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L'uso della maschera


2931 iscritti / anno XVII,  n ° 92 - 5/2018


L’uso della maschera

Arlecchino Qual è il motivo per cui attori greci e romani, i comici dell’Arte e molti attori non europei non recitarono mai a viso scoperto, e come poteva il loro pubblico – senza mai vederli in viso – tributar loro un vero e proprio culto? ... L’attore moderno è orgoglioso della mobilità del suo viso e dell’espressione dei suoi occhi e mai, per niente al mondo, acconsentirebbe a ricoprire la più bella parte della sua persona con un pezzo di cuoio o di cartone....E tuttavia attori eccellenti usavano la maschera. Quale poteva essere, dunque, la sua utilità?

 Il brano è tratto da: Il segreto della Commedia dell'Arte (pag. 217)  – La memoria delle compagnie italiane del XVI, XVII, XVIII secolo, - Ferdinando Taviani, Mirella Schino – la casa Usher

 Ringraziamo la Prof.ssa Schino per il permesso alla pubblicazione.



 

L’uso della maschera 

VI.3. MIC 1927

 

pulcinellaPer i comici italiani l’arte mimica non era limitata al solo volto ma si estendeva a tutta una serie di gesti e atteggiamenti, ed è il motivo, questo, del fatto che recitavano con piacere mascherati. Oggi ci appare abbastanza strano che attori, e, soprattutto, che buoni attori siano ricorsi alle maschere. Qual è il motivo per cui attori greci e romani, i comici dell’Arte e molti attori non europei non recitarono mai a viso scoperto, e come poteva il loro pubblico – senza mai vederli in viso – tributar loro un vero e proprio culto? Un attore moderno rimarrebbe certamente assai perplesso se gli si dicesse che questi quattro comici dell’Arte, - con il viso interamente coperto, fino al mento, da maschere con due fessure per gli occhi – erano appunto i più apprezzati, e che le “Maschere italiane” dettero origine ad una intera pleiade di artisti gloriosi capaci, con il solo fascino della loro recitazione, di appassionare la folla e di far vivere grandi imprese teatrali. L’attore moderno è orgoglioso della mobilità del suo viso e dell’espressione dei suoi occhi e mai, per niente al mondo, acconsentirebbe a ricoprire la più bella parte della sua persona con un pezzo di cuoio o di cartone. Già a scuola l’hanno convinto della suprema importanza della espressione dello sguardo, e di come tutto il resto venga dopo.

E tuttavia attori eccellenti usavano la maschera. Quale poteva essere, dunque, la sua utilità?

Per prima cosa l’attore che nasconde il viso con una maschera fonda la sua recitazione non più sulla mobilità del volto ma sui movimenti del corpo – agendo, così, molto giudiziosamente da un punto di vista teatrale. A teatro, infatti la mimica del viso ha più o meno lo stesso effetto di un cammeo appeso a un muro: avvicinandosi è possibile distinguere ed ammirare i dettagli, però non orna la camera. Per quanto razionalmente un teatro possa essere costruito, la maggioranza del pubblico guarda gli attori da lontano, e il viso gli appare assai rimpicciolito, mentre la distanza sfuma i dettagli della loro mimica. Per di più un tempo questo inconveniente doveva farsi sentire con forza ben maggiore a causa della luce insufficiente data dalle candele o dalle lampade ad olio.

Ma la mimica del viso presenta ancora un altro inconveniente. Infatti se l’attore fosse sempre rivolto verso il pubblico le sfumature del suo volto potrebbero essere percepite più o meno bene da tutti coloro che assistono, però egli deve muoversi, voltarsi verso i suoi compagni, agire, camminare, e così, nella maggior parte dei casi, la sua fisionomia sarà intravista da una metà appena del pubblico. E se si considera come talvolta sia sufficiente una piccola smorfia o una minima contrazione del viso per esprimere la passione – il disprezzo, la collera, il dolore fisico – bisogna proprio ammettere che gli spettatori non sono trattati tutti allo stesso modo. (Nel cinema, invece, questi grandi problemi della mimica teatrale sono facilmente evitati. Infatti, per non perdere niente della finezza del gioco mimico del volto basta avvicinare l’attore all’obiettivo, mostrandolo a tutti gli spettatori da un unico punto di vista, determinato dalla sola posizione dell’obiettivo. E si spiega, così, il trionfo della mimica e il culto per il viso umano di questa nuova arte.)

Privo di maschera ed eccessivamente preoccupato per il suo viso, l’attore moderno ha finito per trascurare lo strumento teatrale costituito dal suo corpo. La maschera intensifica naturalmente la potenza espressiva del corpo per la nota legge di sostituzione degli organi e delle funzioni: quando un uomo è privato delle braccia si sviluppano le gambe, per i ciechi toccare diventa una sostituzione della vista mancante, e quando si vuole insegnare ad un cavaliere a tenersi ben saldo in sella lo si fa montare a cavallo senza staffe o senza sella. La maschera, però, non ha solo un valore educativo: lo spettatore che ha di fronte, sulla scena, un attore mascherato, fissa l’attenzione sul suo corpo, di cui segue con ben maggiore intensità la mimica. La mimica del corpo è essenzialmente teatrale – è percepita da tutta la sala e, grazie al suo carattere scultoreo, rimane espressiva qualunque sia l’angolo da cui la si guarda – mentre la mimica del volto è ateatrale, accessibile dai posti più vicini, i più cari, solo in funzione di un unico punto di vista, particolarmente avvantaggiato.

Ma vi è dell’altro: grazie alla nostra immaginazione la fissità della maschera scompare non appena l’attore che la porta abbandona la sua immobilità e si mette a recitare. Così, in musica, un pedale armonico su cui il compositore costruisce una serie di armonie produce una continua impressione di cambiamenti, di diversità, benché rimanga immobile per un certo numero di battute. (Il carattere della maschera non deve tuttavia essere in troppo flagrante contraddizione col ruolo, così come, per esempio in musica si può usare il pedale armonico solo sulla tonica o sulla dominante, e non sulla sensibile). Infine, si possono accentuare i lineamenti di una maschera, dando loro quella forza, quel carattere e quella potenza di espressione che una grande sala di spettacolo esige, e che mai ci si potrebbe aspettare da un viso, per quanto espressivo possa essere.

Esiste un ritratto del celebre Arlecchino Tommaso Visentini; sotto energiche sopracciglia scintillano occhi magnifici, intelligenti, espressivi. Eppure prima di apparire in scena metterà quella maschera che tiene in mano, e, dissimulerà il suo bel viso sotto questo muso nero munito di due brevi fessure per gli occhi. Questa è la legge del Teatro.