| | Breve Biografia Issu d’une vieille famille noble, les Feydeau de Marville, Georges est le fils d’Ernest Feydeau, coulissier en bourse et écrivain, et d’une belle polonaise, Léocadia Zelewska, qui à l’époque de son mariage était la maîtresse du Duc de Morny.
Feydeau Georges Auteur dramatique français. Son théâtre s'inscrit dans la grande tradition de la farce engendrée par ses prédécesseurs Molière et Beaumarchais. Il amalgame la peinture de la société à la fin du siècle dernier aux mécanismes du comique réglés comme un mouvement d'horlogerie. De cette combinaison jaillit, sur un rythme endiablé, un mouvement perpétuel de situations cocasses, de péripéties proches parfois de l'absurde qui déclenchent une avalanche de rires. «Je suis pétrifié d'admiration devant le mathématicien, l'horloger, l'ingénieur, le thaumaturge, le démiurge, qui invente, rêve, combine, construit, remonte, fait marcher imperturbablement, et impeccablement une machine aussi compliquée, aussi miraculeuse, aussi parfaite, sans que s'affole un seul rouage, sans que saute un seul ressort.» Jean Richepin (contemporain de Georges Feydeau). Le regard que porte Feydeau sur les moeurs de son temps, les relations homme femme, l'argent, la politique ne cède jamais à la vulgarité. Il lui préfère l'humour et la finesse de l'esprit. Après avoir conquis un vaste public à son époque, cent ans plus tard, le théâtre de Feydeau est toujours aussi populaire. Parmi ses oeuvres les plus connues, citons entre autres: Monsieur chasse, Un fil à la patte, Le Dindon, La Puce à l'oreille, Occupe-toi d'Amélie. |
| | Jean Cocteau racconta: "quando ero molto giovane e rientravo a casa, mi capitava di fermarmi alla terrazza di Maxim dove venivo attratto da uno strano uomo. Era Feydeau. Distinto, il colletto del soprabito sollevato, la bombetta calata su un viso piccolissimo, gli occhi semichiusi fino ad essere fessure, i baffi corti, portava lentamente alla sua bocca sinuosa un sigaro enorme. Lo accompagnavo spesso fino al chiosco del giornalaio della stazione Saint Lazare, con il quale conversava fino all'alba. Feydeau non parlava mai del suo teatro, componeva di nascosto, come un vizio. Il teatro era il suo "vizio". E in esso riversava la sua umanità e la sua fantasia più folle.
A suo figlio Michel, Feydeau scriveva: "Se vuoi far ridere, prendi dei personaggi qualunque, mettili in una situazione drammatica e procura di osservarli da un'angolazione comica". Spesso non sono infatti i suoi personaggi ad essere strani, ma lo sono le situazioni nelle quali essi si ritrovano. E i meccanismi con i quali le costruisce sono impeccabili, ingegnosi, perfetti. Jean Poiret, suo degno erede, mentre allestiva un'opera di feydeau stesso, dichiarava: "quello che stiamo facendo non è serio... ma bisogna farlo con molta serietà"; infatti nulla va sottovalutato in quest'autore: nessuna parola, nessun accenno, nessuna intenzione, neppure le indicazioni che egli dà sulla messa in scena: esse si moltiplicano, incalzanti e non senza influenza sui dialoghi; dialoghi serrati, senza sbavature, in cui tutto il superfluo è stato eliminato e che suggeriscono quel ritmo "stretto" di recitazione che contribuisce a far nascere il riso. E in questa commedia di esilaranti malintesi, di vertiginosi colpi di scena e di deliziose situazioni comiche, Feydeau ha dato certamente libero sfogo al suo "vizio" del teatro, alla sua immaginazione, alla sua geniale, travolgente capacità di far ridere. "Chat en poche" (il gatto in tasca) è il secondo vaudeville di feydeau, scritto a ventisei anni e rappresentato per la prima volta a Parigi nel 1888. Nella loro casa di campagna, monsieur Pacarel e la moglie Lisette ospitano due amici di famiglia: il dottor Catastrophe e la consorte Amandine. Monsieur Pacarel, incolto quanto simpatico padrone di casa, arricchitosi con la fabbricazione di zucchero per diabetici, si pone in mente di dare lustro alla famiglia facendo rappresentare, al famoso teatro dell'Opéra di Parigi, un "Faust" che la moglie, sedicente attrice, ha scritto da poco. Per fare ciò, Monsieur Pacarel pensa a un fantasioso ricatto: poiché il Teatro dell'Opéra sta cercando di scritturare il tenore più famoso del momento, egli intende anticipare questa mossa, ingaggiando personalmente l'artista. Sarà in cambio di quest'ultimo che chiederà all'Opéra di rappresentare l'opera della moglie. Ma non si deve mai comprare a scatola chiusa ("Le chat en poche", titolo originale, significa appunto: a scatola chiusa):ad arrivare, infatti, in casa Pacarel, per una serie di incredibili equivoci, sarà tutt'altro che un tenore, bensì un giovanotto che porterà grande scompiglio, anche sentimentale, sia nella famiglia Pacarel che in quella di Catastrophe. Nel susseguirsi di dialoghi serrati, di esilaranti malintesi, di vertiginosi colpi di scena e di deliziose situazioni comiche, costruite con la consueta precisione del matematico, si rivela il genio di Feydeau. |
| | Il genere - Il Vaudeville (Sul Vaudeville leggi anche qui) "Il Tacchino" è uno dei Vaudeville più fortunati di Georges Feydeau e fa parte della stagione che potremmo definire tardo Vaudeville ed in cui i canoni distintivi del genere si erano andati, col tempo, naturalmente modificando e maliziosamente sottraendosi a quello spirito originario, nato dall'humus popolare, fatto di satiriche, licenziose e goliardiche miscellanee che i poeti vagabondi cantavano, adattandole ad arie note, per accompagnare i più noti avvenimenti pubblici. In questa fase di evoluzione nel Vaudeville si fanno più complicati i meccanismi di elaborazione, le vicende non sono più lineari, l'intrigo si arruffa in un labirinto in cui è necessario l'abilità di un prestigiatore per districare la matassa e, attraverso un gioco logico da rompicapo, condurre l'intreccio a conclusione. Questo processo, che tende all'astrazione, raggiungerà il suo culmine con Feydeau in cui acquistano una portata decisiva i processi di costruzione, il palcoscenico diventa una palestra in cui burattinai provetti esibiscono la loro acrobazie, il testo diventa un delicato meccanismo d'orologio in cui ogni particolare è un particolare dell'edificio, una carta in un castello di carte, un momento del teorema. Feydeau chiude lo spettacolo in meccanismi ferrei, il "suo universo è maniacale e la sua una tragedia di segno opposto:" da una parte inventa perfette macchine teatrali, dall'altra inserisce i suoi personaggi in una situazione assolutamente vera e naturalistica.
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Scheda Tecnica della nostra elaborazione/traduzione | Titolo | Il Tacchino | | | | | Traduzione ed elaborazione | Sandro Conte | | | | | Autore | Georges FEYDEAU | | | | | Genere | Vaudeville | | | | | Atti | 2 (3 nell'originale) | | | | | Prima rappresentazione | 16 Maggio 1998 Teatro S. Genesio - Roma | | | | | Durata stimata | 110' | | | | | Personaggi | 15 (7 Donne 8 Uomini) | | | | | Personaggi principali | 6 (3 Donne, 3 Uomini) | | | | | Ambientazione | Oggi | | | | L'ELABORAZIONE, LA TRAMA Gli atti dai tre dell'originale sono stati ridotti a due. L'ambientazione trasportata ai nostri giorni. La scena del primo atto trasferita in una casa in ristrutturazione. Le scene conclusive alla "vogliamoci bene" di Feydeau, forse obbligatorie all'epoca ion cui furono scritte, completamente modificate, con in più una dichiarazione finale di reciproca infedelta da parte dei due coniugi.
Che succede quando un distinto signore, Pontagnani, insegue una donna, Luciana, dalla strada fin dentro il suo appartamento in piena ristrutturazione dove, tra operai che vanno e vengono creando continui contrattempi al suo corteggiamento, scopre che è la moglie del suo miglior amico, Crepino De Notaris? E' questo il punto di partenza da cui partono e si intrecciano una serie di esilaranti vicende in cui la fedeltà di entrambi i coniugi viene messa a dura prova; dall'arrivo inatteso di Maggy che Crepino ha conosciuto vomitando insieme; alla promessa : - Sarò sua -, fatta da Luciana a Pontagnani in cui si inserisce anche Dodo vantando una vecchia "amicizia". Ma se tutto questo non bastasse per complicare la vicenda si mettono d'impegno Ted Cuomo, il marito di Maggy che la vuol far sorprendere in flagrante; Pincardi e Signora, una coppia di coniugi che festeggiano i 25 anni di matrimonio; la Signora Pontagnani che sospetta qualcosa sulle continue uscite del marito; Amanda mai soddisfatta delle "prestazioni" di Dodo ed un altro nugolo di personaggi. Nel finale Luciana e Crepino capiranno finalmente che "con l'anima" non si sono mai traditi ed allora… | | Copione depositato alla S.I.A.E. il 10 Aprile 1998 |
Rappresentazioni di altre compagnie | Comp. Gli Amici | Torino, giugno 1998 | | Comp. Gli amici del teatro | Alberobello, Luglio 98 | | Comp. Il Pioppo | Milano, novembre 2004 | | Comp. Arte Povera | Peschiera del garda, agosto 2009 | | | |
La Moglie e i pretendenti Elaborazione in vernacolo della nostra elaborazione de "Il Tacchino, realizzata dal Sig. Fausto Galassi di Perugia | Comp. I Mattacchioni | Perugia, Novembre 2002 - Bevagna, Dicembre 2002 - Corciano, Aprile 2003 | | Comp. amatoriale di Semonte | Gubbio, agosto 2004 | | Comp. I girasoli | Magione, Settembre 2004 - Corciano, Dicembre 2004 | | Comp. Stabile di Brescia | Catanzaro, dicembre 2004 | | Comp. amatoriale di Semonte | Gubbio, Febbraio 2006 |
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