| | Recensione0: "Lo zio Leone" nasce nel 2006 come monologo teatrale in occasione del festival "Teatro e Shoah", bandito dall'Università di Tor Vergata. Presto viene trasformato in un lavoro di prosa in cui si mischiano due generi ben precisi: teatro di narrazione e teatro d'azione. In scena ci sono quattro personaggi, due raccontano la vicenda e altri due la incarnano, agendo e raccontando anche loro. Un teatro particolare, in dialetto siciliano, ma molto aperto, in cui si narra la vicenda di Leone, personaggio parte esistito e parte inventato, che, per un errore va a finire in un campo di concentramento, e torna completamento folle e svuotato. Il testo è un'occasione per una serie di intense riflessioni sulla guerra e sulla società attuale, compiuta, pirandellianamente, da un pazzo, che alla fine tanto pazzo non è se non per il fatto che dice la verità. Le atmosfere sono intense, sottolineate da stupende musiche ebraiche, incrociate con le composizioni del musicista Giuseppe Micali, che ormai da 17 anni collabora con l'autore. |