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CYRANO, recensione di Chicca Regoli


CYRANO, recensione di Chicca Regoli

 

 

Io sottoscritto
Chicca Regoli

Breve curriculum 
Studentessa laureanda Progeas Unifi

Titolo Spettacolo
CYRANO

Breve sinossi 
Messa in scena dal Cyrano di Edmond Rostand di Marco Predieri presso il Teatro di Cestello di Firenze

Autore del testo
Edmond Rostand

Città in cui è rappresentato
FIRENZE

Genere
Dramma

Atti
2

In scena dal...al (date)
11/04/2018 - 15/04/2018

Elenco principali attori
Marco Predieri, Simone Marzola, Maria Rita Scibetta, Riccardo Giannini, Marco Giachi, Raffaele Totaro, Patrizia Ficini,

Regia
Marco Predieri



CYRANO, recensione di Chicca Regoli
 

 

Recensione


Non capita molto spesso di trovarsi di fronte a un grande classico del teatro e della letteratura in un contesto off, come quello di un piccolo teatro, sia pure nel centro di una grande città d’arte. E’ quello che ci è capitato di incrociare a Firenze, recandoci nel Quartiere di San Frediano, dove si trova lo storico ma mignon Teatro di Cestello. Meno di 200 posti a sedere e un palcoscenico non certo immaginato per ospitare, per dimensioni, messe in scena importanti (scenograficamente almeno parlando). Eppure il cartellone all'ingresso recita che qui sta per essere rappresentato Cyrano, dall'opera di Edmond Rostand, nella lettura di Marco Predieri, che ne è anche protagonista. Un artista legato a Firenze Predieri ma con incursioni anche sulla scena più vasta del territorio nazionale. Paghiamo il biglietto, facendo un po’ di fila. L’atmosfera e rilassata, anche se la sala non si apre mai, capiamo il perché entrando … alcuni attori sono già lì sul palco, altri ci raggiungono in platea, con i loro costumi d’epoca e delle maschere. Insomma si entra e comincia, una scelta registica che apre subito a qualche aspettativa. La scenografia è semplice, richiama contesti e suggestioni della commedia dell’arte, un buon espediente per vincere i vincoli strutturali della piccola sala, che offre il suo calore arancio dei parati e rosso delle poltrone, come una sorta di salotto buono della nonna. Le luci calano, comincia. Prima differenza dal testo di Rostand, un prologo affidato a un giovane che poi scopriremo far parte dei cadetti. Vabbè, vediamo. La scena si anima, il colpo d’occhio è bello, belli i costumi, adeguate le luci, buono il coro, comincia la storia. Arriva Cyrano, tutto secondo copione, le prime schermaglie, il primo duello. Il testo non è in rima, ma in prosa, eccezion fatta naturalmente per il duello stesso. La platea e il palcoscenico si completano, gli attori entrano e escono dalla sala circondando il pubblico trascinandolo dentro all'azione con un buon ritmo che non cala anzi dopo poco ci si scorda quasi di esser venuti per provare a recensire, per tentare un esercizio critico. I diversi quadri scivolano abilmente l’uno dentro l’altro, in un attimo si passa da Palazzo Borgogna, dove Cyrano rivela all'amico Le Bret il suo amore per Rossana (manca la figura del Capitano di Castelgeloso, che in qualche modo viene riassorbita nello stesso le Bret, ma del resto è evidente la riduzione personale del regista), alla bottega di Ragueneau, tutto sulla stessa scena, con passaggio di luci e musiche barocche. Poi siamo in caserma e quindi a casa di Rossana. Ma non disturba il fluire sulla stessa costruzione di pedane e quinte, anzi aiuta a non distrarsi e sottolinea l’efficacia di testo e parole. Il primo atto scivola rapidamente con una buona dose di ironia, sottolineata dall'apprezzamento del pubblico. E’ passata un’ora. Nel secondo atto i toni si fanno più poetici, le atmosfere più rarefatte, ci si prepara al finale dove inevitabilmente sappiamo che assisteremo alla morte di Cristiano prima e di Cyrano poi. Se ci si aspettava qualcosa di banale, no, rimaniamo delusi, in positivo. Non c’è la battaglia, echeggiata solo sullo sfondo. Cristiano si congeda come un’idea su una melodia dolce di Bach suonata al pianoforte mentre la sala si commuove. Lo stesso tema musicale accompagnerà l’addio di Bergerac, che sulle ultime battute in un lampo di genio del regista (che è anche protagonista) ritrova immerso nel blu l’antico amico e doppio con cui ha sedotto Rossana. Sono passate più di due ore da che siamo entrati, ma non ce ne accorgiamo. Lo spettacolo è semplicemente bello, come direbbe Cyrano non ha piega né macchia. Una riduzione essenziale, che priva il testo di molti personaggi, ma mantiene fede al suo spirito profondo e forse lo rende più agile e immediato per noi spettatori del secondo millennio. Marco Predieri non è solo bravo, è addirittura perfetto nel ruolo dello spadaccino guascone, sa essere ironico, sprezzante, tenero, trasmette malinconia e ci fa sognare, Cristiano è bello e ha talento, e non è scontato, al secolo si chiama Simone Marzola. Rossana è una figura matura, ricca di sentimento, intensa e appassionata, nella vita Maria Rita Scibetta. Molto bene il Deguiche di Riccardo Giallini e il Le Bret di Marco Giachi. Offre più lati di sé Patrizia Ficini, in tre ruoli e attrae le nostre simpatie Raffaele Totaro, Ragueneau. Belli e compatti i cadetti, che uniscono valore e seduzione nelle loro semplici camicette bianche.
Siamo entrati senza crederci troppo a questo Cyrano, siamo usciti amandolo e sperando per lui e per questa compagnia, l’Altrove Teatro, un futuro di successi e di palcoscenici ben più adatti a ospitare un così bel lavoro. Cinque stelle su cinque, dove speriamo questo Cyrano possa arrivare.