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Strange fruit, recensione di Laura BELLI


Strange fruit, recensione di Laura BELLI

la vita di Billie Holiday
 

 

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Laura Belli

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Titolo Spettacolo
Strange fruit

Breve sinossi
Strange fruit - la vita di Billie Holiday

Autore del testo
Regia e drammaturgia di Monica Menchi

Città in cui è rappresentato
Pistoia

Genere
Dramma

Atti
1

In scena dal...al (date)
19/07/2018

Elenco principali attori
Monica Menchi: attrice narrante
Cantanti: Rebecca Scorcelletti, Antonella Grumelli, Silvia Benesperi.
Pianoforte e arrangiamenti di Daniele Biagini.
Basso di Alessandro Toland Antonini
Sax di Matteo Fagioli

Regia
Monica Menchi



Strange fruit, recensione di Laura BELLI 

la vita di Billie Holiday
 

 

 

È andato in scena ieri sera, nell'incantevole scenario della Fortezza Santa Barbara di Pistoia, uno spettacolo che ha scandagliato la storia dello "strange fruit" Eleanora Fagan, o Elinore Harris, o Lady Day, o Billie Holiday. Insomma, già dalle premesse un compito non facile. Inoltre, portare sul palco musica e narrazione può rivelarsi una pessima scelta se il regista non riesce ad accordare recitazione parlata e recitazione suonata/cantata per ricreare un sinfonico incontro. Spesso la somma di più bellezze può creare un tutt'uno distonico e l'aver scelto con cura l'impostazione di ogni singolo gesto, di ogni pausa e passaggio fra un registro e l'altro ha ben reso in questo spettacolo l'attenzione prestata nel calarsi nel mondo della protagonista.
La figura di Billie Holiday è stata dai grandi dello spettacolo più volte omaggiata, scrutata e studiata da ogni angolazione; è stata portata sul grande schermo da produzioni famose così come è stata narrata in molti testi. Ma chi è Billie? Billie è il blues? Billie è il jazz? Oppure, così come l'uno è parte dell'altro, Billie è lei stessa e tutti quelli che la circondano allo stesso tempo?
Billie è l'icona di entrambi, ma sarebbe semplicistico ridurla alla figura di artista che negli anni '30 del secolo scorso si è nutrita del melanconico e corale neonato sound afro-americano e lo ha fatto suo fino a diventarne indiscussa dea nell'olimpo musicale, venerata fino ai giorni nostri. La vita di Billie è il manifesto ideale della nascita di questi generi musicali; come loro la sua esistenza si fonde e confonde con l'esterno, fatto di crisi economica, di razzismo, di povertà, di voglia di riscatto smorzata dalla consapevolezza e dalla melanconia.
Ma il jazz e il blues non furono altro che un'evoluzione nel panorama musicale, un solo apparente salto a piè pari della musica occidentale. Entrambi nacquero riportando in auge le variazioni melodiche e strumentali bizantine e arabo- gregoriane, in un'esplorazione nuova nel fertile terreno musicale nel quale stavano germogliando. Dettero voce, la aggiunsero libera dai severi vincoli espressivi, alle emozioni che certe vibrazioni strumentali potevano dare.
Ecco che il palco della Fortezza diventa il mondo ghettizzato dei neri e dei bordelli di New Orleans, dove dalla coltre di fumo dei locali spunta un barlume di speranza di vita: la musica. Il suono che cerca il suo posto in quel panorama sociale, ai tempi pieno di sofisticatissima musica da salotto borghese per chi non fosse un reietto di colore di New Orleans, è la casa di Billie. Una donna che nasce in una culla piena di spine, una sorta di incubatrice premonitrice di quella bambina che già sente di aver molti più anni di quanti ne siano passati dalla sua nascita.
"God bless the child: Dio benedica il bambino che può avere sé stesso" canterà Billie una volta raggiunto il successo. Quello stesso Dio che non aveva fatto capolino nella sua, di vita. Ma lei canta, canta tutte le notti, per sopravvivere. La sua voce la spinge su quell'altalena che lei spera un giorno la lanci oltre la siepe. Non importa se si romperà il collo, il resto del mondo l'ha violentata più volte anche nel tenerla cruentemente accanto alla morte quando lei era solo una ragazzina. Ma nell'attesa che quella corda si spezzi canta Billie, racconta il suo mondo, e si fa accompagnare - non riuscendo a cambiarlo - dall'alcool e dalle droghe. Sa che vuole correre oltre quella siepe e sceglie i compagni più adatti per farlo rapidamente. Andrà a ritrovare suo padre e sua madre che per tutta la vita ha sognato non dover vedere appesi come strani frutti agli alberi di pioppo, corpi neri che oscillano nella brezza del sud accanto al sangue delle foglie e delle radici.Billie ubriaca ma sempre sorridente. Billie non urla e non piange; canta e lo fa con la musica delle sue corde.Abiti fascianti per la Monica sul palco, abiti che stringono, contengono quasi, un fascio di corde vibranti, narcotizzate dall'alcool. Incanalano quei vestiti l'anima di Billie fino a portarla su, in alto, e farne uscire il suono. Gli altri artisti sul palco non sono un mero, perfetto accompagnamento scenografico ma attori che parlano cantando e suonando. Lo spettacolo ci riporta ai nostri fantasmi, a tutte quelle discriminazioni moderne che abbiamo subito o vissuto in altre forme, e Billie ormai ci si svela per quella che è sempre stata: una donna senza età scaraventata in questo mondo imperfetto con il compito utopistico di illuminarci il percorso per uscire dal vicolo cieco che percorriamo.