppo della creatività personale e di gruppo, di stabilire un clima di collaborazione e rispetto tra i soggetti che entrano in gioco (ragazzi e insegnanti). Svolto come attività ludica di gruppo, senza la costrizione di recitare, di dover essere degli attori, il lavoro propedeutico farà emergere la naturalezza dell’azione, il gesto spontaneo e i ragazzi saranno maggiormente coinvolti in ciò che stanno facendo. È comunque necessario non forzare i tempi, il ragazzo che non partecipa o che disturba con il suo comportamento lo svolgimento del laboratorio deve essere richiamato al rispetto delle regole ma, nello stesso tempo, si asseconderanno le sue scelte: il vedere che gli altri si divertono e che l’esclusione a cui si è costretto da solo non produce alcun risultato nella maggior parte dei casi lo porterà verso gli altri

3 Alcune precisazioni sull’origine del laboratorio teatrale. L’idea si sviluppa dall’esperienza e dalle teorie degli Studi del Teatro d’Arte di Mosca, fondato da Stanislavskij e dal critico Nemirovič-Dančenko. Il Teatro fu inaugurato il 14 ottobre 1898 mettendo in scena un’opera di Tolstoj ma il lavoro che divenne il simbolo della rivoluzione operata da Stanislavskij fu Il gabbiano di Anton Čechov. Ben presto Stanislavskij si rese conto che non era possibile perseguire intenti di ricerca teatrale mentre gli attori erano quotidianamente impegnati nelle prove degli spettacoli e aprì i suoi Studi (il più famoso quello di via Povarskaja) dove, tra gli altri, lavorò Mejerchol’d, il creatore del sistema educativo della biomeccanica teatrale. Come strumento di innovazione teatrale l’idea di laboratorio informa anche l’opera del regista polacco Jerzy Grotowski. Il laboratorio è il luogo dove è possibile prendere coscienza di sé e nello stesso tempo relazionarsi con gli altri in un processo di messa in gioco degli strati più intimi del proprio essere e del proprio vissuto. In un momento successivo l’italiano Eugenio Barba, allievo e braccio destro di Grotowski, con l’Odin Teatret di Oslo svilupperà le idee del maestro basate sul lavoro laboratoriale ed elaborerà una concezione del teatro basata sul lavoro di gruppo in cui vigano i principi dell’autodisciplina e dell’autoformazione.

4 È il punto di vista del costruttivismo che propone la didattica del fare, delle esperienze, compito dell’insegnante è quello di mettere gli alunni nelle condizioni di sperimentare e mettere in pratica ciò che già sanno per giungere poi ad una conclusione. Questo significa concentrare l’attenzione sui processi di apprendimento del ragazzo piuttosto che sui risultati, in un processo di acquisizione di competenze più che di contenuti fini a se stessi. Va da sé che quando si costruisce si costruisce su qualcosa ma questo qualcosa non deve essere il punto di arrivo ma l’input per quel “saper fare” che costituisce il motore di un continuo processo di implementazione del sapere.

5 In maniera più precisa si potrebbe dire così: il teatro laboratorio è un elemento strutturale della ricerca e della pedagogia teatrale e costituisce un modello di intervento formativo che non solo tiene conto ma privilegia la dimensione della corporeità, della relazione e del linguaggio simbolico. In questo senso il laboratorio teatrale si determina e precisa nei contesti che vedono in primo piano i processi di formazione e di recupero (la scuola, l’handicap, la terza età istituzionalizzata, il carcere).

6 Konstantin S. Stanislavskij, Il lavoro dell’attore su se stesso, Laterza, Bari 1956. Konstantin S. Stanislavskij, Il lavoro dell’attore sul personaggio, Laterza, Bari 1993.

7 Il riferimento a una tecnica teatrale non significa però che l’impostazione dei laboratori debba seguire unicamente un tipo di metodo. Infatti, proprio per il suo valore formativo il fare teatro a scuola non è legato ad alcun sistema ma ne utilizza diversi in una maniera, per così dire, eclettica

   
   

 

 

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